3 Report di Vito Totire sulle carceri
CONTINUA LA ANGOSCIANTE SCIA DI MORTE NELLE CARCERI ITALIANE: “SUICIDIO” A BIELLA
MORTE DI UN GIOVANE EGIZIANO DI 23 ANNI
La Italia e la UE considerano l’Egitto un “paese sicuro” (dimenticando Giulio Regeni, possiamo dire “uno di
noi”);
ma l’Italia è un paese sicuro per un giovane egiziano provato della liberà? Evidentemente no.
Avevamo appena preso atto del decesso di una persona privata della libertà nel carcere di Ferrara quando è
arrivata la notizia di un altro evento mortale a Biella; anche in questa circostanza si tratta di una persona
molto giovane, 23 anni, proveniente dall’Egitto; la “notizia” come spesso accade è stata diffusa e
“commentata” da un sindacato di polizia penitenziaria che insiste sulla questione della carenza di organico;
questione senza dubbio fondata sulla quale tuttavia i sindacati della polizia penitenziaria , a nostro avviso,
hanno una “linea” ed una strategia rivendicativa sbagliata: prima o poi dovremo cercare di arrivare ad un
confronto , sia pure a partire da visioni alquanto differenti; superare l’effetto “lucifero” è difficile ma
necessario
e’ vero che per la prevenzione del suicidio sia necessario “vigilare” attentamente anche nel senso fisico
del temine ad esempio anche con una prassi “seria” nel predisporre il ruolo dei “piantoni” spesso definiti
opportunisticamente “caregivers” anche quando non hanno affatto il profilo professionale adeguato (che
comunque con un piano di formazione in carcere si può e si dovrebbe acquisire) ;
spesso il piantone , presunto caregiver, è semplicemente il casuale compagno di cella (il concellino) e di
sventura, investito di un ruolo che non è in grado di gestire in quanto non ha la formazione e, qualche volta,
neppure la “motivazione” e la empatia necessaria per accudire una persona sofferente; recentemente è
accaduto che il “piantone” assegnato a un nostro paziente detenuto nel carcere sia Parma sia deceduto (il
“piantone”) notte tempo ; questo per chiarire la portata dei problemi e delle contraddizioni carcerarie; di
recente a seguito di una visita nel carcere di Ravenna ( da anni ormai non riusciamo ad avere copia del
rapporto semestrale della Ausl su questo carcere! Una “questione” orami gestita come fosse un segreto di
stato alla pari del segreto sul traffico di armamenti nel porto della città) i visitatori (del PD) hanno
magnificato la efficienza di un presunto piano di prevenzione del suicidio elaborato (e attuato?) dalla
Regione E-R; circa la efficienza di questo presunto piano abbiamo appena visto cosa è successo a Ferrara;
da quando parliamo del “problema”? Nel 1990 abbiamo avuto un incontro con l’allora dirigente del DAP , il
dottor AMATO ; all’epoca era stato appena commissionato uno studio al noto psichiatra Paolo Crepet che
sicuramente dette indicazioni utili; un altro piano di prevenzione fu elaborato nel periodo in cui il ministro di
grazia e giustizia era Orlando; in altri termini spesso sono stati elaborati piani di prevenzione certamente
connotati da “buone intenzioni” e forse anche parziali “buone prassi” ma tutto questo, a fronte di eventi
come quelli di Biella e di Ferrara, si scioglie come neve al sole.
Si ha notizia anche della presenza di un OSSERVATORIO NAZIONALE SUL SUICIDIO A BIELLA sorto nel 2022
anche sulla onda della constatazione di un alto tasso di suicidi in quella provincia rispetto al territorio
regionale e nazionale; certo una iniziativa encomiabile sul piano etico e sociale; ma iniziative importati di
questo tipo riescono ad oltrepassare le mura del “carcere” ?
LA PREVENZIONE DEL SUICIDIO NON DEVE FARE AFFIDAMENTO SOLO SULLA PRASSI CUSTOSIALISTICA
NELLE ULTIME 24 ORE DI VITA!
Questa è una strategia limitata e inadeguata che peraltro lo “stato” non è neanche in grado di garantire
materialmente; dobbiamo ricordare l’evento “suicidario” di qualche anno fa (2017) nella cella della
questura di Bologna; si trattò di un giovane uomo di 39 anni proveniente dal Senegal; il quella circostanza
mancò persino il mezzo per monitorare visivamente, sia pure in termini meramente custodialistici, le
“ultime 24 ore”;
eppure nessun rappresentante istituzionale ha pagato per quella morte il che ci indusse ad una amara
considerazione circa il fatto che dopo il grande contributo critico di Foucault alla prassi delle istituzioni
totali (SORVEGLIARE E PUNIRE…) si era giunti ormai al PUNIRE E BASTA !
