Guerra economica contro il Venezuela

Ci sono tanti modi per mettere in ginocchio un Paese: insieme agli eserciti ed alle molte forme di guerra psicologica, la guerra economica è probabilmente il più devastante per chi ne è obiettivo ed il più redditizio per chi attacca. Gli esempi non mancano: basti ricordare il blocco navale britannico contro l’Europa napoleonica o quello alleato contro gli Imperi Centrali nella prima guerra mondiale.

Si tratta del resto di una tradizione che risale addietro nel tempo: furono i pirati ed i corsari inglesi, da Francis Drake a Henry Morgan, che permisero all’Inghilterra, solo tra il 1585 ed il 1604, di accumulare qualcosa come 200mila sterline l’anno, operando per conto della Corona inglese nel Mar dei Caraibi, principalmente a danno della Spagna.

Oggi, nello stesso Mar dei Caraibi una imponente flotta Usa è in attesa di ordini di attacco contro il Venezuela, ma intanto è bastato un modesto giudice distrettuale del Delaware, Leonard P. Stark, per togliere al Venezuela, lo scorso 2 dicembre, la proprietà della compagnia petrolifera operante negli Usa, CITGO. Un’azienda venezuelana il cui valore di mercato è stimato tra 11 e 13 miliardi di dollari, dato che possiede raffinerie in Illinois, Louisiana e Texas, con una capacità di lavorazione complessiva di 769.000 barili al giorno, ed un portafoglio comprendente anche una rete di oleodotti e oltre 4.000 stazioni di servizio, principalmente sulla costa orientale degli Stati Uniti.

Il giudice nordamericano ha assegnato questi beni, per la cifra di appena 5,9 miliardi di dollari, al fondo speculativo di investimenti statunitense Elliot Investment Management L.P., fondato nel 1977 e presieduto dal suo fondatore Paul Singer, nonostante vi fosse stata un’altra offerta di acquisto per 7,4 miliardi di dollari.

Il fondo Elliot Management è famoso per le drastiche ristrutturazioni di aziende in difficoltà negli anni Novanta, dopo la crisi finanziaria del 1987. Ed è lo stesso fondo che ha applicato le sue ricette ultra-liberiste anche a Telecom Italia, di cui possiede un pacchetto azionario che gli ha consentito, nel maggio 2018, di vincere contro Vivendi una battaglia in Telecom: secondo gli esperti, ha così ottenuto il controllo di due terzi dei posti in consiglio di amministrazione, ovvero un peso determinante nella definizione della strategia aziendale. Lo si è visto di recente, quando Elliot Management ha sostenuto con successo lo scorporo da Telecom Italia della sua rete fisica NetCo, ceduta a KKR.

Per tornare alla guerra economica contro il Venezuela, questo episodio giudiziario è parte della guerra economica intrapresa dalle grandi compagnie petrolifere americane come ritorsione per la nazionalizzazione del petrolio venezuelano compiuta dal governo bolivarista di Chavez agli inizi degli anni Duemila.

Esse hanno ottenuto, dagli organismi arbitrali del commercio internazionale (ICC e ICSID), il diritto ad un risarcimento per quelle nazionalizzazioni, potendo in tal modo aggredire nelle corti americane CITGO, posseduta da PDV Holding, sussidiaria della azienda madre Petroleos de Venezuela (PDV) la compagnia petrolifera di Stato del Venezuela.

Il patrimonio di PDV Holding è stato messo all’asta nel 2022, liquidando come risarcimento, secondo fonti bene informate, a Crystallex 1 miliardo di dollari, a Tidewater 78 milioni di dollari, a ConocoPhillips 1,4 miliardi di dollari, a OI Glass 674 milioni di dollari, ad Huntington Ingalls 139 milioni di dollari, ad ACL1 Investments 119 milioni di dollari, a Red Tree Investments 329 milioni di dollari, a Rusoro Mining 1,5 miliardi di dollari, a Koch Minerals 466 milioni di dollari. In altro analogo procedimento, ExxonMobil, multinazionale petrolifera americana, ha ottenuto un risarcimento di oltre 985 milioni di dollari.

Il tutto mentre il governo venezuelano, bersagliato dalle sanzioni internazionali, come già abbiamo spiegato in un precedente articolo, ha visto ridursi le sue esportazioni e quindi le proprie risorse economico-finanziarie.

Gaetano Colonna

17/12/2025 https://clarissa.it/

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