Accordo Ue-India: svolta geopolitica e diritti irrisolti
di Monica Di Sisto
Firmato in tutta fretta, è stato definito “la madre di tutti gli accordi commerciali”. In realtà è più che altro un atto strategico per entrambe le parti, manca infatti di garanzie di sostenibilità ambientale, tutele del lavoro, studi d’impatto.
Dopo quasi vent’anni di negoziati intermittenti, sospensioni e rilanci, l’Unione europea e l’India guidata da Narendra Modi hanno annunciato la firma dell’accordo di libero scambio UE-India, presentato dalla Commissione come il più grande e ambizioso trattato commerciale mai concluso da Bruxelles per popolazione coinvolta e potenziale economico. Al vertice UE-India, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il primo ministro indiano hanno celebrato l’intesa come una svolta strategica. Modi l’ha definita “la madre di tutti gli accordi commerciali”, rivendicandone il valore per un’India destinata a diventare la terza economia mondiale entro il 2030¹ .
Dietro la retorica dell’“accordo epocale”, però, si muove una dinamica più complessa e profondamente politica. Il trattato nasce in un contesto segnato dal ritorno del protezionismo statunitense, dal progressivo svuotamento del sistema multilaterale del WTO e dalla frammentazione delle catene globali del valore² . Bruxelles cerca partner “affidabili” per ridurre la dipendenza da Cina e Russia e consolidare la propria influenza economica nell’Indo-Pacifico, mentre Nuova Delhi utilizza l’accordo come leva geopolitica per rafforzare la propria autonomia strategica, compensare la perdita di preferenze commerciali e consolidare l’accesso a un mercato già superiore ai 190 miliardi di dollari annui³ .
Secondo la Commissione europea, l’accordo prevede la riduzione o l’eliminazione dei dazi su oltre il 90% delle esportazioni UE verso l’India, con l’obiettivo di arrivare fino al 95-99% nel medio periodo⁴ . Le stime indicano un risparmio annuo di circa 4 miliardi di euro per le imprese europee e un raddoppio potenziale delle esportazioni entro dieci anni. I benefici maggiori riguardano settori industriali ad alta intensità di capitale: automotive, macchinari industriali, chimica, farmaceutica, vini e spiriti, con dazi automobilistici previsti in riduzione dal 110% verso livelli intorno al 10% attraverso fasi transitorie e contingenti⁵ .
Per l’India, i vantaggi immediati sono più selettivi ma politicamente rilevanti. L’accordo sostiene comparti ad alta intensità di lavoro – tessile, abbigliamento, gioielleria, IT services e farmaceutica – duramente penalizzati dall’uscita dal regime GSP e dall’introduzione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM)⁶ . Questa combinazione di liberalizzazione commerciale e nuovi requisiti normativi crea un “doppio shock”: dazi più alti e costi aggiuntivi per la conformità agli standard europei, che mettono sotto pressione i settori più vulnerabili dell’export indiano⁷ .
Diritti e lavoro: l’ombra di Modi e le responsabilità dell’Europa
Questo trattato, come tutti i suoi predecessori, evidenzia però limiti strutturali importanti su lavoro e diritti civili, che si confermano saldamente in fondo alla lista delle attenzioni della Commissione europea. La Confederazione Europea dei Sindacati (ETUC) ha denunciato l’assenza di un capitolo vincolante su Commercio e Sviluppo Sostenibile, capace di rendere effettivi i diritti del lavoro, il dialogo sociale e le tutele ambientali⁸ . Chi violasse, infatti, gli impegni che le parti pure avessero condiviso, nero su bianco, su questi temi, non rischierebbe alcuna penalizzazione commerciale né politica. L’India non ha ratificato le convenzioni fondamentali dell’ILO su libertà sindacale e contrattazione collettiva, e milioni di lavoratori restano in condizioni di informalità. Un accordo che ignora questi dati e li relega a impegni aspirazionali consolida un modello di integrazione economica che scarica i costi sociali sulle parti più deboli della catena del valore⁹ .
