Asili ebraici nel mondo: insegnanti formate a Reggio Emilia continuano a predicare la guerra ed elogiare l’Esercito di occupazione israeliano.
di Cosimo Pederzoli (Antropologo, attivista per i diritti umani e presidente della associazione Taboon, contro occupazione israeliana della Palestina; dal suo account social)
Asili ebraici nel mondo: insegnanti formate a Reggio Emilia continuano a predicare la guerra ed elogiare l’Esercito di occupazione israeliano.

La foto che vedete ritrae un’esercitazione/simulazione/gioco nell’asilo Charlotte Jewish Preschool. Siamo nella Carolina del Nord. Il testo a corredo recita “…abbiamo svolto esercitazioni militari per le Forze di Occupazione Israeliane”. I bambini hanno dovuto affrontare un percorso militare, simulando il passaggio sotto il filo spinato, onorare la bandiera israeliana e praticare il saluto militare davanti al simbolo dell’Esercito di Occupazione Israeliano. L’executive director dell’istituto vanta partecipazioni agli “Study Groups Jewish School di ReggioChildren”, svolti negli anni nella nostra città.
Sono davvero molte le scuole ebraiche che nel mondo dicono di applicare il Reggio Emilia Approach® , forti di una formazione ricevuta nella città del Tricolore, per poi educare i più piccoli alla cultura militare israeliana. La stessa che ha massacrato decine di migliaia di bambini palestinesi.
Forse è tempo di aprire una riflessione e verifica su chi varca i cancelli del Centro Loris Malaguzzi? Non tanto per il presente, perché la cosa è sfuggita di mano, ma per il futuro.
In questi giorni una delegazione della North American Reggio Emilia Alliance è in città per un gruppo di studio presso Reggio Children. Si tratta di una rete di scuole e organizzazioni inserite nel network internazionale The Reggio Emilia Approach.
Alcune di queste realtà sono strutture educative ebraiche (0-12 anni) intente a raccogliere fondi per l’IDF e ospitare soldati come se fossero eroi. Addirittura c’è chi collabora con la FIDF (Friends Friends of the Israel Defense Forces), ente ufficiale statunitense autorizzato a raccogliere fondi per l’esercito israeliano. I bambini sono impegnati in rapporti epistolari con i carnefici di Gaza. Perché per i più piccoli relazionarsi con l’IDF è “Ahavat Yisrael” ossia amore per Israele. Così dicono gli educatori ed insegnanti.
La foto ritrae qui sotto un’attività in un istituto ebraico USA che adotta il Reggio Approach. Questo succede in diversi scuole del network North American Reggio Emilia Alliance: Atlanta, San Antonio, Jacksonville… Tra i 100 linguaggi dei bambini non credo ci sia posto per propaganda, genocidio e guerra.