Ora se le “istituzioni (totali)” dimenticano, noi abbiamo invece ancora buona memoria e ricordiamo persino
il “suicidio” di una giovane donna ( J.B.) nel 1986 nel “nuovo” carcere di Bologna: “suicidio” pesantemente
preannunciato in attesa di trasferimento in clinica psichiatrica che non fu attuato “per mancanza di
personale di custodia”…quindi la carenza del 30% segnalata a Biella da un sindacato è ,per usare un
eufemismo, “storia vecchia”
LA PREVENZIONE DEL SUICIDIO NECESSITA DELLA CAPACITA’ DI PRESA IN CARICO DEL DISAGIO
PSICOLOGICO E DELLA CAPACITA’ EMPATICA DI STRINGERE UN PATTO ANTISUICIDIO CON LA PERSONA A RISCHIO; UN PATTO CHE DEVE INCLUDERE OLTRE, COME ABBIAMO DETTO, AD UNA GRANDE CAPACITA’ DI EMPATIA, LA CAPACITA’ DI DECODIFICARE MESSAGGI E SEGNI PREMONITORI CHE, NELLA RELAZIONE CON PERSONE PROVENIENTI DA ALTRI PAESI, DEVE ESSERE SUPPORTATA DA UNA ADEGUATA CAPACITA’ DI MEDIAZIONE CULTURALE (NON SOLO LINGUISTICA)
QUI PURTROPPO SIAMO ALL’ANNO ZERO: MA NON RIMARREMO MAI IN SILENZIO DI FRONTE ALLA STRAGE
Onorevoli Nordio e Meloni dovreste presentarvi dimissionari ed avviare con urgenza un dibattito
parlamentare.
Vito Totire, medico psichiatra, portavoce Centro Francesco Lorusso via Polese 30 40122 Bologna
Componente del gruppo di autoaiuto “per non morire di carcere”
Bologna, 31.8.2026
Alla Procura della Repubblica di Roma
AL Presidente della Repubblica
Oggetto: bombolette di gas nelle carceri italiane; fermare immediatamente la strage.
Risulta da recenti indagini epidemiologiche che la bomboletta di gas sia il secondo mezzo utilizzato per
condotte suicidarie nelle carceri ; il rischio connesso alla possibilità per i detenuti di entrare in possesso di
bombolette è noto da tempo; nel 2019 il quotidiano Il Manifesto pubblicava un articolo di Franco Corleone
secondo cui :
- Era imminente una iniziativa dell’allora presidente della regione toscana per evitare la libera
circolazione di bombolette nelle carceri da sostituire con piastre elettriche le quali tuttavia, per
essere utilizzabili, hanno bisogno delle “prese” elettriche che non sono al momento disponibili se
non in una minoranza delle celle delle carceri italiane - Era annunciata pure come imminente una iniziativa di prevenzione a questo riguardo del ministro
pro-tempre dell’epoca
Da diverso tempo alcune Ausl “auspicano” la opportunità di mettere fuori uso le bombolette; la Ausl di
Bologna in particolare ha prima sottolineato i rischi connessi (usando questa terminologia : scoppio,
incendio , ecc.) ; poi ha sostituito la parole “eccetera” con “usi impropri” termine ovviamente troppo
generico che allude ovviamente (ma sarebbe meglio precisare la natura dei rischi) a condotte suicidarie e
ausi cosiddetti “voluttuari”
Nostri numerosi tentativi di dialogare con le istituzioni sono rimasti senza risposta; il senso della nostre
comunicazioni era ed è semplice : le indicazioni e gli “auspici” delle Ausl devono diventare prescrizioni
immediatamente vincolanti PRIMA DEL PROSSIMO PREVEDIBILE DECESSO
Nonostante questi rilievi critici e queste osservazioni le bombolette vengono definite, a volte anche dai
“garanti” , più spesso da alcuni sindacati di polizia penitenziaria come “legittimamente detenute”;
la sostanza di questo esposto consiste nel segnalare al Presidente della Repubblica e alla Procura della
repubblica di Roma una ipotesi:
che la disponibilità delle bombolette abbia a tutt’oggi determinato una “strage colposa con previsione”
strage che sconfina forse nella strage dolosa perché la prevedibilità , da decenni, è chiara a tutti;
perché ministri, Dap, tribunali di sorveglianza, direttori di carceri, operatori della “medicina
penitenziaria” (le virgolette attengono ad una nostra domanda, retorica: può esistere una “medicina
penitenziaria “?) non sono intervenuti sulla scorta di una semplice valutazione del rischio ? Non che
quello del gas sia l’unico rischio in carcere, basti pensare al “fumo passivo” per citarne un altro meno
acuto ma certo non banale subito sia dai detenuti che dai lavoratori dei penitenziari, rischio che pare
“non focalizzato” dal Ministro di Grazia e giustizia e “tollerato” come fosse “inevitabile” da altri ;
