Commissione Europea: i diritti non possono comparire il lunedì e scomparire il martedì!
di Filippo Visentin
Due comunicati del Forum Europeo sulla Disabilità, uno dopo l’altro, riguardanti altrettante proposte della Commissione Europea, sugli appalti pubblici e sull’abitare accessibile, la prima accolta con favore, la seconda criticata severamente. A quanto pare, dunque, non basta che la disabilità trovi posto in alcune buone politiche. Il vero passaggio culturale, infatti, avverrà quando non sarà più necessario ricordarsi ogni volta di inserirla nei vari provvedimenti. Perché i diritti, se sono davvero tali, non possono comparire il lunedì e scomparire il martedì!
È certamente curioso che, a distanza di sole ventiquattr’ore, l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, si sia trovato prima ad accogliere con favore una proposta della Commissione Europea e subito dopo a criticarne severamente un’altra. Due provvedimenti diversi, d’accordo, ma accomunati da una questione che dovrebbe ormai attraversare in maniera trasversale tutte le politiche dell’Unione: i diritti delle persone con disabilità.
Il 9 settembre, dunque, il Forum ha espresso un giudizio sostanzialmente positivo sulla proposta di revisione delle norme europee in materia di appalti pubblici. Il giorno successivo, invece, commentando la proposta di Affordable Housing Act della Commissione (letteralmente la “Legge sull’edilizia a costi accessibili”), il tono è cambiato radicalmente: a quanto pare, infatti, in un provvedimento che dovrebbe affrontare uno dei problemi sociali più rilevanti del nostro tempo, quello dell’abitare, le persone con disabilità e l’accessibilità sembrano essere state semplicemente dimenticate.
L’accostamento tra le due prese di posizione è interessante perché racconta qualcosa che va oltre i singoli provvedimenti, mostrando cioè quanto i diritti delle persone con disabilità rischino ancora di procedere a velocità diverse, riconosciuti in alcuni àmbiti e quasi invisibili in altri.
Sul fronte degli appalti pubblici, pertanto, i segnali sembrano incoraggianti, se è vero che la proposta della Commissione Europea prevede che l’accessibilità possa assumere un ruolo più rilevante nei requisiti tecnici e che si introduca una maggiore attenzione agli aspetti sociali nell’utilizzo delle risorse pubbliche. Inclusione sociale e occupazione delle persone con disabilità possono entrare nei criteri utilizzati nelle procedure di acquisto, mentre per alcuni servizi sociali, sanitari ed educativi vengono richiamati principi quali il coinvolgimento degli utenti, l’autodeterminazione e l’empowerment.
Non si tratta di una questione marginale. Attraverso gli appalti pubblici, infatti, le amministrazioni europee acquistano beni e servizi, realizzano infrastrutture, finanziano interventi che incidono concretamente sulla vita quotidiana delle persone. Secondo i dati richiamati dallo stesso EDF, stiamo parlando complessivamente di circa 2.500 miliardi di euro ogni anno, pari a circa il 15 per cento dell’intero Prodotto Interno Lordo dell’Unione Europea. Stabilire che una parte così rilevante della spesa pubblica debba tenere conto anche dell’accessibilità e dei diritti sociali significa riconoscere che questi ultimi non possono essere considerati un elemento accessorio.
Ventiquattr’ore dopo, tuttavia, lo scenario, come detto, appare quasi capovolto. Nella proposta europea sull’abitare a costi accessibili, infatti, secondo quanto denunciato dall’EDF, non compaiono riferimenti sufficienti né alle persone con disabilità né all’accessibilità e mancano anche espliciti richiami alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, pur essendo quest’ultima un testo vincolante che dovrebbe disciplinare tutta la normativa dell’Unione Europea.
Ed è proprio qui che la contraddizione diventa difficile da ignorare. Perché se esiste un àmbito nel quale l’accessibilità dovrebbe essere considerata fin dall’inizio, quello è certamente l’abitare. Una casa può essere economicamente accessibile, ma restare completamente inaccessibile a chi utilizza una sedia a rotelle, a chi ha una disabilità sensoriale o a chi necessita di determinate soluzioni per poter vivere autonomamente. Il prezzo, dunque, è soltanto una delle condizioni che rendono realmente disponibile un’abitazione.
C’è poi un problema ulteriore. Costruire oggi abitazioni senza criteri adeguati di accessibilità significa creare le barriere di domani, che dovranno essere eliminate successivamente, spesso con interventi costosi e complessi. Per questo l’EDF chiede che i programmi europei prevedano standard di accessibilità sia per le nuove costruzioni sia per le ristrutturazioni, senza dimenticare l’enorme patrimonio abitativo già esistente.
Ma la questione non riguarda soltanto rampe, ascensori, porte o dimensioni degli spazi. Il diritto all’abitare ha una relazione profonda con la possibilità di scegliere la propria vita. Poter decidere dove vivere, con chi vivere e in quale contesto costruire le proprie relazioni costituisce una delle condizioni fondamentali dell’autodeterminazione. Non a caso la stessa Convenzione ONU riconosce il diritto delle persone con disabilità a vivere nella comunità con la stessa libertà di scelta delle altre persone.
I due documenti europei, pertanto, letti uno accanto all’altro, finiscono allora per porre una domanda più ampia: possiamo ancora permetterci politiche nelle quali i diritti delle persone con disabilità vengono attentamente considerati in un provvedimento e dimenticati in quello immediatamente successivo?
Negli ultimi anni l’Unione Europea ha compiuto passi importanti sul terreno dell’accessibilità e dei diritti. Ma proprio per questo la disabilità non dovrebbe più essere una materia da aggiungere successivamente, quando qualcuno fa notare che manca, come in questo caso, tra l’altro, ha dovuto fare l’EDF, auspicando successivi interventi sulla proposta da parte della Presidenza irlandese della Commissione Europea e dell’Europarlamento. Dovrebbe invece diventare uno dei criteri attraverso i quali una politica pubblica viene pensata fin dall’origine.
È questa la lezione più interessante che arriva dai due comunicati pubblicati a distanza di appena un giorno. Non basta che la disabilità trovi posto in alcune buone politiche. Il vero passaggio culturale avverrà quando non sarà più necessario ricordarsi ogni volta di inserirla. Perché i diritti, se sono davvero tali, non possono comparire il lunedì e scomparire il martedì.
11/9/2026 https://superando.it/










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