CCNL Sanità pubblica: si è firmato presto, ma si è firmato bene?
Firmata ipotesi di contratto nazionale Sanità Pubblica 2025-2027.
Ma perché tanto entusiasmo? Si è firmato presto, ma si è firmato bene?
Le organizzazioni firmatarie hanno ottenuto miglioramenti normativi reali: ferie senza penalizzazione economica, nuove disposizioni sul diritto allo studio, protezione dopo le aggressioni, regolazione dell’intelligenza artificiale, aggiornamento degli incarichi e maggiori tutele nella conciliazione vita-lavoro.
Questi risultati vanno riconosciuti. La tempestività dei rinnovi è certamente un risultato positivo. Un contratto firmato prima della scadenza evita che gli aumenti arrivino quando sono già stati divorati dal costo della vita. Ma la velocità della firma non misura la qualità economica dell’accordo.
Le somme dichiarate in pompa magna dai sindacati firmatari, dalle televisioni, giornali e social sono naturalmente cifre lorde. Un aumento lordo di circa 240 euro potrebbe tradursi, in molti casi, in un incremento netto indicativo compreso tra 120 e 150 euro mensili, mentre importi lordi inferiori produrranno naturalmente incrementi netti ancora più contenuti. Gli ultimi cicli di rinnovo (come il triennio 2022-2024) hanno coperto solo in parte l’inflazione cumulata, stimata attorno al 16-18%, lasciando una perdita di potere d’acquisto stimata tra il 5% e l’8%.
Affermare che gli aumenti superino l’inflazione prevista per il 2025-2027 non risponde alla domanda fondamentale: quanto potere d’acquisto hanno già perso i lavoratori della sanità negli anni precedenti? E quanto manca ancora per allineare le retribuzioni italiane a quelle europee? Per questo le espressioni trionfalistiche appaiono fuori misura. L’equità non consiste nel distribuire poco a tutti. Consiste nel riconoscere adeguatamente il valore reale di ciascun lavoro.
Secondo l’Ocse, nel 2023 la retribuzione degli infermieri ospedalieri era mediamente superiore del 20% rispetto allo stipendio medio dei lavoratori nei Paesi aderenti. L’Italia figura invece, insieme a pochi altri Stati, tra i Paesi nei quali gli infermieri guadagnano meno del lavoratore medio. Tra il 2019 e il 2023, inoltre, la retribuzione infermieristica italiana è diminuita in termini reali di oltre l’1% medio annuo. Inoltre l’aumento medio del comparto non elimina salari di partenza modesti, turnazioni gravose, esposizione alle aggressioni e frequenti sovraccarichi assistenziali.
Alla luce di questi dati, sostenere che il rinnovo contrattuale risolva la questione salariale appare francamente eccessivo. Può attenuare una perdita, ma non cancella il ritardo
Anche gli arretrati, annunciati in media in 1.226 euro per il comparto e fino a 2.300 euro per gli infermieri, saranno soggetti alla normale tassazione prevista dalla legge. Il netto in busta paga sarà molto inferiore agli importi annunciati e, secondo molti operatori sanitari, potrebbe non essere sufficiente a compensare inflazione, carichi di lavoro sempre più gravosi e responsabilità professionali crescenti.
Anche gli arretrati, annunciati in media in 1.226 euro per il comparto e fino a 2.300 euro per gli infermieri, saranno soggetti alla normale tassazione prevista dalla legge. Il netto in busta paga sarà molto inferiore agli importi annunciati e, secondo molti operatori sanitari, potrebbe non essere sufficiente a compensare inflazione, carichi di lavoro sempre più gravosi e responsabilità professionali crescenti.
A partire da settembre, si terranno assemblee in tutti i luoghi di lavoro per illustrare i dettagli dell’accordo e sottoporlo al voto vincolante delle lavoratrici e dei lavoratori,sperando che questo avvenga in tutte le strutture sanitarie italiane.
Ricordiamo inoltre che i lavoratori della Sanità Privata sono ancora da anni senza rinnovo contrattuale. 300.000 lavoratori che lavorano nella sanità privata e nelle RSA aspettano il rinnovo dei contratti di lavoro da 8 e 14 anni e risultano esclusi dall’adeguamento all’inflazione, mentre a settembre sono previsti aumenti del 5% per i rimborsi alle strutture private. Parliamo di 200 milioni di euro che però non andranno ai lavoratori. Ancora una volta si favoriscono gli imprenditori della sanità privata che occupano alti ruoli istituzionali, che finanziano certi partiti politici e che usano i loro giornali per fare propaganda a quegli stessi partiti “come ha dichiarato Marianna Ricciardi deputato del M5S al parlamento. Quando finirà questa disparità? Quando tutti i lavoratori della Sanità pubblica e privata avranno un contratto unitario?
Spero si apra un dibattito in CGIL che tenga conto anche dello scenario politico in campo sanitario dove la destra presenta in parlamento una bozza di risoluzione sulla Sanità integrativa che svuota ulteriormente la Sanità pubblica nel silenzio delle opposizioni e nel silenzio di parte del mondo sindacale. Nella proposta di Legge di Iniziativa Popolare (LIP) sulla sanità promossa dalla CGIL, il tema della sanità integrativa, dei fondi, e del welfare aziendale sostitutivo risulta clamorosamente assente.
Giuseppe Saragnese
Infermiere Asst-pg23 Bergamo
Assemblea Generale Cgil Bergamo
Le Radici del sindacato – Alternativa in CGIL
1/8/2026 https://radicidelsindacato.org/









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