Amore e resistenza
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C’è un libro, edito dagli operai dell’Italsider nel dopoguerra, che si intitola “Per dignità, non per odio”. Un libro importante che si interroga e trova i distinguo tra chi sparava per mero odio e chi invece lottava per la dignità, propria e di tutti gli altri. Per l’amore passionale nei confronti della vita. E proprio questa differenza di coscienza spinse i partigiani a farsi domande dopo essere stati costretti a sparare. I fascisti e gli opportunisti in genere le domande di coscienza non se le pongono mai davvero. Mentre ai partigiani io devo la sanità universale, dunque la vita, e per questo ho fatto le scelte di vita che qui accennerò.
La vera differenza tra chi fa la guerra e chi fa la rivoluzione é l’amore. L’amore per la vita, l’analisi materialista della percezione dei sentimenti, la profondità del sentire voluta e ricercata con fatica che concepisce l’esistenza nella sua essenza e ne accetta le diversità come ricchezza. Non sono cristiano, non sono musulmano, non sono monogamo nè poligamo, sono nato come uomo libero e da uomo libero morirò. Non sono né voglio essere inquadrabile in nessun binario precostituito e non mi avrete mai come volete voi.
In questo mondo c’è chi sceglie una vita standardizzata, mediocre, ed accetta di vivere ed invecchiare con tristezza passando gli ultimi anni della propria vita spento davanti ad una TV, un videogioco, un partner noioso verso cui non c’è più alcuna passione, alcun amore se non addirittura odio. Odio che riversano sugli altri cercando di imporre a tutti la propria mentalità ovvero la propria scelta sbagliata. É proprio vero, gli fai paura se sei libero. Non é colpa solo dei politici se abbiamo perso tutti i diritti. É colpa di questa gente qui.
E poi ci sono quelli, trasversali ad ogni generazione, che decidono di non voler morire in un letto d’ospedale ma combattendo. Per amore. Decidono di mandare a fanculo i canoni del costume contemporaneo per vivere di passione per la vita e di lotta per la dignità. Vivere di voglia di vivere, respirare la vita.
Si lasciano alle spalle gli ordini ricevuti, i pregiudizi incalzanti, quella forma di rapporto più legato alla paura della solitudine che all’amore, per accogliere i sentimenti nudi e crudi, cosí, per come gli arrivano, condividendo la vita e la lotta con le poche persone vive e passionali che sanno rispettare la libertà spontaneamente e che lottano per difendere la Vita su questo cazzo di pianeta ingrigito dal cinismo del denaro, vivono fuori dalle regole imposte e lottano per un futuro migliore, che é possibile..
Ho passato metà della vita in un letto d’ospedale. Ne sono uscito distrutto. Ma ne sono uscito orgoglioso e determinato a vivere. Ho rinunciato a tutto per rendere ció che ho ricevuto. Sono stato disposto a buttare la mia vita nel cesso piú volte. Ho perso tutto per amore e lo rifarei. Ho mangiato insalata selvatica, passato inverni all’addiaccio, abbattuto alberi con mazzetta e scalpello fino a sanguinare pur di salvare una minuscola vita.
Vivo cosí, da partigiano col cuore in canna, e non morirò in un letto di ospedale respirando aria stantía e maltrattando le genti per insoddisfazione reazionaria. Morirò lottando per amore. Ed ascoltando i sentimenti delle persone con ponderatezza e comprensione proprio per non essere ottuso come loro. Per amore della vita e dell’aria che respiro. Vivró a modo mio proprio perché vi ascolto tutti e imparo cosa non voglio diventare. Con determinazione per dignità, non per odio. Il vento della rivoluzione passa anche da qui.
Perciò mi scuserà chi si fa chiudere nell’ennesima dicotomia alienante. Non sarò mai disponibile a rinunciare alla lotta socialista per il ricatto di un costume interpersonale nè sarò mai disposto a diventare bigotto e disconoscere la libertà dell’amore per rivalsa al mio aguzzino. Specialmente nel pieno del terzo conflitto mondiale.
Lotto in ogni forma per tutti i diritti, fino all’utopia. E morirò sconfitto nell’una o l’altra battaglia ma mai e poi mai morirò su binari precostituiti col capo chino dall’arrendevolezza che la propaganda ha inculcato nei più.”. “Esta noche por la calle suena mi tambor”.
E tu cos’aspetti a lottare per amore?
Respira conflitto e Buona resistenza.
Rubrica di Delfo Burroni
Collaboratore redazione del mensile Lavoro e Salute

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