Come fermare il fascismo?

Mi sembra impossibile che siano tutti così distratti. Anche in famiglia mia, nonostante il passato consapevolmente antifascista, si tende per lo più a sminuire e non voler sapere. È una comunissima reazione etologica verso le cose che ci fanno paura.

Eppure sta accadendo: le adunate fasciste, come anche l’Anpi denuncia, sono sempre più frequenti e dai toni sempre più squadristi, profittando anche del sostegno del governo europeo che cerca dichiaratamente aderenti alla guerra in difesa del capitalismo.

E anche nelle adunate delle facce da vino degli alpini, che fino a pochi anni fa sembravano (sembravano) solo una scusa per condividere la grappa, oggi rispuntano le facce da assassini che cantano faccetta nera.

E chi pensa che tutti questi eventi siano casi scollegati, non ha capito nulla di questo periodo storico che, a metà strada tra la guerra commerciale e la definitiva guerra atomica, tenterà la strada della guerra popolare generalizzata che comincerà con lo sdoganamento di governi nazifascisti a cui anche in Germania fingono di chiudere le porte quando in realtà stanno solo spianando la strada.

Mentre noi giochiamo ad imbellettarci e fare accademia, puntigliado sulla forma per la paura di affrontare una sostanza che oltre a spaventarci e farci sentire inermi ci disgusta, giustamente, io vorrei invece approcciarmi a quella sostanza con la solare e irriverente spigliatezza dei braccianti di un secolo fa. 

Mi sono chiesto quale possa essere la strada per fermare il fascismo dilagante senza essere costretti a scendere sul loro terreno di gioco che è la violenza ma senza nemmeno perdere tempo in battaglie formali che non cambiano una virgola strategicamente. 

E ben sapendo che la loro forza sta nella propaganda, la quale attrarre giovani e uomini abituati ad ostentare cattiveria, e che questo loro atteggiamento dipende da ben precisi traumi e dalla necessità di non sentirsi emarginati e indifesi, mi viene subito in mente che il migliore approccio sia quello di disincentivare l’adesione rispolverando alla lettera e con un pizzico coraggio, la memoria del più famoso inno di Benigni. C’è sempre un angolo in cui autoprodurre in tempi rapidi un raccolto agricolo estemporaneo. 

Auguri a tutti di buona resistenza. Dico sul serio.

Delfo Burroni

11/5/2025

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