l’ultimo decesso correlato al rischio di cui parliamo (gas) risulta essere avvenuto qualche giorno fa nel
carcere di Cagliari; dal 2023 ci stiamo occupando di un decesso avvenuto invece nel carcere di Modena nel
febbraio di quell’anno ; il “caso” è alla attenzione della Procura locale con una ipotesi di archiviazione al
momento respinta; le indagini sono dunque ancora in corso ; monitoreremo il prosieguo della attività
giudiziaria e crediamo che un “segnale” dai vertici istituzionali sarebbe molto importante, pur nel rispetto,
evidentemente, della autonomia della magistratura;
un quesito rimane drammaticamente attuale: il carcere fa una valutazione del rischio? Sarebbe utile ispirarsi
alla normativa di sicurezza degli ambienti di lavoro e interrogarsi sul rischio e sul modo di prevenirlo o
meglio di azzerarlo alla fonte (quando ciò è tecnologicamente fattibile) ; molti anni fa in occasione di un
colloquio con una persona detenuta in un OPG portai con me alcuni libri; tra questi un romanzo di
Dostoevskij (la persona amava questo scrittore) ma il libro non potè entrare in carcere perché aveva una
copertina rigida; nel gruppo di auto-aiuto psicologico tra detenuti e loro familiari , sorto nel luglio 2023
proprio sull’onda della morte di una persona privata della libertà, ci siamo più volte interrogati sul
significato dei “divieti” decisi dalle amministrazioni penitenziarie; vorremmo raccoglierli e pubblicarli per
porre una domanda a tutti su quale sia la ratio di questi divieti : ci sono biscotti che per esempio entrano in
carcere a Opera ma non a Parma, ma è solo un esempio in più oltre a quello della copertina del romanzo
prima citato; ovviamente delle modalità di funzionamento delle “Istituzioni totali” non ci siamo mai
particolarmente sorpresi ma è inevitabile porsi la domanda : perché un romanzo con copertina rigida o certi
biscotti non “entrano” e la bomboletta di gas invece si ?
Non siamo in grado oggi di dire quante persone dalla nascita della Repubblica italiana siano morte in
carcere con dinamiche che hanno coinvolto le bombolette di gas;
ma la dimensione è certamente quella della strage ; meno eclatante di altre stragi perché non collettiva e
simultanea ma goccia a goccia ?
Dunque approfondiamo alcune questioni:
- Come si spiega la “tolleranza della bombolette ” ? siamo convinti che la disponibilità delle
bombolette risponda ad una esigenza del carcere di tamponare il grave disagio vissuto dalle
persone private della libertà per il basso livello del regime alimentare che viene loro garantito ;
spesso peraltro la “dieta” penitenziaria pare proprio una dieta “pro-infarto”, considerato anche il
regime di vita sedentario delle persone “ristrette” ; secondo i criteri proposti dall’ONU le persone
private della libertà devono poter contare su refettori nei quali consumare il pasto e non devono
“arrangiarsi” subendo commistioni rischiose tra spazi per la gestione delle stoviglie e spazi per i
servizi igienici - Quali sono i rischi e quali gli effetti di questa apparente tolleranza? ; gli effetti della diffusione delle
bombolette sono devastanti ; solo un atteggiamento superficiale può non considerare che la
popolazione detenuta è in gran parte tossicodipendente/tossicofila; questo significa che la
bomboletta viene frequentemente usata per scopi autolesionisti o suicidari e per scopi cosiddetti
“voluttuari” ; peraltro il confine e il fine dei diversi comportamenti che poi si concludono
tragicamente sono spesso molto labili e non chiari persino a chi li mette in atto ; dopo il decesso si
aprono spesso complesse discussioni tra familiari, giudici e periti ma evidenti responsabilità sono
individuabili sia nel caso del suicidio per così dire “volontario” che nel caso della morte come effetto
preterintenzionale della condotta “voluttuaria” ; certamente non possiamo essere semplicisti e
pensare che la prevenzione del gesto autolesionista/suicidario o dell’uso cosiddetto voluttuario si
“risolvano” totalmente solo evitando la disponibilità del “mezzo”; tuttavia la suicidologia insegna
che la disponibilità del “mezzo” facilita e che ancor più facilita e induce all’uso il mezzo vissuto
