I padri si saltano

Stefano Zangrando Arkadia, 2025

Mio nonno paterno fu il figlio bastardo di un’avventura di guerra con un soldato austroungarico.
Quando venni a saperlo da mia madre, a quindici anni, quella notizia getto di colpo una luce straniante sul vecchio Sepp. Mi ero sempre immaginato un vegliardo ingobbito che a orari irregolari attraversava lento e claudicante gli spazi del suo albergo alpino, sorridendo agli ospiti con gli occhi lucidi di acquavite. Andava fiero del proprio cognome e pare che esortasse mio padre a fare altrettanto. Ora capivo quanto questa sua fierezza fosse fragile, eppure tanto più giustificata dalla natura soltanto civile, voglio dire non biologica, di quell’appartenenza familiare. In alta Val Venosta lo chiamavano “il cinese” e quella volta compresi il perché.

Stefano Zangrando, docente di lettere, scrittore e traduttore, torna in libreria dopo “Fratello minore. Sorte, Amori e pagine di Peter B.” (Arkadia, 2018) con “I padri si saltano”, un thriller letterario sul peso dell’eredità, la dissolvenza del presente e il peso di un passato con fantasmi che si rincorrono.
È la primavera del 2020, tutti sono segregati in casa con la minaccia incombente del Covid. Il protagonista di questa storia, Diego Verun, insegnante con una vita tranquilla, realizzato nel suo lavoro e nel suo ruolo di padre di famiglia, legge distrattamente due frasi su Messanger che lo riportano indietro nel tempo.
Il tipo che lo ha contattato si firma Magra Sorte, nome d’arte di Eritreo Scheinwindl, ex dj e musicista che Diego incontrò a Berlino diversi anni prima e che ora si trova alloggiato in una barca a vela nel porto di Cagliari.

Bolzano ha circa centomila abitanti, due volte e mezza Rovereto, ma rimane sempre una città che si abbraccia con un unico sguardo da qualsiasi montagna intorno. Per questo mi sorprende che nei venticinque anni in cui ho vissuto – o meglio, nei diciotto in cui ci visse anche lui – io non ricordi di avere mai incontrato Eritreo Scheinwindl.
Il fatto che fuori dal centro storico gli italiani vivano per lo più per conto loro e di tedeschi ce ne siano pochi non cambia le cose: Scheinwindl non era né uno né l’altro e con la sua indole randagia avrebbe potuto benissimo apparire a bordo della sua Graziella a qualunque angolo di strada di qualunque quartiere, da Gries a Don Bosco, da San Giacomo ai Piani. Che poi abitasse a Oltrisarco – il quartiere a sud del fiume confinante con quello di Asiago, col quale formava una periferia più bilingue di altre – è relativo: fuori dai quartieri storici tutta Bolzano era popolare, se non ti muovevi da una zona all’altra per far visita a parenti e amici, presto o tardi saresti comunque andato a una festa o a una sagra in un altro quartiere con gli amici del tuo, e quello ti attirava gli sguardi di tutta la comunità
.

Magra Sorte contatterà Diego invitandolo a scrivere una storia su di lui dopo averlo contattato attraverso i social. Naturalmente dietro un compenso per questo lavoro, che il protagonista accetterà, e da qui inizierà una conversazione online che aprirà la storia di Ertitreo Magra Sorte. Costui racconterà la storia della sua famiglia e dei suoi diversi padri.
Una trama molto fitta che oscilla tra introspezione, memoria, narrazione che ci conduce a una profonda riflessione sulle relazioni familiari.
I padri si saltano è un titolo evocativo e un punto centrale della chiave del romanzo e riguarda il personaggio Magra Sorte che oblitera, ovvero parlando della sua famiglia eviterà di parlare del padre.

Un aspetto importante che potrebbe essere un riferimento anche alle nuove generazioni quando si parla di difficoltà di dialogo nei rapporti familiari.
Ecco un interrogativo che emerge nella lettura di questo libro: qual è in nostro modo di rapportarci all’eredità dei nostri padri rispetto a quella che è stata dei nostri nonni.
Noi portiamo addosso un’eredità pesante di avi che hanno combattuto delle guerre, vissuto in periodi dove il conflitto bellico era pesante.
I padri si saltano di Stefano Zangrando tocca tutti gli ingredienti del thriller puro dentro una territorialità dell’anima dove le distanze si misurano con le assenze, dove i padri restano figure che non sono da attraversare ma tenere a una debita distanza.
È ciò che scopre il narratore che è padre e che crede fortissimamente nei rapporti familiari e che in questa scrittura che lo coinvolge fa i conti con una realtà che è quella che si è trovato a credere.
Un libro complesso, a tratti difficile, una lettura che richiede la massima attenzione, perché si rischia di precipitare dentro queste pagine come in un abisso, ci si trova impantanati in uno stagno di sabbie mobili.
Per arrivare in fondo bisogna stare vigili, parola dopo parola.

Giorgo Bona

Scrittore. Collaboratore redazione di Lavoro e Salute

Versione interattiva https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute-febbraio-2026/

Archivio https://www.lavoroesalute.org/

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