Oceani di carta

Enzo D’Alò
Giacomo Scarpelli
Salani, 2026

La storia di Emilio Salgari, in questo libro scritto a quattro mani da Enzo D’Alò, regista, sceneggiatore tra i più autorevoli d’Europa, vincitore di due Nastri d’argento e di un David di Donatello, (nel 1998 ha sceneggiato “La gabbianella e il gatto” di Luis Sepulveda e firmato nel 2023 “Mary e lo spirito di mezzanotte”. considerato uno dei migliori film di animazione degli ultimi anni), e da Giacomo Scarpelli, autore di sceneggiature cinematografiche come “Il postino”, si presenta un pò diversa da come potevano immaginare i tanti lettori che con le avventure del grande scrittore hanno conosciuto mondi lontani e incredibili. Emilio Salgari, il creatore del genere avventuroso, colui che ha incantato tantissime generazioni con animali feroci, pirati, fanciulle rapite, corsari, viene raccontato dai due autori nella sua quotidianità, nella vita familiare e nel suo lavoro, concedendosi qualche licenza che la buona letteratura chiede senza allontanarsi troppo dalla vera storia.

Per entrare in casa Salgari D’Alò e Scarpelli utilizzano la figura di un giornalista napoletano che scopre la vita difficile condotta dallo scrittore, tra problemi economici, complessi rapporti con gli editori e la follia della moglie. Come scrivono nella nota alla fine del libro: Emilio Salgari ricevette in tutta la vita una sola intervista, quella firmata da un giovane giornalista napoletano della rivista Don Marzio, venuto appositamente a Torino per incontrarlo. Il suo vero nome era Antonio Casulli, ma abbiamo preferito ribattezzarlo appunto Giuseppe Ricci. Questo perché gli avvenimenti che a lui capitano, compresi la conoscenza dell’ingegner Duprè e l’innamoramento per sua figlia Enrichetta sono esclusivamente di nostra invenzione.

Allora eccoci a Torino. 30 dicembre 1910. Il giovane giornalista napoletano Giuseppe Ricci giunge nella capitale sabauda con una missione: intervistare il suo mito dell’infanzia, lo scrittore Emilio Salgari, colui che lo ha fatto navigare su navi corsare, attraversare la giungla in mezzo ad animali feroci, conoscere terre ai confini del mondo. Giunto a Torino, a casa Salgari, Giuseppe Ricci si troverà davanti uno scenario inaspettato: quell’uomo che lui aveva mitizzato, lo scrittore che aveva amato, si presenta ai suoi occhi come un uomo stanco, spossato, vittima di contratti editoriali capestro e una penna che non può fermarsi perché il tempo corre e una storia appena finita ne chiama subito un’altra.

Ecco dunque descritta la caricatura del Cavalier Bemporad, celebre editore, figura di un cinismo disumano che può essere nella realtà anche accostato ad altri editori che pubblicarono il grande maestro. Il Cavaliere non fece un passo indietro quando si trattò di applicare penali all’autore per aver trasgredito alcune norme contrattuali. E in una condizione così disperata ecco che veniva a mancare quella poca linfa vitale che serviva non soltanto a pagare la scuola di canto alla figlia, l’istruzione ai tre figli maschi, ma serviva anche per il sostentamento della famiglia.

Emilio Salgari il proletario degli scrittori, sicuramente rappresentò un caso di sfruttamento del capitale. L’industria culturale, quella del libro lo trattò come l’ultimo dei garzoni. Lui cercò di arrangiarsi con quello che sapeva fare difendendosi con l’arte della penna, una qualità che possedevano pochi. Mentre Torino si organizzava per la grande Esposizione Internazionale, tra i cantieri del Parco Valentino in una città sotto la morsa del freddo, il giovane giornalista si muoveva dentro il mondo salgariano: gli interi pomeriggi trascorsi alla Biblioteca Nazionale, le notti insonni con accanto la bottiglia di Marsala e le immancabili Macedonia fumate di continuo, la fragilità e la follia della moglie Ida e l’esercito dei figli che trasformava il cortile di casa in Maracaibo e la riva del Po in un arcipelago tropicale.

Romanzo scritto con severo garbo, abile a toccare la sensibilità degli amanti salgariani e non, dove si mettono in evidenza temi come la vita familiare e le spietate regole del mercato culturale. Ma quello che emerge è soprattutto Salgari sotto il profilo umano, lo scrittore fiero e orgoglioso delle sue creazioni che lo portano a una costante e faticosa sfida quotidiana, dove l’unica strada percorribile è quella di non arrendersi. Soltanto la resa offre la condizione di spezzare la penna.

Giorgo Bona

Scrittore. Collaboratore redazione di Lavoro e Salute

Versione interattiva Lavoro e Salute Settembre 2026 – Lavoro & Salute – Blog

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