Precisazione della Redazione.
Le scuiole si trovano negli Stati Uniti, ma il metodo educativo è stato studiato e sperimentato per la prima volta nella città italiana, Reggio Emilia.
Da Wikipedia:
Il Reggio Emilia Approach è un tipo di approccio pedagogico per la scuola dell’infanzia e non, nato e sviluppato in Italia grazie a Loris Malaguzzi (1920 – 1994), negli anni successivi alla seconda guerra mondiale.
Gli assunti principali sono che il bambino è un “soggetto di diritti” e produttore di conoscenza e che il processo di apprendimento avviene autonomamente, all’interno di una rete di relazioni sociali tra il bambino, gli educatori e la famiglia.
I principi su cui si basa l’approccio sono:
- I bambini sono costruttori attivi delle proprie conoscenze, guidati dai propri interessi;
- La conoscenza di sé e del mondo avviene e passa attraverso le relazioni con gli altri;
- I bambini sono comunicatori: posseggono “100 linguaggi”;
- Gli adulti sono aiutanti e guide nel processo di apprendimento.
Storia
Al termine della seconda guerra mondiale, nella città di Reggio Emilia, la comunità ed in particolare i genitori e gli educatori avvertivano la necessità di far passare lo spirito di ricostruzione e rinascita anche attraverso l’istruzione e l’educazione dei fanciulli. Loris Malaguzzi si fece portavoce e guida del fervore generale che portò alla creazione e allo sviluppo di un nuovo sistema educativo per bambini piccoli.
La prima scuola comunale per l’infanzia fu costruita nel 1963 da un gruppo di genitori volontari, con fondi ricavati dalla vendita di un carro armato, tre autocarri e sei cavalli lasciati dai militari tedeschi in fuga[1]. La gestione fu affidata a dei volontari, perché non esistevano ancora delle figure professionali ufficiali per la prima infanzia secondo la legislazione italiana. Da allora, il coinvolgimento dei genitori nel processo educativo e d’apprendimento dei bambini è stato sempre parte fondamentale del Reggio Approach.
Fino al 1968, infatti, non ci furono leggi statali relative all’educazione, all’istruzione e alla costruzione di scuole per bambini da 0 a 6 anni. Le prime scuole materne di Reggio Emilia furono inserite nel piano urbanistico di ricostruzione del dopoguerra, oltre che nel piano di rinnovamento e rilancio sociale: furono subito intese come un servizio di supporto alle famiglie in difficoltà e alle donne che necessitavano di lavorare.
Il boom economico che favorì la ripresa italiana dalla fine degli anni settanta a tutti gli anni ottanta e le leggi volte a regolamentare l’istruzione permisero poi l’ulteriore sviluppo del nuovo progetto educativo: nel 1971, grazie al beneplacito del giovane sindaco Renzo Bonazzi, furono aperti i primi asili nido, in lieve anticipo rispetto alla legislazione nazionale sugli asili nido, che passò nel dicembre di quell’anno[2]. Alla fine degli anni settanta a Reggio Emilia erano presenti 19 scuole materne paritarie, 7 scuole materne statali e 3 scuole materne delle opere di carità; il comune, invece, gestiva già 20 scuole materne e 11 asili nido. Nell’arco di questo decennio furono tenuti incontri e seminari di portata nazionale, a conferma del fatto che questo innovativo approccio stava espandendosi oltre i confini della cittadina reggiana. Anche Gianni Rodari volle dare il suo contributo allo sviluppo metodologico, con un ciclo di seminari tenuti per insegnanti e bambini, nel 1972, le cui lezioni furono raccolte nella sua “Grammatica della Fantasia”[3].
All’inizio degli anni ottanta nacque il primo nucleo dell’attuale Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia, per gestire la rete di servizi educativi offerti alle famiglie, mantenendo integri i tratti distintivi dell’approccio. Il 1981 è l’anno in cui fu inaugurata la mostra permanente “L’occhio se salta il muro – Ipotesi per una didattica della visione”[4], nella quale vennero esposti sotto forma di elaborati e progetti di asili nido e scuole d’infanzia l’esperienza applicativa e di ricerca dell’approccio reggiano. Gli autori erano i bambini, ma anche educatori, cuochi, atelieristi, pedagogisti e lo stesso Loris Malaguzzi. Negli anni successivi, con integrazioni e miglioramenti, la mostra assunse il nome di I cento linguaggi dei bambini e, dopo essere stata esposta nel Moderna Museet di Stoccolma, inizia un lungo viaggio internazionale, arrivando anche oltreoceano dopo il 1987. Tutto ciò ha dato avvio ad una enorme rete di relazioni, scambi e confronti di esperienze educative, sui metodi didattici e la costruzione dell’apprendimento.
Verso la fine degli anni ottanta, la rete di servizi comprendeva più di venti istituti e vedeva l’aumentare progressivo della domanda di servizi da parte della comunità. Tuttavia, i tagli effettuati sui finanziamenti statali a favore degli Enti locali provocarono difficoltà economiche alle istituzioni educative reggiane. La difficoltà fu affrontata generando il “Progetto Infanzia”, che riuniva al suo interno tutte le scuole materne e gli asili nido presenti sul territorio, e incrementando il numero degli asili nido a gestione cooperativa. Anche negli anni successivi, l’incremento demografico non ha costituito un ostacolo per l’organizzazione e la gestione degli spazi educativi.
Gli anni novanta hanno visto il riconoscimento del livello di avanguardia delle scuole reggiane così come dell’approccio pedagogico da parte della comunità internazionale di esperti: nel 1991, la rivista Newsweek citò la scuola dell’infanzia “Diana” come “l’istituzione più all’avanguardia nel mondo rispetto all’educazione dell’infanzia”. [5]
Nel 1994 fu fondata l’associazione internazionale “Amici di Reggio Children”, per volere dello stesso Loris Malaguzzi e di un comitato di cittadini, che promuoveva la difesa dei diritti dei bambini, l’organizzazione di eventi culturali anche di portata internazionale e per la diffusione dell’approccio educativo nato trent’anni prima, oltre che a fungere da supporto strutturale per le istituzioni comunali.
Negli stessi anni e negli anni successivi, il Reggio Emilia Approach ha avuto diffusione globale ed è stato adottato soprattutto in America. Nel 2002, ad esempio, è nata l’organizzazione North American Reggio Emilia Alliance[6].
Allo stato attuale, gli scambi sono attivi con Albania, Bosnia, Kenya, Kosovo, Cuba, Macedonia, Palestina, Senegal, Sahrawi, Serbia e Nepal. Infatti , l’intensità raggiunta da tali relazioni internazionali, ha portato nel 2006 alla fondazione di un Network Internazionale e all’apertura del centro internazionale “Loris Malaguzzi”, luogo dedicato interamente alla cultura e alla ricerca che ospita: Reggio Children, il Centro Documentazione e Ricerca educativa, l’Auditorium Annamaria e Marco Gerra, lo spazio espositivo Marco Gerra, l’Atelier Raggio di Luce, il Centro Internazionale Scuole d’Infanzia e Primarie, lo Spazio di Ricerca e Innovazione.
29/5/2026 https://www.anbamed.it/









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