Cosa c’entra la Nis2 col caso Solvay?

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di Delfo Burroni

La stragrande maggioranza dei cittadini, comprensibilmente ingenua dal punto di vista informatico, compresi a quanto pare i deputati del M5S, plaudono alla nuova direttiva europea Nis2 sulla Cyber sicurezza, e dunque nessuna voce critica si solleva contro di essa. D’altronde chi non abboccherebbe alla paventata tutela della riservatezza dei propri dati sensibili. Ma è davvero così? E cosa c’entra la Nis2 con il caso Solvay? Cercherò di dimostrare una tesi complessa che a mio avviso è chiara come il sole.

Anzitutto facciamo un breve riassunto del caso Solvay: i Pfas sono oltre diecimila molecole che fino a trent’anni fa erano considerate innocue.

Negli ultimi trent’anni si è scoperto che queste sostanze si legano alle proteine, si accumulano nel nostro corpo che non le espelle e sono interferenti endocrini, ossia in grado di influenzare il cambiamento degli ormoni responsabili dello sviluppo, della fertilità e persino del comportamento.

Causano tumore ai reni, al fegato e pure ai testicoli ma incidono anche sul metabolismo dei lipidi, sul colesterolo, la tiroide e molti altri problemi come quelli cardiovascolari.

I limiti massimi da non oltrepassare, stabiliti dall’Accademia Nazionale delle Scienze Americana, (Nas) indicano in 2 nanogrammi per millilitro il limite massimo da non oltrepassare (tenete a mente questa cifra).

Le analisi fatte sui cittadini che risiedono vicino alla Solvay di Alessandria confermano tracce di Pfas e più ci si avvicina alla fabbrica più i valori aumentano. In cinque casi, addirittura, si superano i 20 nanogrammi per millilitro. Dieci volte tanto la soglia. Nei prodotti coltivati vicino al polo chimico indicano una media di 15 microgrammi. Negli operai si riscontrano fino a 3 milligrammi per litro (non è un errore), 3 milioni di volte superiore alla soglia massima! (Come ho scritto sul mio blog: quanti soldi vuoi per morire all’istante?).

È emerso che in media, in ogni nucleo familiare esaminato, vi è un caso di tumore ma ne sono stati riscontrati anche quattro casi nella singola famiglia!

L’acqua sotto la Solvay è la più contaminata d’Europa. La contaminazione avviene principalmente per via aerea, le particelle che escono dalle ciminiere si depositano al suolo. Si trovano Pfas nelle acque di scarico, ci sono schiume presenti nel fiume Bormida e arrivano a inquinare anche tutto il bacino del Po, quindi ad avvelenare l’intera “Padania” (pensateci cari leghisti).

Syensqo (ex Solvay) ha tutto l’interesse a non fermare la produzione di cC6O4, fiore all’occhiello dello stabilimento e indispensabile per produrre Aquivion, utilizzato per realizzare celle a combustibile di ultima generazione e batterie a flusso, essenziali per la produzione di idrogeno verde.

Pensate che ad aziende e politici interessi la vostra salute? Ancora abboccate alle loro parole? Ecco cosa dice una dirigente intervistata da Il Sole 24 ore, Ilham Kadri, il chief executive officer, la quale spiega i piani futuri dello spin-off del gruppo Solvay: “A Bollate c’è uno dei centri strategici a livello globale dove si studiano materiali per la progettazione dell’industria dell’auto, delle batterie, dell’elettronica, dell’aerospazio, dell’oil&gas. A Spinetta Marengo (Alessandria) abbiamo investito oltre 600 milioni di euro sia in innovazione tecnologica che industriale. I nostri materiali sostituiscono i metalli e consentono alle auto di essere più leggere e quindi di consumare di meno. È così che le auto diventano più sostenibili [certo, come no] e che diamo il nostro contributo alla green economy”..

Nel senso che ci fanno diventare verdi, bella presa per il culo dire che il problema dell’inquinamento sta nel peso e non nei combustibili. Ora leggete quale richiesta fa l’azienda a Mario Draghi: “Per una multinazionale come la nostra, due o tre anni per avere un’autorizzazione sono troppi. È necessario ridurre questi tempi per avere un’Europa più competitiva: per attrarre investimenti bisogna creare un ecosistema favorevole alle imprese.”

