Approvazione DDL Nucleare, Rifondazione: un salto nel vuoto ideologico che ignora quarant’anni di fallimenti, la pericolosità e la bomba ecologica dei rifiuti in Piemonte
Con il definitivo via libera arrivato oggi dal Senato al disegno di legge delega sul nucleare, il governo consuma una scelta irresponsabile, una vera e propria fissazione ideologica che insulta la volontà espressa dai cittadini con ben due referendum. Come Rifondazione Comunista – dichiara Alberto Deambrogio, segretario regionale del Piemonte – esprimiamo la nostra più netta e totale condanna verso un provvedimento che non ha alcun senso economico, energetico, ambientale e che continua ad avere come principale problema la pericolosità.
Mentre l’esecutivo e i proponenti favoleggiano di reattori futuribili e “nucleare sostenibile”, la realtà dei territori racconta tutt’altra storia, specialmente nella nostra regione. Il Piemonte, infatti, ospita già la quota più rilevante e pericolosa delle scorie radioattive d’Italia – basti pensare ai siti storici e ai depositi di Trino, Saluggia e Bosco Marengo – collocati in aree clamorosamente non idonee e geologicamente a rischio, spesso a ridosso di corsi d’acqua vitali.È inaccettabile che si parli di costruire nuovi reattori e di avviare un nuovo ciclo atomico quando, da ben quarant’anni, lo Stato dimostra una colpevole negligenza nel non riuscire a mettere in sicurezza nemmeno le scorie ereditate dal passato.
Per quattro decenni i governi di ogni colore hanno tergiversato, paralizzati o forse in attesa del pretesto politico per far tornare l’atomo, lasciando i cittadini piemontesi esposti alla pericolosità evidente degli attuali siti di stoccaggio temporanei. L’unica vera urgenza nazionale e regionale dovrebbe essere lo smantellamento definitivo (decommissioning) e il trasferimento immediato in un deposito sicuro dei materiali ad alta radioattività già esistenti, non la pianificazione di nuove centrali.
Le aspettative riposte nelle tecnologie di nuova generazione o nei piccoli reattori modulari sono ingiustificate dal punto di vista tecnico e scientifico: si tratta di specchietti per le allodole che non risolvono né il problema dei costi spropositati né, tantomeno, quello della gestione millenaria dei rifiuti radioattivi. Sono sempre impianti basati sulla fissione e quindi esposti a possibili incidenti la cui pericolosità non è affatto scongiurata, senza pensare alla connessione del nucleare con il settore militare per via del plutonio.
Non permetteremo che il Piemonte diventi nuovamente il laboratorio di pericolose e costose nostalgie industriali, magari collegate al proliferare dei nuovi Data Center.
Contrasteremo – conclude Deambrogio – questa legge in ogni sede, al fianco dei movimenti e dei territori, per ribadire che il futuro energetico appartiene alla messa in sicurezza ambientale, all’efficienza e alle fonti rinnovabili, non alla fallimentare illusione nucleare.

23/9/2026









Pazzesco! Due referendum di cui la politica se ne frega per tornare al 1965, quando tutto, a Trino, con l’avvio della Fermi, tutto ebbe inizio. 61 di un esperimento sociale, industriale, economico ed ecologico fallito. Non impariamo mai dalla storia.
Ciao, se sei disponibile ti propongo un contributo per il numero del mensile Lavoro e Salute di novembre sul già presente impatto ambientale a Trino e Saluggia e sulle connessioni di sistema della politica nuclearista con la costruzione in atto dei Data Center. Puoi rispondermi sulla mail del mensile: info@lavoroesalute.org