Il profilo politico del governo Modi alimenta ulteriormente le criticità. Human Rights Watch documenta l’uso sistematico di leggi antiterrorismo per reprimere il dissenso, pressioni su media e ONG e violenze sistemiche contro minoranze religiose¹⁰ . Amnesty International ha sospeso le proprie attività denunciando ritorsioni e restrizioni alla libertà di associazione¹¹ . In sede ONU, Special Rapporteurs hanno sollevato ripetute preoccupazioni sull’uso dell’Unlawful Activities (Prevention) Act e sulle repressioni nello Stato di Manipur¹² . Nessuno di questi elementi è vincolante nel trattato, che si concentra quasi esclusivamente su questioni commerciali, e su tutto il resto sorvola o condivide petizioni di principio.
Dal lato indiano, il maggiore Partito Comunista (Pcim) e altre forze progressiste denunciano come l’accordo favorisca grandi imprese e settori integrati nelle catene globali, mentre lavoratori, piccole imprese e agricoltura restano esposti a concorrenza e rischi senza adeguate tutele sociali e industriali¹³ . Inoltre, denuncia sempre il Pcim, l’accordo mira a rafforzare il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (Imec), che designa il porto di Haifa in Israele come punto di transito chiave. “In un momento in cui il mondo chiede che Israele venga dichiarato uno Stato di apartheid e che subisca sanzioni per la sua aggressione genocida a Gaza, il governo indiano sceglie di approfondire i legami con Israele attraverso questo accordo di libero scambio. Ciò è deplorevole e non dovrebbe essere consentito”, è il commento del Pcim che chiede a Modi di presentare il testo integrale dell’accordo alla prossima sessione di bilancio del Parlamento indiano, e di garantire un dibattito approfondito.
Agricoltura: apertura calibrata e fragilità sistemiche
Sul fronte agricolo, questo accordo mostra un equilibrio più attento dell’Eu-Mercosur, come riconosciuto anche dal coordinamento europeo maggioritario delle organizzazioni agricole Copa-Cogeca, che sottolinea come fosse possibile anche in altre sedi (parla di te, Mercosur!) una maggiore compatibilità tra apertura commerciale e tutela dei settori sensibili. L’intesa, vantaggiosamente per Ue e Italia, apre il mercato indiano a prodotti europei a valore aggiunto – alimenti trasformati, olio d’oliva, succhi di frutta, vino e spiriti – mentre restano protetti carni bovine, zucchero, riso, pollame, miele e parti del lattiero-caseario¹³ . Le organizzazioni auspicano che nei capitoli del testo – ancora non pubblico neanche in Europa – che affrontano la Sicurezza Sanitaria, fitosanitaria e ambientale, si salvaguardino rigorosi standard di sicurezza alimentare e di produzione e si rafforzi ulteriormente la collaborazione in materia sanitaria e fitosanitaria tra Europa e India, nonché in materia di sistemi alimentari. In tale contesto, sottolineano i 500 milioni di agricoltori rappresentati dal Copa-Cogeca “l’efficace attuazione dell’accordo deve garantire la reciprocità degli standard di produzione per i prodotti agroalimentari immessi sul mercato dell’UE, al fine di garantire una concorrenza leale per gli agricoltori dell’UE e preservare la fiducia dei consumatori. Come deve continuare un negoziato parallelo sulla protezione delle Indicazioni Geografiche, fondamentale per proteggere i sistemi di qualità europei”. Questi desiderata, data la segretezza che caratterizza i negoziati commerciali, sono tuttavia ancora da verificare.