E mentre deregolamentano i controlli per le multinazionali a noi ci riempiono di limiti e punizioni, attenzione le canne fanno male, ti vietiamo pure di respirare, mentre i morti da Pfas per consentire loro di accumulare più soldi sono un danno collaterale accettabile. Questo è il capitalismo. Mentre accusiamo la Cina di essere il paese più inquinato (ed è vero ma è anche vero che agendo nell’interesse dei cittadini ha già raggiunto con sei anni di anticipo gli obiettivi green che si era posta per il 2030) noi, anziché impegnarci veramente per la salute collettiva, facciamo giochetti dialettici e burocratici nell’interesse delle aziende facendo rientrare nel “green” il nucleare e le sostanze altamente nocive, ridendo in faccia a tutti i ragazzi terminali delle oncologie pediatriche.

Sono sfacciatamente disposti ad ammazzarci tutti pur di fare soldi. Attenzione: i tumori non fanno differenza tra elettori di destra o sinistra miei cari polli Meloniani.

Noi cittadini dobbiamo stare Zitti e Buoni parafrasando i Maneskin, e ovviamente Draghi è d’accordo con la multinazionale e ha dato il suo consenso a deregolamentare i controlli e stanziare ulteriori soldi. Anche il governo Meloni è d’accordo e fa la sua parte come vedremo più avanti.

Nel frattempo vediamo gli eventi che dimostrano la grande sensibilità green di aziende e istituzioni: allo stabilimento Miteni di Trissino (Vicenza) tra il 2009 e il 2018 le sostanze inquinanti avevano contaminato l’acqua potabile. Nel dicembre 2020, nel medesimo punto, un incidente aveva causato in poche ore lo sversamento di 35 chili di cC6O4

Fregandosene altamente, nell’agosto 2023 il ministero del (genocidio) Made in Italy, ha stanziato un finanziamento da 3 milioni di Euro affinché Solvay continui a produrre Aquivion. Nell’ aprile 2024 in alcuni pozzi della Solvay sono stati registrati valori anomali del pfas cC604. Dal governo non una parola.

L’8 agosto 2024, sempre all’interno della fabbrica, c’è stato un rilascio in aria di acido fluoridrico. Nella notte del 29 agosto 2024, un container arrivato via treno dalla (Francia) è fuoriuscito un gas dalla tossicità paragonabile al cloroformio.

Giuseppe Ungherese, responsabile campagne inquinamento di Greenpeace Italia ha chiesto analisi sull’acqua destinata al consumo. “I gestori idrici rispondono che i mancati controlli sono imputabili a chiare indicazioni di Arpa Piemonte”.

Alcune inchieste, hanno messo in evidenza comunicazione preferenziale tra Asl e azienda che
lasciano più di qualche dubbio sull’operato degli enti. Il Nucleo Operativo Ecologico di Treviso scrive esplicitamente di volontà dei tecnici di non voler far emergere la situazione: “O il massimo ente regionale in materia ambientale e sanitaria non è al corrente dell’operato dei propri organi tecnici (Arpa e Asl di Alessandria), oppure la Regione è responsabile del reato di rifiuto di atti d’ufficio previsto dall’articolo 328 del codice penale.” In sostanza, insabbiamento delle prove.

“Finora chi dovrebbe garantire la sicurezza della cittadinanza si è limitato a cercare di sminuire il problema. Nell’Alessandrino gli enti pubblici hanno permesso per anni l’erogazione di acqua contaminata e si sono attivati solo dopo l’interessamento di Greenpeace e solo in alcuni comuni. Solo dopo che la questione ha attirato l’interesse nazionale allora la Provincia di Alessandria ha imposto alla Syensqo (Solvay) il fermo delle produzioni”. .

Ma per soli trenta giorni. Una sfacciata presa per il culo verso i cittadini e lavoratori irrimediabilmente ammalati di tumore.

“La nostra politica deve svegliarsi perché di Pfas si muore. Chiediamo alle istituzioni un’operazione di trasparenza per mettere al corrente la cittadinanza e di intervenire con urgenza sulle fonti inquinanti. Arpa e Asl devono fare i controlli veramente, il governo dovrebbe curarsi della salute pubblica” [anziché vendersi. – NdA].

Come ci possiamo proteggere, allora, concretamente? Anzitutto, dobbiamo diventare cittadini attivi, chiedere dati e informazioni agli enti preposti perché facciano i controlli e soprattutto rendano disponibili gli esiti. E magari votare con più coscienza, impegnandoci politicamente per ottenere un partito veramente decente entro le prossime elezioni, che sposti i fondi dalla guerra verso la salute.

