Automotive. Stellantis licenzia con la complicità del governo Meloni che tace. Difendiamo lavoro e produzione
“Gli annunci di oltre 1.000 nuove uscite incentivate negli stabilimenti Stellantis di Termoli, Melfi, Pomigliano e Pratola Serra confermano quello che denunciamo da anni: non c’è nessun piano industriale per il rilancio del settore automotive in Italia, ma solo una lenta e drammatica ritirata industriale, fatta sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il cosiddetto “Piano Italia”, sbandierato dal governo Meloni lo scorso dicembre come svolta per l’automotive, si rivela oggi per quello che è sempre stato: propaganda vuota. Mentre Stellantis smantella pezzo dopo pezzo il sistema produttivo nazionale, licenziando o spingendo fuori migliaia di lavoratori, il governo resta a guardare, incapace e, nei fatti, complice di questa operazione di desertificazione industriale.
La situazione descritta dalla Fiom-Cgil, con oltre 16.000 posti persi dal 2015, l’uso cronico della cassa integrazione, l’assenza di investimenti nei siti produttivi e nessuna certezza sul futuro della gigafactory di Termoli, rappresenta una crisi strutturale che non può più essere ignorata. Stellantis, gruppo che incassa miliardi di profitti e incentivi pubblici, non può continuare a operare senza vincoli, senza un piano condiviso, senza garantire occupazione, produzione e salari.
È inaccettabile che mentre si distribuiscono dividendi agli azionisti, si chieda ai lavoratori di andarsene “volontariamente”, senza prospettiva di ricambio generazionale né rilancio industriale. Denunciamo con forza l’assenza del governo, che ha il dovere di intervenire subito: bloccando i piani di ridimensionamento e uscite incentivate; Imponendo un piano industriale vincolante con investimenti reali; convocando immediatamente un tavolo a Palazzo Chigi, come richiesto dalla Fiom; sostenendo con fondi pubblici solo chi produce, assume e innova nel nostro Paese, non chi delocalizza e smantella.
Serve una mobilitazione nazionale per salvare l’industria automobilistica italiana e l’indotto, che coinvolge migliaia di lavoratori nella componentistica. Non possiamo restare in silenzio di fronte all’ennesima emergenza sociale causata da logiche di profitto e dall’abbandono politico del lavoro industriale”.
Giovanni Barbera
Direzione nazionale di Rifondazione Comunista.










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