come “meno cruento”: è ovvio che ogni approccio semplicistico sarebbe fallimentare e che oltre
ad evitare la (facile) disponibilità del mezzo è necessaria una azione più complessa e cioè è
necessario dare una sponda alla persona sofferente e “farsi carico” del senso di depressione e di
disperazione di cui il gesto autolesionista è un sintomo ; quindi bandire le bombolette è necessario
ma è solo una parte della strategia da mettere in campo; cionondimeno è una precauzione da
adottare immediatamente - Quali i rimedi , che avrebbero dovuto essere adottati da decenni ? parafrasando l’approccio
proposto dall’ex -giudice Guariniello al tema della sicurezza sul lavoro (le condizioni di sicurezza
devono preesistere all’avvio della attività lavorativa) anche in questo caso dobbiamo garantire la
sicurezza immediatamente e i palesi ritardi accumulati evidenziano gravi responsabilità anzitutto
morali ma anche , a nostro parere, materiali e penali; la totale omissione della valutazione del
rischio ( o si tratta di rischio calcolato e accettato, come per il fumo passivo ?) ha condotto di fatto
persino a trascurare anche la semplice sostituzione di bombolette più pericolose con altre meno
pericolose il che-se la questione non fosse stata trascurata- avrebbe ridotto morti e lutti; non siamo
particolarmente esperti in materia di bombolette ma , avendo assunto come metodo di lavoro
quello di “ascoltare” le persone detenute e fare tesoro delle loro osservazioni, abbiamo constatato
che ci sono bombolette che, una volta bucate, rilasciano in ambiente (si tratta peraltro di ambienti
molto spesso angusti e mal ventilati: ci sono numerosi studi epidemiologici che evidenziano, oltre
ai danni acuti anche danni da esposizione cronica a gas utilizzato per preparare gli alimenti ,m a
non approfondiremo, in questa sede, questo ulteriore rischio che tuttavia deve essere, anche
esso, tenuto indebita considerazione) rilasciano in ambiente, come dicevamo, tutto il loro
contenuto e ci sono anche bombolette che invece non rilasciano il gas in maniera massiccia e
istantanea; forse anche questa banale osservazione (con conseguente fornitura di bombolette più
sicure) avrebbe ridotto il numero di morti nelle carceri negli ultimi decenni ma il “carcere” pare
refrattario a qualunque , pur semplice e pratica, valutazione del rischio; trasponendo questa
dinamica ad un ambiente di lavoro sarebbe come se : 1) pur avendo il lavoratore, in quanto
creditore di sicurezza, diritto a interventi di prevenzione primaria collettiva (inclusa la eliminazione
del rischio alla fonte o il contenimento del rischio in un circuito chiuso, unico limite la fattibilità
tecnologica delle misure di sicurezza ) gli fosse negata non solo la prevenzione primaria ma anche la
fornitura di ddppii (dispositivi protezione individuale); questa osservazione (se fondata, e crediamo
che lo sia) butterebbe una pessima luce sulla gestione carceraria fino ad ipotizzare non solo la
omissione di misure di prevenzione ma anche un alto livello di incuria e di disinteresse; - La distribuzione della bomboletta “ad personam” è una prassi assurda che da un lato richiederebbe
valutazioni approfondite e capacità di previsione fuori dalle capacità cognitive umane ma
soprattutto è una “illusione” che può essere coltivata solo da chi non ha nessuna conoscenza della
situazione di mercato e di scambio che esiste ordinariamente tra detenuti ; il mercato e lo scambio
riguarda un ampio spettro di merci, ance le più insospettabili; una persona a cui la bomboletta non
è stata “concessa” non ci pare abbia grandi difficoltà a procurarsela
Riteniamo che, coerentemente, con il dettato costituzionale , alle persone private della libertà debba
essere garantita la stessa speranza di vita e di salute garantite a tutti; ovviamente “la strada è in salita”
anche perché uguale speranza di vita e di salute non è garantita oggi neppure alle persone non private
della libertà (i dati sui morti e malati professionali ce lo ricordano tutti i giorni) ma constatare di trovarci
in una situazione molto difficile e notevolmente distante dai principi sanciti dalla Costituzione non può
che indurci ad aumentare l’impegno nella direzione giusta.