La popolazione veneta lo ha fatto a gran voce. Ma la politica non l’ha ascoltata. Ma da che parte stanno le istituzioni, con le lobby industriali o con l’interesse pubblico? Per avere una risposta su questo vediamo ora la questione Nis2 sulla cyber sicurezza.

Torniamo ora alla Cyber sicurezza e vediamo cosa c’entra con la vicenda Solvay.

Per avere una risposta su questo vediamo ora la questione Nis2 sulla cyber sicurezza.

Anzitutto cos’è la Nis2, la nuova direttiva europea sulla cybersecurity:

LAnzitutto cos’è la Nis2, la nuova direttiva europea sulla cyber security: “La Nis2 è una normativa che impone la cooperazione tra stati europei per obbligare le aziende ad adeguarsi agli standard, ovvero a intraprendere una serie di misure informatiche e strutturali, compresa la cosiddetta “resilienza”, allo scopo, almeno quello dichiarato, di aumentare i livelli di sicurezza informatica di tutta Europa “nell’interesse dei cittadini”.

Queste misure comprendono:

  • Sicurezza della catena di approvvigionamento.
  • Garantire la continuità operativa.
  • Adottare sistemi di analisi dei rischi.
  • Prevenire, e ridurre al minimo incidenti e attacchi.
  • Uso della crittografia e della cifratura.
  • Garantire l’affidabilità del personale, formandolo, e controllandolo.
  • Adottare sistemi di comunicazione di emergenza cifrati.
  • Adottare strategie di resilienza. Ovvero Usare tecniche di ridondanza dei dati replicandoli in una moltitudine di server.

Questa normativa che in Italia è entrata in vigore nell’ottobre 2024 coinvolge aziende pubbliche e private, grandi e medie, ma anche quelle piccole e microscopiche laddove siano considerate strategiche o anche solo minimamente rilevanti.

Tecnologia dell’informazione e della comunicazione.

I settori citati sono (elenco non esaustivo a discrezione dei legislatori):

  • Fornitori di servizi spaziali, fabbricazione di dispositivi,
  • settore bancario e infrastrutture dei mercati finanziari,
  • fabbricazione e distribuzione di sostanze chimiche (un esempio a caso? Solvay). Ma anche i fornitori di
  • fornitori e distributori di acqua destinata al consumo umano (vi dice niente?) ma anche raccoglitori e smaltitori di acque reflue (altro indizio), organizzazioni e istituti di ricerca privati ma anche pubblici (per la felicità dei ricercatori precari). E per gli amanti della libera informazione: infrastrutture digitali, fornitori di servizi digitali e social, gestori e fornitori dei servizi di t.

Infine, ovviamente, la pubblica amministrazione: nazionale, regionale, provinciale e persino locale, risaputamente all’avanguardia tecnologica e in grado di rispettare puntualmente le tempistiche di analisi e trasmissione di eventuali falle di cyber sicurezza.

Il completo adempimento degli obblighi di base in materia di sicurezza informatica dovrà avvenire entro ottobre 2026. La non conformità alla Direttiva o eventuali inadempienze, potrà portare a sanzioni salate. Le multe potranno arrivare fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato annuo globale.

Ora che ho sintetizzato la direttiva spero in modo chiaro anche per i cittadini più profani, a questo punto evidenzio le criticità che a molti saranno sfuggite:

1 – censura: gli obblighi della direttiva sono irraggiungibili per tante realtà sia piccole sia medie. Che saranno per questo messe in crisi costringendole al fallimento o alla chiusura. In special modo tutte le piccole realtà che fanno informazione: redazioni, giornalisti, artisti e cittadini liberi pensatori che si sono spesi fin oggi per sensibilizzarci sulla pericolosità degli Pfas.

“Uno dei pericoli per le aziende è girare a vuoto e restare bloccati tra Nis2 e GDPR (General Data Protection Regulation), il regolamento relativo al trattamento dei dati personali”. Il rischio di non rispettare queste leggi diviene sempre più elevato specialmente per le realtà più piccole, tanto che il gruppo di ricerca di medical security dell’Università di Roma “Tor Vergata”/CNIT,” presentando una vulnerabilità
nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), ha dichiarato: “L’aspetto maggiormente preoccupante è stato il lasso di tempo passato dalla notifica alla risoluzione. Oltre 7 mesi, un tempo lunghissimo se confrontato con le 24 ore di tempo che la direttiva NIS2 impone per la segnalazione di una vulnerabilità”.

