I pesticidi tossici, vietati in Europa, che esportiamo nel resto del mondo

L’Europa vieta pesticidi tossici sul suo territorio ma ne consente la produzione e l’esportazione, con gravi rischi per salute ed ecosistemi globali

L’Unione europea con una mano firma divieti di utilizzo di pesticidi tossici, con l’altra consente alle aziende di incassare i profitti della loro vendita nei mercati esteri. Solo l’anno scorso è stata autorizzata l’esportazione di pesticidi contenenti 75 diverse sostanze che, da noi, sono vietate. Il loro utilizzo, i legislatori europei lo sanno bene, mette a rischio la salute umana e l’ambiente. L’Italia al sesto posto tra i Paesi più coinvolti.

Parliamo di sostanze bandite perché possono causare danni cerebrali in bambine e bambini, infertilità e interferenze endocrine. Senza contare gli impatti su ambiente ed ecosistemi, come quelli degli insetticidi neonicotinoidi, letali per le popolazioni di api, e definiti «minaccia globale» dalla stessa Unione europea. Inutile dire che il 58% del peso complessivo di sostanze dannose che esportiamo viene destinato a Paesi a basso e medio reddito. Gli stessi in cui, secondo le agenzie Onu, l’utilizzo di queste sostanze è più pericoloso per persone ed ecosistemi di quanto non lo sia nei Paesi in cui sono già vietati.

L’Unione europea con una mano firma divieti di utilizzo di pesticidi tossici, con l’altra consente alle aziende di incassare i profitti della loro vendita nei mercati esteri. Solo l’anno scorso è stata autorizzata l’esportazione di pesticidi contenenti 75 diverse sostanze che, da noi, sono vietate. Il loro utilizzo, i legislatori europei lo sanno bene, mette a rischio la salute umana e l’ambiente. L’Italia al sesto posto tra i Paesi più coinvolti.

Parliamo di sostanze bandite perché possono causare danni cerebrali in bambine e bambini, infertilità e interferenze endocrine. Senza contare gli impatti su ambiente ed ecosistemi, come quelli degli insetticidi neonicotinoidi, letali per le popolazioni di api, e definiti «minaccia globale» dalla stessa Unione europea. Inutile dire che il 58% del peso complessivo di sostanze dannose che esportiamo viene destinato a Paesi a basso e medio reddito. Gli stessi in cui, secondo le agenzie Onu, l’utilizzo di queste sostanze è più pericoloso per persone ed ecosistemi di quanto non lo sia nei Paesi in cui sono già vietati.

Tra i Paesi ad alto reddito, invece, il maggior importatore è rappresentato dagli Stati Uniti, seguiti da Canada, Giappone, Russia, Australia e Cile. E poi ci sono quelli, come Svizzera e Regno Unito, che importano sostanze vietate per poi riesportarle altrove.

Italia al sesto posto tra i peggiori esportatori di pesticidi

Il nostro Paese contribuisce attivamente a peggiorare il quadro. Nel 2024 sei aziende hanno notificato l’esportazione di quasi 7mila tonnellate di pesticidi contenenti 11 sostanze che, in Ue, è vietato usare. Come l’erbicida trifluralin, bandito da quasi vent’anni perché tossico per le popolazioni acquatiche e persistente nel suolo e negli organismi. E il suo parente chimico ethalfluralin. Il trifluralin è talmente pervasivo che la contaminazione può arrivare anche in aree lontane dai campi in cui viene usato: causa reazioni cutanee ed è sospettato di essere una sostanza cancerogena. Nel 2024 la bresciana Finchimica ne ha registrato l’esportazione di 4mila tonnellate in Australia, Stati Uniti, Canada, Giappone e Cile. Sempre la Finchimica, nello stesso anno, ha dichiarato l’esportazione di 1.300 tonnellate di ethalfluralin a Stati Uniti e Canada e, in misura minore, Corea del Sud e India.

Nel frattempo la ragusana Tris International notificava l’esportazione in Marocco di più di 600 tonnellate dei “fumiganti del suolo” contenenti 1,3-dicloropropene di cui parlavamo sopra. In alcuni casi le esportazioni erano anche di cloropicrina, un fumigante vietato che, durante la prima Guerra mondiale, era usato come arma chimica per la sua capacità di superare anche i filtri delle maschere antigas. La multinazionale Corteva, con sede a Cremona, ha dichiarato l’esportazione di 92 tonnellate di fungicidi con mancozeb, una sostanza vietata nel 2020 perché interferente endocrino e tossica per la riproduzione. E poi c’è la milanese Sipcam Oxon che ha dichiarato di aver esportato 105 tonnellate di fungicidi contenenti clorotanil, un pesticida vietato in Europa dal 2019 perché potenzialmente cancerogeno.

Commissione europea: promesse di stop alle esportazioni mai rispettate

Come è possibile che ciò accada? Nella legislazione comunitaria alcune lacune rendono le aziende libere di continuare a produrre una sostanza, anche se il suo utilizzo è vietato perché è pericolosa. Ed è altrettanto consentito venderle a Paesi con leggi meno stringenti. La pratica era già emersa cinque anni fa da un’indagine di Unearthed e Public Eye, che mappò tutte le esportazioni di pesticidi vietati dall’Unione europea. Proprio quell’inchiesta indusse la Commissione a impegnarsi a mettere fine alla prassi. Ed effettivamente c’è chi ha smesso: nel 2022 la Francia e all’inizio del 2025 il Belgio hanno approvato leggi che vietano l’esportazione di pesticidi banditi. Senza un divieto europeo, però, non ci saranno effetti significativi. Divieto che tarda ad arrivare e che ha già subito diversi rinvii.

cibo pesticidi

Rita Cantalino

20/10/2025 https://valori.it/

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