Askatasuna vuol dire libertà

Torino scende in piazza il 31 gennaio, mentre il governo stringe sugli spazi sociali

Sabato 31 gennaio Torino sarà attraversata da una manifestazione nazionale che va ben oltre la difesa di un singolo spazio sociale. “Askatasuna vuol dire libertà, Torino è partigiana” è il titolo scelto dal centro sociale torinese per una giornata di mobilitazione che mette insieme la risposta allo sgombero di dicembre, l’opposizione alle politiche del governo Meloni e una critica complessiva alla gestione repressiva del conflitto sociale negli spazi urbani.

Il corteo, annunciato da settimane, si svolgerà nonostante i tentativi di ridimensionarne l’impatto. Le manifestazioni da Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo ci saranno, ma è stato escluso il passaggio dalla centralissima piazza Castello, una delle richieste avanzate da Questura e Prefettura nel corso della trattativa con gli organizzatori. Una mediazione che lascia intatto l’impianto del corteo, ma che segnala ancora una volta la volontà di contenere simbolicamente e materialmente la protesta.

In queste settimane, intanto, il clima attorno ad Askatasuna si è fatto sempre più teso. Questura e Procura torinesi hanno intensificato le operazioni repressive contro compagne e compagni del movimento: nuove perquisizioni nelle abitazioni di due attivisti, con il sequestro di alcuni vestiti, sono state effettuate con l’accusa di aver partecipato al corteo del 20 dicembre contro lo sgombero del centro sociale. Episodi che si inseriscono in una sequenza ormai ricorrente, fatta di controlli, denunce e operazioni di polizia, e che vengono letti dal movimento come un tentativo di intimidazione preventiva in vista della manifestazione nazionale.

Nonostante questo, la risposta organizzativa appare solida. Durante la conferenza stampa tenutasi giovedì 29 gennaio davanti a Palazzo Nuovo occupato – chiuso nei giorni scorsi proprio per impedire un evento musicale in solidarietà ad Askatasuna – gli organizzatori hanno rivendicato una partecipazione ampia e trasversale. Sono oltre 200 le realtà che hanno aderito alla piattaforma lanciata dall’assemblea nazionale del 17 gennaio: collettivi, centri sociali, realtà studentesche, sindacali e politiche, con arrivi previsti da tutta Italia e anche dall’estero.

I tre concentramenti restano confermati: presso le stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa e a Palazzo Nuovo occupato. I tre tronconi confluiranno in piazza Vittorio Veneto. Il corteo attraverserà le strade di Vanchiglia, passerà davanti al centro sociale Askatasuna e si concluderà nella zona di Regio Parco, dove saranno presenti i pullman per il rientro dei manifestanti arrivati da fuori città. Un percorso che mantiene un forte valore simbolico, radicato nei quartieri e nei luoghi attraversati dalle esperienze di movimento.

«Ogni settimana si susseguono operazioni di polizia ai danni del movimento», spiegano gli autonomi torinesi, denunciando un disegno che mira a criminalizzare non solo la difesa degli spazi sociali, ma anche le mobilitazioni contro il governo e per la Palestina. La manifestazione del 31 gennaio nasce esplicitamente come iniziativa “contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”, intrecciando vertenze locali e scenari internazionali.

Il quadro torinese si inserisce in una strategia più ampia che ha avuto un passaggio emblematico a Milano, con lo sgombero del centro sociale Leoncavallo lo scorso 21 agosto. Un’operazione arrivata mentre era in corso una trattativa con il Comune per individuare una soluzione alternativa e condivisa sugli spazi. A distanza di tre mesi, il ministero dell’Interno ha risposto a un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore dem Franco Mirabelli, ma senza chiarire le ragioni politiche e operative dello sgombero.

In aula, a Palazzo Madama, la risposta è arrivata per voce di Emanuele Prisco, sottosegretario di Fratelli d’Italia, senza però sciogliere i nodi principali. «Non è stato spiegato perché lo sgombero sia stato effettuato in anticipo rispetto a una data concordata, mentre si stava lavorando con l’amministrazione comunale per una soluzione alternativa», ha commentato la senatrice Pd Cristina Tajani. «Si è trattato di un atto di forza, di machismo istituzionale da parte del governo, che ha interrotto un percorso politico e amministrativo».

Secondo Tajani, lo sgombero del Leoncavallo è stato anche «un grave sgarbo istituzionale» nei confronti della città di Milano, dal momento che il sindaco non sarebbe stato informato tempestivamente dell’operazione. Una ferita che va oltre il singolo caso e che parla del rapporto sempre più conflittuale tra governo centrale e amministrazioni locali sulla gestione degli spazi sociali.

Di fronte alle dichiarazioni muscolari del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha più volte rivendicato il pugno di ferro contro le occupazioni, dal Partito democratico arriva la richiesta di un maggiore coinvolgimento delle istituzioni di prossimità. «Sono spesso i comuni ad avere il polso reale delle situazioni sui territori», ribadisce Tajani. Non a caso, anche lo sgombero di Askatasuna a Torino è avvenuto nel mezzo di una trattativa complessa, così come a Roma diversi amministratori hanno espresso solidarietà all’occupazione di SpinTime, anch’essa nel mirino del governo.

Il filo rosso che lega Torino e Milano è proprio questo: l’interruzione forzata di percorsi politici e amministrativi in nome di una gestione securitaria del dissenso. La manifestazione del 31 gennaio si colloca dentro questo scenario, come risposta collettiva a una strategia che mira a colpire gli spazi sociali non solo come luoghi fisici, ma come esperienze politiche e culturali radicate nei territori.

«Speriamo che non si ripetano episodi di mancata collaborazione su temi così delicati», conclude Tajani, «che riguardano la convivenza civile, culturale e sociale nelle città». A Torino, intanto, la risposta arriva dalle strade: Askatasuna, per chi scenderà in piazza sabato, non è solo il nome di uno spazio sgomberato, ma una parola che rivendica un’idea di libertà e di città apertamente alternativa a quella del governo.

30/1/2026 https://www.osservatoriorepressione.info/

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