Noi lavoriamo come associazione di volontariato sulla “questione carceraria “da diversi decenni, non
riscuotiamo parcelle dai detenuti o dai loro familiari né finanziamenti pubblici; rispondiamo alla nostra
coscienza e agiamo solo per contribuire alla affermazione della giustizia, della verità e del diritto alla salute
per tutti; non possiamo ulteriormente sopportare che ministri, sottosegretari, magistrati di sorveglianza,
sindaci, funzionari continuino a “non vedere il problema”;
occorre un provvedimento urgente per azzerare il rischio alla fonte con le prassi che abbiamo già indicato:
- In primis realizzare e garantite refettori nelle carceri; dal semplice confronto carcere adulti/carcere
minorile a Bologna abbiamo visto che questo è possibile; infatti al minorile, ci sono tanti altri
problemi ovviamente, ma delle bombolette “non ce ne è bisogno” - Disponibilità di prese elettriche in tutte le celle per le piastre (ma solo per una soluzione tampone
per attenuare il rischio) e contestuale eliminazione immediata delle bombolette a maggior rischio
Abbiamo tentato di dialogare con diversi interlocutori sulla questione discussa in questo esposto (evitiamo
di fare l’elenco di chi non ha risposto ) ma è stato inutile ; il “carcere” coerentemente con la sua natura
storica di “istituzione totale” rivendica di fatto, spesso senza neanche aver bisogno di esplicitarlo, il
cosiddetto principio della autodichia che, brutalmente, oggi significa non gradire particolarmente le
interferenze esterne , vivere come una monade separata dal contesto sociale : gli effetti di questa visione e
di questa pratica sono sotto gli occhi di tutti;
non possiamo temporeggiare oltre e siamo giunti a constatare la necessità di esporre il nostro punto di
vista, che è una formale denuncia, al Presidente della REPUBBLICA e alla Procura della REPUBBLICA di
Roma
Signor Presidente ,signor Procuratore , la situazione delle carceri italiane è intollerabile e le rimozioni
psicologiche ammantate da assurde “coperture” (come quella già citata delle bombolette “legittimamente
detenute”) deve finire: i decisori politici oggi al governo (non che il “problema “sia di “oggi…) non paiono
assolutamente in grado di affrontare la questione ma, non solo, non sono neanche in grado di ammettere
che esista.
Ci rivolgiamo a voi ANZITUTTO nella speranza di DARE UN PICCOLO CONTRIBUTO A FERMARE LA STRAGE
e, in subordine, nella speranza di accertare le responsabilità morali, materiali e penali della strage già ad
oggi consumatasi.
Vito Totire, medico psichiatra, portavoce Centro “Franceso Lorusso” via Polese 30 40122 Bologna
Bologna , 26 aprile 2025
Riferimenti:
- Articolo di Franco Corleone , Il Manifesto 2019; ci pare importante questo articolo di Corleone
perché da una indicazione sulla “storia e cronologia della conoscenza” benchè questa sia anche
antecedente al 2019 - Voci di dentro , n.52, febbraio 2024 , pp.44-47, commento al rapporto semestrale Ausl carceri di
Bologna (dati sui mezzi utilizzati nelle condotte suicidarie nelle carceri italiane) - Manuale di suicidologia, Pompili e Girardi, Pacini editore
- Ringrazio Luna Casarotti per le informazioni sulla valutazione del rischio/bombolette
Ennesimo crimine di pace questa volta nel carcere di Ferrara
Chiediamo le dimissioni entro 24 ore degli onorevoli Nordio e Meloni e direttore del DAP
Le cronache riferiscono di una ennesima morte in carcere, questa volta a Ferrara; “ormai non sono
carceri ma camere mortuarie” ha detto poco tempo fa qualcun altro; siamo d’accordo con questa
definizione ma ormai le denunce servono a poco; ora sul tragico evento di Ferrara forse si
apriranno le solite “discussioni” del “giorno dopo” ; suicidio o effetto preterintenzionale di
condotta cosiddetta “voluttuaria” ? dobbiamo rendere queste “discussioni” inutili adottando
misure di prevenzione che intervengano “il giorno prima”;
qualcuno ha dichiarato che la persona non era a rischio suicidario ma aveva messo in atto gesti
autolesionisti; “strano” modo di gestire il diritto alla privacy; a che titolo è stata diffusa questa
informazione? Da chi? Strano alla luce degli ostacoli che, sempre in nome della privacy, incontra
invece il medico di fiducia della persona privata della libertà.
