Appello per la libertà di informazione, contro la censura dei media russi

Appello per il ritiro dei Regolamenti del Consiglio n. 833/2014, 269/2014 e 2024/2642 che censurano i media russi

Dopo l’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa nel luglio 2014 e poi, dopo l’inizio del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, l’Unione Europea ha imposto alla Federazione Russa una serie di misure restrittive, tra le quali, in particolare, la censura dei media russi attraverso l’introduzione dei Regolamenti del Consiglio Europeo n. 833/2014, 269/2014 e 2024/2642, periodicamente aggiornati. L’intervento di censura del Consiglio Europeo intende trovare giustificazione, sul piano giuridico, supponendo la natura di propaganda di guerra e la disinformazione delle trasmissioni dei media russi e il pericolo di destabilizzazione dell’ordine pubblico europeo.

Relativamente alla censura contro i media russi di cui sopra, i firmatari di questo appello:

  • considerando che la libertà di informazione è un diritto fondamentale garantito dall’articolo 21 della Costituzione Italiana e che questo diritto include sia il lato attivo di diffondere informazioni sia quello passivo di riceverle, permettendo così ai cittadini di formarsi una conoscenza critica sui fatti di interesse collettivo;
  • considerando che, a livello europeo, la materia è ulteriormente protetta dall’articolo 11 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea;
  • considerando che il diritto alla libertà di informazione è fondamentale per potere effettivamente e concretamente esercitare la partecipazione democratica alla vita del Paese;
  • considerando che la censura verso la Russia è stata imposta dai vertici della UE con il pretesto di “proteggere” i popoli europei dalla propaganda russa e che, dunque, la UE considera le cittadine e i cittadini europei alla stregua di persone minorate e immature, non in grado di valutare, in base alle diverse fonti, le situazioni di conflitto geopolitico e, perciò, facili prede della disinformazione russa, affermiamo che tutto questo è insultante nei confronti delle cittadine e dei cittadini europei ed evidenzia il disprezzo della UE nei riguardi della maturità politica e culturale degli europei;
  • considerando che la censura imposta dall’Unione Europea su una materia così importante per il futuro dell’Europa, come è il rapporto estremamente conflittuale tra i paesi UE, la Federazione Russa e l’Ucraina, mette oggettivamente la UE su un piano non molto dissimile da quello degli Stati autoritari e autocratici che controllano l’opinione pubblica limitando la libertà di informazione e reprimendo il libero dibattito e la democrazia;
  • considerando che l’Unione Europea ha competenze esclusive in alcune materie di natura economica e commerciale, ma non sull’informazione e sulla cultura;
  • considerando che la censura verso un paese e i suoi media è universalmente considerata un’arma di guerra, ma che non vi è alcuno stato di belligeranza formale o di scontro armato tra gli Stati europei, la UE e la Federazione Russa;
  • considerando che la censura imposta dalla UE non colpisce solo la Russia e i media russi, ma anche, e forse soprattutto, i media e i singoli cittadini/operatori europei e i siti web europei che riproducono, anche senza fini di lucro e anche solo per spezzoni, le trasmissioni dei media russi;
  • considerando che reclamare il pieno diritto alla libertà di informazione in relazione ai paesi esteri, e quindi anche nei confronti della Federazione Russa, non comporta di per sé avere alcuna simpatia, vicinanza o collusione nei confronti dei loro sistemi politici e dei loro dirigenti;
  • consapevoli, per quanto riguarda la situazione in Ucraina, che essa è molto complessa e controversa, tanto che Italia, Francia e Germania, prima del conflitto ucraino, si erano espresse ufficialmente contro la politica delle “porte aperte” della Nato, contro l’ingresso dell’Ucraina nella Nato e anche contro l’ingresso di Kiev nella stessa UE, in quanto paese governato da oligarchie corrotte e privo delle caratteristiche minime dello Stato di diritto;
  • consapevoli che la guerra in atto in Ucraina nasce fondamentalmente dalla richiesta del governo ucraino di entrare nella Nato e dalla politica espansionistica, cosiddetta delle “porte aperte”, dell’Alleanza Atlantica, mirata a installare le sue basi militari alla frontiera della Russia e a mettere così oggettivamente a rischio la sicurezza della Federazione Russa;
  • consapevoli che la Russia per decenni ha convissuto normalmente con le nazioni neutrali, come la Svezia, la Finlandia e l’Ucraina stessa, almeno fino a quando essa è stata militarmente neutrale;
  • considerando che l’UE sostiene il governo di Kiev attraverso ingenti aiuti finanziari, umanitari e forniture militari, e con pesanti sanzioni economiche verso la Russia, ma che l’Ucraina non fa parte della UE (e, come noto, neppure della Nato) e che, quindi, non vi è alcun vincolo stretto e/o automatico di solidarietà della UE e degli Stati UE nei confronti dell’Ucraina che possa superare il diritto costituzionale all’informazione;
  • considerando che, in seguito alla censura della UE verso i media della Federazione Russa, il governo russo ha poi, a sua volta, censurato alcuni tra i più importanti media europei e che tutto questo porta alla contrapposizione e alla guerra, e non alla pace;
  • considerando che la Costituzione Italiana “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” e garantisce la libertà di informazione;

– chiediamo che l’Italia respinga le sanzioni apposte dalla UE contro i media russi e i conseguenti Regolamenti UE di censura e rifiuti di applicarli in quanto contrari ai principi fondamentali della Costituzione Italiana.

Qualora, nonostante le ragionevoli richieste della petizione, le sanzioni ai media russi venissero confermate, i firmatari chiedono che siano applicate analoghe sanzioni a tutti i paesi che si comportano in maniera analoga alla Russia, senza operare nessuna discriminazione.

Se si considera pericolosa la Federazione Russa in quanto soggetta a un regime autoritario in cui i media sono controllati dal governo, allora si dovrebbero censurare i media di tutti i paesi che hanno un regime autoritario. Democracy Index (Economist Intelligence Unit) classifica 59 paesi come regimi autoritari. Tyranny Tracker (Human Rights Foundation) stima 80 paesi pienamente autoritari (oltre a 25 regimi ibridi) che coprono circa i tre quarti della popolazione globale.

Se la Russia si considera pericolosa in quanto ha operato un’invasione contro il diritto internazionale, allora dovrebbero essere sanzionati tutti i paesi che lo hanno violato, come, per esempio, i membri della Nato che hanno bombardato la Serbia e separato la Regione del Kosovo trasformandolo in Stato sovrano; oppure Israele, che occupa illegalmente le terre palestinesi e ha invaso il Libano e altri Stati sovrani; o gli Stati Uniti e Israele, che hanno aggredito l’Iran; e tanti altri.

Enrico Grazzini

2/9/2026 https://www.lafionda.org

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