Strage sul lavoro in Piemonte: i dati confermano il fallimento delle politiche regionali. Fermare la deregolamentazione e il ricatto della precarietà

COMUNICATO STAMPA

I recenti dati epidemiologici e statistici delineano un quadro drammatico e inaccettabile per il nostro territorio. Con 58 vittime registrate in Piemonte nei primi otto mesi del 2026 – un incremento shock del 9,4% rispetto all’anno precedente – le province di Vercelli, Cuneo e Alessandria si confermano tristemente maglie nere dell’insicurezza. 

Di fronte a questo bilancio da bollettino di guerra – dichiara Alberto  Deambrogio segretario  regionale piemontese del Partito della Rifondazione Comunista – esprimiamo il rifiuto categorico verso ogni forma di assuefazione ed ipocrita cordoglio da parte delle istituzioni.

È tempo di abbandonare la retorica della “fatalità” o del semplice “mancato rispetto formale delle regole”. L’aumento esponenziale delle morti, degli infortuni e delle malattie professionali in Piemonte è la conseguenza diretta di un preciso modello economico e normativo.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un attacco sistematico ai diritti dei lavoratori, perpetrato attraverso riforme strutturali che hanno deregolamentato i contratti, incentivato la frammentazione delle filiere e istituzionalizzato la precarietà.

Il ricorso selvaggio al sistema degli appalti e subappalti a cascata, i turni di lavoro logoranti e l’innalzamento dell’età pensionabile – che costringe operai in fasce d’età ad altissimo rischio a restare sulle impalcature o nelle fabbriche – hanno privato chi lavora della facoltà sostanziale di pretendere sicurezza. Quando un lavoratore è ricattabile dal bisogno e dall’instabilità contrattuale, perde la forza negoziale necessaria per rifiutare mansioni pericolose, denunciare i rischi e pretendere l’applicazione rigorosa dei dispositivi di protezione. 

La compressione dei salari e dei diritti è diventata lo strumento principale su cui le imprese scaricano la competitività dei costi, tagliando gli investimenti reali sulla vita umana.

I palliativi formativi messi in campo dalla Giunta regionale del Piemonte si dimostrano drammaticamente inefficaci perché intervengono a valle di un sistema malato alla radice. 

Non bastano i “Safety Day” o i bandi spot se non si aggredisce il cuore del problema: la logica del massimo ribasso e lo sfruttamento intensivo della forza lavoro.

Rifondazione Comunista ribadisce che per spezzare questa catena di omicidi sul lavoro occorre una netta inversione di tendenza politica ed economica:

• Cancellazione delle leggi di precarizzazione che generano frammentazione e ricattabilità;

• Messa al bando del sistema dei subappalti incontrollati, imponendo la parità di trattamento economico e normativo lungo tutta la filiera;

• Potenziamento immediato degli organi di vigilanza e ispezione degli Spresal e degli Ispettorati del Lavoro, carenti di organico e risorse;

• Introduzione del reato di omicidio sul lavoro nel codice penale, per colpire direttamente le responsabilità datoriali di chi antepone il profitto alla sicurezza.

Non tollereremo ulteriore passività.

La salute e la vita di chi lavora – conclude Deambrogio – devono tornare ad essere beni indiscutibili, prioritari rispetto a qualunque logica di mercato e profitto.

13 ottobre 2026

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