Acqua, Consulta boccia la Regione Piemonte. Deambrogio (PRC): “Sono dei fenomeni. Marnati e Bongioanni incapaci di gestire la risorsa idrica di fronte al cambiamento climatico”

COMUNICATO STAMPA

“La sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma regionale sul deflusso ecologico dei fiumi mette la parola fine a un tentativo maldestro e pericoloso di piegare la tutela dell’ambiente a interessi particolari. Lo diciamo chiaramente: sono dei fenomeni”. 

Così Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista per il Piemonte, accoglie con soddisfazione la decisione della Consulta (sentenza n. 57/2026) che ha bocciato l’articolo 34 della legge regionale 9/2025.

“Questa bocciatura non è solo un atto formale, ma la certificazione dell’assoluta incapacità politica e tecnica della Giunta Cirio,” prosegue Deambrogio. “Gli assessori Matteo Marnati (Ambiente) e Paolo Bongioanni (Agricoltura) hanno dimostrato di non saper affrontare il nodo decisivo della gestione oculata e razionale della risorsa acqua. In un momento storico segnato da un cambiamento climatico reale e drammatico, la loro unica strategia è stata quella di tentare scorciatoie illegittime, riducendo drasticamente il deflusso vitale dei nostri corsi d’acqua per favorire un modello di prelievo non più sostenibile.”

Secondo il segretario di Rifondazione, la scelta della Consulta conferma che la Regione ha operato senza parametri tecnico-scientifici adeguati e in violazione della competenza esclusiva dello Stato in materia ambientale. “Marnati e Bongioanni hanno cercato di ‘salvare’ l’irrigazione a scapito della vita stessa dei fiumi, ignorando che senza ecosistemi sani non ci sarà agricoltura nel prossimo futuro. Stigmatizziamo con forza questo approccio ideologico e miope: la risorsa idrica è un bene comune che richiede pianificazione, risparmio e investimenti seri, non blitz normativi puntualmente cassati dai giudici costituzionali.”

“Il Piemonte merita una gestione dell’acqua che guardi alla ricarica delle falde e alla tutela della biodiversità, non ai favori elettorali dell’ultima ora,” conclude Deambrogio.

“La ricreazione è finita: è tempo che chi ha fallito così clamorosamente si assuma le proprie responsabilità.”

28 aprile 2026

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