Carceri, la vergogna della relazione fantasma del Garante nazionale

di Luigi Mollo

Consegnata con oltre un anno di ritardo, la relazione del Garante ignora il dramma di carceri sovraffollate, i suicidi e le condizioni degradanti, trasformandosi in un esercizio burocratico incapace di raccontare l’emergenza penitenziaria

Doveva essere la relazione annuale al Parlamento sullo stato delle carceri italiane. È arrivata invece il 19 giugno 2026, con oltre un anno di ritardo e nel più totale silenzio. Nessuna conferenza stampa, nessuna presentazione pubblica, nessun confronto con le istituzioni. Un epilogo inevitabile per un documento che fotografa una realtà ormai superata dagli eventi e che appare già vecchio nel momento stesso in cui viene consegnato.

L’ultima relazione risaliva al 2023, ai tempi della presidenza di Mauro Palma. Poi il vuoto. Dopo la scomparsa improvvisa di Felice Maurizio D’Ettore, nell’agosto 2024, e la successiva nomina di Turrini Vita e Irma Conti, della relazione annuale non si è saputo più nulla. Fino ad oggi.

Ma il problema non è soltanto il ritardo. È il contenuto. O meglio, l’assenza di contenuto. Come ha denunciato Rita Bernardini di Nessuno Tocchi Caino, nelle 267 pagine del documento si trovano il numero delle visite effettuate e perfino i chilometri percorsi dai garanti, ma non si trova quasi traccia di ciò che hanno visto nelle carceri italiane e delle iniziative concrete adottate dopo quelle visite.

Mancano le celle sovraffollate. Mancano le condizioni degradanti. Mancano le storie di sofferenza quotidiana di detenuti e operatori. Manca qualsiasi seria riflessione sul senso della pena e sullo stato di un sistema penitenziario che continua a peggiorare.

Eppure i numeri parlano da soli. Alla fine del 2024 i detenuti erano 61.861. Oggi sono oltre 64.700. Il sovraffollamento ha raggiunto livelli record, mentre le morti in carcere continuano ad accumularsi in un’indifferenza istituzionale sempre più difficile da giustificare.

Sfogliando la relazione si ha l’impressione che il principale problema delle carceri italiane sia la mancanza di spazi o la necessità di qualche intervento edilizio. Come se il dramma umano che si consuma ogni giorno dietro le sbarre potesse essere ridotto a una questione di metri quadrati.

Le relazioni di Mauro Palma cercavano almeno di aprire una discussione pubblica sul carcere e sui diritti delle persone detenute. Questa appare invece come una fredda raccolta di statistiche elaborate sui dati del Dap, priva di una visione, di una denuncia politica e perfino di quella indignazione che la situazione richiederebbe.

Nel frattempo al Garante arrivano centinaia di reclami per problemi sanitari, condizioni detentive degradanti, difficoltà nei rapporti familiari, carenze trattamentali e segnalazioni di maltrattamenti. Ma tutto questo sembra restare sullo sfondo.

Mentre il sovraffollamento cresce e i decessi dietro le sbarre continuano a susseguirsi, dal Garante nazionale abituato a finti proclami e molte passerelle, arriva una relazione tardiva, burocratica e incapace di restituire la gravità dell’emergenza in corso. Chi dovrebbe vigilare, denunciare e richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità sembra essersi limitato a contare visite, chilometri e statistiche.

25/6/2026 https://www.osservatoriorepressione.info/

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