Ora la misura è colma (da un pezzo, per la verità) : entro 24 ore esigiamo dimissioni dei
responsabili istituzionali; argomentiamo le motivazioni della istanza:
- La amministrazione penitenziaria non ha mai fatto ma deve fare una “valutazione del
rischio” diciamo, per semplificare, come quella che viene chiesta ad ogni datore di lavoro in
Italia - Una valutazione del rischio si conclude inevitabilmente per evitare la circolazione di
bombolette di gas ; per quali motivi : 1) vari studi epidemiologici attribuiscono un grave
impatto sulla salute derivante dall’uso domestico di gas anche in abitazioni diciamo “civili”;
dal punto di vista della entità del rischio è evidente che questo sia maggiore in ambienti
angusti e poco ventilati come quelle che il linguaggio istituzionale definisce in maniera
irrealistica “stanze di pernottamento”…2) la bomboletta è risultato , in quanto a frequenza
d’uso, il secondo mezzo suicidario tra quelli utilizzati in carcere dopo la impiccagione 3) il
confine tra uso suicidario e uso voluttuario, si consenta il termine, “lo sa solo Dio”;
ciononostante tutte le volte o quasi sempre, nasce l’interrogativo medicolegale: suicidio o
gesto voluttuario ? interveniamo il giorno prima ed eviteremo discussioni post mortem 4)
quale che sia la dinamica persona per persona la questione è molto semplice : le
bombolette non devono essere disponibili in un contesto ambientale in cui una altissima
percentuale della popolazione ha problemi di tossicofilia, tossicodipendenza, depressione;
per quale motivo NORDIO , MELONI e il DAP “sorvolano” su queste semplici considerazioni
? Mentre centinaia di operatori sanitari e sociali, cappellani compresi, migliaia di familiari e
di volontari lavorano per la prevenzione del suicidio , “il carcere” fa circolare liberamente
bombolette di gas; e le fa circolare nonostante le osservazioni di certe Ausl (esempio
Bologna) che pur potendo parlare più chiaro e pur potendo “prescrivere” e non solo
“consigliare” hanno comunque fatto osservazioni che indicano la necessità di evitare l’uso
delle bombolette; 5) dunque perché le bombolette sono disponibili? Ma è evidente : non si
tratta di un gesto “liberale” ma di un modo con cui il “carcere” cerca di gestire le sue
inadempienze in materia di igiene della alimentazione; allora se distribuisci un “rancio “
come quello di cui riferiscono molti i detenuti (“conditi” anche con formiche) la bomboletta
ha lo scopo di non esasperare le persone private della libertà; non si spiega altrimenti la
liberalità sulle bombolette raffrontata alla batteria di divieti nei confronti di altre merci; al
sottoscritto fu vietato di consegnare un libro di un romanziere russo, non per il romanziere,
ma per la copertina rigida (cartone) del libro; quindi che Nordio e il “carcere” e il DAP
facciano un esame di coscienza; ma pur continuando a distribuire il “rancio” con le
caratteristiche di oggi la alternativa alle bombolette esiste: basta fare una prescrizione.
In conclusione l’ennesimo evento mortale di Ferrara si configura, a nostro avviso, come un
omicidio colposo con previsione; in mancanza di un gesto politico del governo e del Dap
prenderemo in esame la possibilità di una denuncia penale alla Procura di Roma.
Un giovane di 25 anni ! , dicono le cronache, “tunisino”, a un anno dal fine pena, trasferito in
poco tempo di tre carceri diverse (con mezzi che “fanno mancare il fiato” come ebbe a dire un
sottosegretario “non vegetariano”? ), in condizioni di evidente grave distress sniffa la bomboletta
(una droga di stato, di fatto) e muore.
Il governo lunedì mattina vorrà riferire in parlamento?
O aspettiamo che il sovraffollamento penitenziario venga “ridotto” dall’uso del gas?
Vito Totire, medico psichiatra, portavoce Centro Francesco Lorusso, via Polese 30 40122 Bologna
PS : la questione “bombolette” è stata oggetto di comunicazione al Presidente della Repubblica il
26.2.2025 (si allega documentazione inviata via pec)









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