Infine, come nodo critico comune al trattato Eu-Canada, Eu-Mercosur e a ogni altra liberalizzazione che l’Unione vorrà implementare, si evidenza la mancanza di un’analisi cumulativa aggiornata degli effetti degli accordi commerciali sull’assetto produttivo e sociale attuale europeo. Non solo impatti commerciali, ma occupazionali, ambientali, previdenziali, e vocazionali, declinati a livello nazionale. Studi che nessun governo, nemmeno il più trinariciuto dei sovranisti, sta chiedendo a Von der Leyen di produrre. Anche settori formalmente protetti, infatti, possono subire pressioni indirette: concorrenza su prodotti trasformati, erosione di quote preferenziali e sovrapposizione di liberalizzazioni provenienti da altri trattati¹⁴ . Sul settore agricolo, ad esempio, l’ultimo esercizio di proiezione dell’effetto cumulativo di tutti i trattati che la Commissione sta negoziando risale al 2024. La responsabilità politica, molto grave, è della gestione Von der Leyen e dei Governi dell’Unione tutti: non di cittadini e lavoratori, che continuano a gestire sulla propria pelle l’incertezza normativa e la concorrenza sui diritti.
Un accordo firmato in fretta, con molte domande aperte
Nel complesso, l’accordo UE-India non è solo un trattato commerciale, ma un atto politico che mette in evidenza le contraddizioni tra dichiarazioni di valori e scelte concrete dell’Unione e dei Governi che la compongono. Hanno scelto la rapidità dell’intesa rispetto alla profondità delle garanzie, impegnandosi con un partner, pur strategico, ma accusato di repressione dei diritti civili e del lavoro. La liberalizzazione si accompagna a una politica sociale ed economica che resta incompleta: i nodi dei diritti, della protezione sociale, della trasparenza normativa e della sostenibilità ambientale e agricola non sono risolti, ma spostati nel tempo.
Se questo trattato volesse davvero rappresentare una “nuova generazione” di accordi commerciali, questa firma non potrebbe rappresentare un punto di arrivo. Senza condizionalità vincolanti su diritti umani, senza parità di condizioni per lavoratori e lavoratrici, sugli standard, senza trasparenza sugli effetti cumulativi e senza reale coinvolgimento dei sindacati e della società civile, il trattato resterà l’ennesimo compromesso miope, incapace di garantire la coerenza tra i valori dichiarati dall’Europa e il cinismo sfascista dell’Unione attuale.
In gioco non c’è solo l’equilibrio di un accordo commerciale, ma la credibilità del progetto europeo come desiderabile attore normativo globale.
Note:
- Governo dell’India, PM’s remarks at EU-India Summit, 27.01.2026 – https://www.pmindia.gov.in
- WTO, World Trade Report 2025 – https://www.wto.org
- European Commission, EU-India Trade Factsheet – https://policy.trade.ec.europa.eu
- European Commission, Impact Assessment EU-India FTA, 2025 – https://ec.europa.eu/trade
- Ivi, capitolo Automotive
- European Parliament Research Service, CBAM and developing countries, 2024 – https://www.europarl.europa.eu
- Centre for WTO Studies (India), EU trade measures and Indian exports, 2025 – https://wtocentre.iift.ac.in
- ETUC, EU-India FTA: trade must not undermine workers’ rights, 2025 – https://www.etuc.org
- European Commission, EU-New Zealand Trade Agreement – https://policy.trade.ec.europa.eu
- Human Rights Watch, India: Events of 2024 – https://www.hrw.org/world-report/2025/country-chapters/india
- Amnesty International, India forced us to halt operations, 2020 – https://www.amnesty.org/en/latest/news/2020/09/india-forced-amnesty-to-halt-operations
- OHCHR, UN experts alarmed by human rights situation in India, 2023-2025 – https://www.ohchr.org
- Copa-Cogeca, EU-India FTA: balanced outcome for agriculture, 2026 – https://copa-cogeca.eu
- European Commission, Cumulative economic effects of future trade agreements on EU agriculture, 2024 – https://agriculture.ec.europa.eu
28/1/2026 https://sbilanciamoci.info/










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