Climate TRACE: 1,6 miliardi di persone esposte a inquinamento da PM2.5
Recentemente la coalizione internazionale Climate TRACE ha presentato uno strumento innovativo che rende visibile un pericolo altrimenti impercettibile: le scie di particolato fine (PM2.5) che si propagano dagli impianti industriali responsabili delle emissioni climalteranti.
Secondo l’analisi, più di 1,6 miliardi di persone che vivono in 2.572 aree urbane del pianeta sono esposte a livelli dannosi di inquinamento atmosferico provenienti da centrali a combustibili fossili, raffinerie, porti, miniere e impianti manifatturieri. Il particolato fine non solo alimenta la crisi climatica, ma è anche tra le cause principali di mortalità prematura: circa 9 milioni di morti l’anno sono attribuiti a questa forma di inquinamento.

La ricerca mostra inoltre che una parte enorme del problema è concentrata in pochi punti critici: il 10% degli impianti monitorati produce più della metà dell’inquinamento che colpisce la popolazione globale. Si tratta dei cosiddetti super-emettitori, le cui “nuvole tossiche” raggiungono da sole oltre 900 milioni di persone.
Città sotto assedio
Le aree urbane, per densità di popolazione e concentrazione di attività industriali, risultano particolarmente vulnerabili. Nella lista delle città più esposte troviamo:
- Karachi (Pakistan): 18,4 milioni di persone colpite
- Guangzhou (Cina): 18,2 milioni
- Seoul (Corea del Sud): 18,2 milioni
- New York (USA): 16,7 milioni
- Dhaka (Bangladesh): 16,3 milioni
In totale, nei primi dieci agglomerati urbani individuati vivono 162 milioni di persone che ogni giorno respirano aria contaminata dalle strutture industriali vicine.
Il tool, coprendo 2.572 aree urbane in tutto il mondo, comprende anche le città italiane: le raffinerie, i porti, le centrali e i poli industriali nel nostro Paese (pensiamo a Taranto, Priolo, Porto Marghera, Civitavecchia, Sarroch, ma anche Milano e Roma per traffico e concentrazione urbana) vengono mappati come fonti di inquinamento e dispersione di particolato fine.

La voce di Al Gore
L’ex vicepresidente USA e cofondatore di Climate TRACE, Al Gore, ha parlato in termini molto chiari: “Le strutture che bruciano combustibili fossili sono la fonte dominante dell’inquinamento che intrappola il calore e alimenta la crisi climatica. Usano il cielo come fosse una fognatura a cielo aperto. Il particolato che producono ricade nei quartieri vicini, causando la morte di 8,7 milioni di persone ogni anno.”
Il messaggio è inequivocabile: rendere visibile ciò che fino ad oggi rimaneva invisibile è un passo necessario per spingere i leader mondiali a intervenire.
Comunità vulnerabili in prima linea

Il caso della cosiddetta “Cancer Alley”, un tratto di 85 miglia lungo il Mississippi in Louisiana, è emblematico. Se fosse uno Stato indipendente, sarebbe il quarto al mondo per emissioni pro capite di gas serra. Qui i rischi sanitari sono drammatici: in alcune comunità la probabilità di ammalarsi di cancro è 50 volte superiore alla media nazionale.
Situazioni simili si ripetono in tutto il mondo, spesso a scapito delle comunità più fragili e meno tutelate.
Principali aree urbane e industriali italiane mappate da Climate TRACE
- Taranto
- Forte concentrazione di emissioni legate al polo siderurgico ex-ILVA.
- L’area urbana e i quartieri limitrofi risultano costantemente esposti a emissioni di particolato.
- Priolo Gargallo – Augusta – Siracusa (Sicilia)
- Uno dei poli petrolchimici più grandi d’Europa.
- Raffinerie e impianti energetici tra i principali super-emettitori italiani.
- Porto Marghera (Venezia)
- Distretto chimico e industriale storico, con forte impatto su laguna e hinterland.
- Sarroch (Cagliari, Sardegna)
- Raffineria di Saras, tra le più grandi del Mediterraneo, visibile nella mappa come fonte rilevante di emissioni.
- Civitavecchia (Lazio)
- Centrale termoelettrica e porto: area critica per emissioni e traffico navale.
- Milano
- Non per singoli impianti industriali, ma per densità di traffico veicolare e concentrazione urbana.
- Climate TRACE evidenzia la somma degli effetti emissivi tipici delle grandi città.
- Roma
- Analogo a Milano: contributo significativo di trasporti, porti (Fiumicino/Civitavecchia) e attività urbane.

La forza della trasparenza
Il nuovo strumento combina l’inventario globale di 660 milioni di fonti emissive di Climate TRACE con sofisticati modelli atmosferici sviluppati dalla Carnegie Mellon University. In questo modo è possibile seguire il viaggio delle particelle inquinanti per 365 giorni l’anno e capire esattamente quali quartieri sono più colpiti.
Nei prossimi mesi la coalizione lavorerà con ricercatori e istituti di sanità pubblica per associare questi dati agli indicatori demografici e sanitari locali. L’obiettivo: fornire strumenti concreti per azioni mirate di riduzione delle emissioni e protezione delle comunità più esposte.
Come ha ricordato Gavin McCormick, cofondatore di Climate TRACE: “Molti sapevano già di vivere all’ombra di grandi emettitori, ma ora questi dati lo rendono tangibile. In altri casi, l’inquinamento era invisibile e sorprendente, anche per chi scopriva di esserne direttamente colpito. Ora non ci sono più alibi.”
In definitiva, la nuova piattaforma di Climate TRACE non è solo un esercizio tecnologico: è un atto politico e civile che rende trasparente la connessione tra la crisi climatica e la salute delle persone, invitando governi e cittadini a pretendere risposte immediate.
PM2.5 Plume Visualizations
Il nuovo strumento di Climate TRACE mostra come le polveri sottili (PM2.5) emesse da oltre 9.500 super-emettitori in più di 2.500 aree urbane si disperdano nell’atmosfera, esponendo 1,6 miliardi di persone a inquinamento dannoso per la salute.
Cos’è un plume
È la rappresentazione, tramite modellizzazione atmosferica, del percorso che le particelle di PM2.5 emesse da un singolo impianto compiono in 24 ore.
Come viene creato
I dati di emissione mensili di Climate TRACE vengono combinati con i modelli meteorologici elaborati dal CREATE Lab della Carnegie Mellon University usando il modello HYSPLIT, che simula la dispersione degli inquinanti.
Condizioni prevalenti vs peggiori condizioni
- Prevailing conditions: il giorno in cui la comunità è stata più frequentemente esposta all’inquinamento di quell’impianto.
- Worst conditions: il giorno con il livello di esposizione più alto.
Cosa include
Power plant, raffinerie, siti industriali, porti e miniere. Non copre tutte le fonti di PM2.5 (come riscaldamento domestico), che però sono incluse nel database Climate TRACE.
Zoom
Navigando nella mappa globale è possibile zoomare anche la situazione italiana.
14/10/2025 https://ambientenonsolo.com










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