GUERRE DICHIARATE E GUERRE NON DICHIARATE. MARCINELLE: BASTA CON LA RETORICA DEL LAVORATORE ITALIANO ALL’ESTERO
“Faccia da turco” o “gastarbeiter” o “italiano” i lavoratori sono tutti uguali : “merce” da sfruttare a prescindere dal colore della pelle e del paese di provenienza
Nostra patria è il mondo intero
Nostra legge è la libertà
La storia della umanità è stata afflitta molto spesso, quasi sempre, da guerre; alcune dichiarate , altre non dichiarate;
tra le non dichiarate la guerra che vede come trincee i luoghi di lavoro; trincee nelle quali però si “spara” in una sola
direzione; anche alcune guerre sono unilaterali e si traducono in genocidi; stiamo assistendo in Palestina ad una di
queste “guerre unilaterali” che non si riesce ad interrompere;
purtroppo la storia della umanità più che storia dei popoli è diventata un calendario delle stragi e dei lutti; se il 6 e il 9
ricordiamo l’olocausto nucleare di Hiroshima e Nagasaki (220.000 morti nel corso del solo anno 1945) non possiamo
dimenticare l’8 agosto, anniversario della orrenda strage operaia di Marcinelle (Belgio) ; 262 morti sui 275 operai
presenti sul luogo di lavoro; 136 dei morti italiani; una strage analoga con 43 morti si era verificata a Roccastrada in
Toscana il 4 maggio 1954 in una miniera della Montecatini ; anche in quel caso molti, se non la maggioranza, erano
“immigrati”, in questo caso dalle regioni italiane più povere.
La “concentrazione” di italiani e di immigrati da altri paesi a Marcinelle fu l’effetto, ancora oggi evidente anzi
ingravescente, della divisione capitalistica del lavoro su base apparentemente etnica ma in realtà sulla base della
povertà dei paesi di provenienza degli immigrati; la associazione immigrato povero/maggiore esposizione a rischio è
tuttora drammaticamente evidente; gli immigrati sempre e ovunque sono più a rischio ma la bonifica del rischio
avrebbe un riverbero positivo per tutta la società in termini di giustizia e coesione sociale; prevenzione/bonifica dei
rischi come drammatica urgenza planetaria se pensiamo che peraltro le stragi operaie sono più frequenti fuori dai
riflettori del mondo occidentale: solo negli ultimi mesi due in Cina (problema che sarebbe inutile cercare di rimuovere), in Myanmar, Africa;
stragi spesso in imprese che producono merci a loro volta nocive: dal carbone ai fuochi artificiali, alle armi;
da anni sosteniamo che fare dell’8 agosto la giornata del lavoratore italiano all’estero è una operazione di bassa
propaganda politica; la giornata dell’8 agosto deve diventare la giornata del lavoratore all’estero e quindi la giornata
di tutti i lavoratori;
la giornata dell’otto agosto deve diventare un secondo primo maggio europeo e mondiale;
insistere o anche solo insinuare una sorta di specificità del rapporto tra lavoro degli italiani e tragedia di Marcinelle è
una mistificazione politica che evita colpevolmente di prendere atto che oggi in Italia e in tutto il mondo gli eventi
mortali sul lavoro sono sempre più frequenti tra gli immigrati, come abbiamo già detto, ma non per ragioni etniche o
per barriere linguistiche quanto piuttosto per il maggior dislivello di potere nel rapporto capitale/lavoro e per la
maggiore vulnerabilità quindi di certi gruppi di lavoratori;
I DATI EPIDEMIOLOGICI INFATTI DIMOSTRANO CHE GLI INTERINALI E I PRECARI SUBISCONO INCIDENTI ED EVENTI AVVERSI IN NUMERO MAGGIORE RISPETTO AGLI “STRANIERI” CON CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO !
finalmente da alcuni anni i lavoratori immigrati si stanno organizzando contro il lavoro schiavistico, spontaneamente e
con il supporto ,soprattutto. dei sindacati di base, ma siamo lontani anni luce dall’aver raggiunti un equilibrio
accettabile;
riflettiamo sull’ultimo lutto (in ordine di tempo) : un ragazzo di 19 anni morto in provincia di Cremona lavorando nei campi di domenica e nella fascia oraria “vietata” , cioè quella fascia oraria che le ordinanze regionali hanno dovuto “ricordare” ai padroni essere particolarmente a rischio, anche di morte
perché le Regioni hanno dovuto ricordarlo? per il semplice motivo che la condotta delinquenziale di molti padroni
“non arriva a comprendere” che il rischio alte temperature deve comunque essere monitorato e contenuto in tutte le
circostanze cioè sia per i lavori all’aperto che per i lavori al chiuso; le ordinanze poi, lo abbiamo visto in tante occasioni,
vengono spesso violate;
il recente lutto di Cremona non si concilia con la idea della giornata del “lavoratore italiano all’estero”, il povero
giovane, secondo le cronache era romeno, e piuttosto conferma la ipocrisia della propaganda della “destra” italiana.
Basta con le mistificazioni e le manipolazioni del ricordo di Marcinelle.
NOSTRA PATRIA E’ IL MONDO INTERO
NOSTRA LEGGE E’ LA LIBERTA’
Che il ricordo della strage di Marcinelle sia un richiamo alla necessità di una organizzazione sempre più forte e più
estesa e planetaria di lavoratori e lavorarici.
Vito Totire, portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO

via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 7.8.2026










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