Questo specifico passaggio crea un effetto strategico: coloro che non saranno in grado di adempiere agli onerosi obblighi o commetteranno qualche piccolo errore saranno “gambizzati” e messi in condizioni di tacere, mentre chi vorrà sopravvivere, per non rischiare di violare le normative dovrà affidarsi a costosi servizi esterni che si occuperanno, tra le altre cose, di garantire la cosiddetta “resilienza”.

2 – resilienza o proscrizione? Quella che chiamano resilienza, intesa come garanzia di non perdere i dati ridondandoli su più server, in realtà impone di ammassare tutti i dati sensibili di milioni di cittadini in un unico grande cloud europeo geo distribuito che permetta a specifici incaricati una gestione mirata delle informazioni: scoprire e classificare i dati, chi vi abbia accesso, in che modo vengano utilizzati e dove potrebbero essere esposti, consentendone o meno l’accesso.

In sostanza la Nis2 anziché imporre la non profilazione nel rispetto della GDPR (anche quella tutta da discutere) e la cancellazione dei dati privati, con la parola “resilienza” impone che tutti i dati degli utenti siano condivisi in un unico enorme cloud di dati a disposizione, ovviamente, delle autorità europee permettendo all’Europa e i suoi padroni d’oltreoceano un lavoro capillare di profilazione politica, mettendo in pericolo qualsiasi oppositore politico o cittadino non conforme alle idee governative.

3 – la riprova. Se volete conferma di quale sia il vero scopo della Nis2 e cosa c’entra con le lotte dei cittadini contro la Solvay, basta leggere tra le righe dell’intervista al Generale Franco Federici, Consigliere Militare del Presidente del Consiglio Meloni.

“I criteri contenuti nel disegno di legge impegnano il Governo ad assicurare l’opportuno coordinamento delle disposizioni recanti il recepimento delle direttive CER (Critical Entity Resilience) e NIS2. La normativa dovrà tenere conto dei rischi di origine umana, quali gli incidenti, le minacce ibride o altre minacce antagoniste.”

Un esempio a caso: i “pericolosi” cittadini che fanno inchieste e manifestano contro aziende di importanza strategica come la ex Solvay che potrà nascondere definitivamente tutti i dati scomodi dagli occhi indiscreti di cittadini e giornalisti, nonché catalogare in un unico grande e “resiliente” database tutti i possibili contestatori e personaggi scomodi, lavoratori in primis.

Se ancora avete dubbi pensate che: il Governo Meloni, pur avendo tutto il tempo di recepire la Direttiva NIS2 entro il 17 ottobre 2024, ha avuto fretta di fare presto tentando di anticipare la suddetta direttiva al 7 agosto mentre invece se la prendono comoda nel tutelare la salute pubblica dai veleni mortali come gli Pfas. Che siano forse preoccupati di nascondersi dalle inchieste di quelli che chiamano mafiosamente “spioni” (ex Anonymous), o che semplicemente non vedano l’ora di catalogare e censurare gli oppositori politici?

In ogni caso la cosa triste è che questa accelerata ottiene il plauso non solo del servile PD ma anche del M5S

E questo dice molto sulla bontà e la buona fede di questa normativa, ma se non bastasse a farvi venire il dubbio pensate che: l’Italia è anche l’unico paese dell’Ue che, guarda caso su iniziativa di un deputato FdI, Federico Mollicone, si è preoccupata di inserire nella Nis2 il settore della cultura, che comprende informazione, arte, spettacolo dal vivo, audiovisivo, musica, e tutta la proprietà intellettuale “perché settore strategico, critico…”: ovvero cerca di tagliare le gambe a tutti i soggetti che svolgono attività di interesse culturale che non saranno mai in grado di adempiere ad obblighi tecnologici di questa portata.

Conclusioni

Cosa ha a che fare la Nis2 col caso Solvay è presto detto: i dati di governi, aziende dannose come la Solvay e le informazioni sulle analisi di terreno, acqua e reflui saranno crittografati e inaccessibili per chiunque voglia indagare senza permessi che non verranno mai concessi. E contemporaneamente verranno incrociati i dati di milioni di persone che saranno catalogate in ogni dettaglio ed probabilmente segnalate come oppositori politici, contestatori o semplicemente potenziali disobbedienti.

Tutte le possibilità avute fino ad oggi di indagare per il bene dei cittadini, e tutte le tutele di libertà di parola e di espressione che hanno permesso di informarci sui pericoli a cui siamo esposti saranno definitivamente schiacciate da una tecnocrazia del controllo di massa e della secretazione dell’operato politico, industriale e militare nell’esclusivo interesse dei grandi capitalisti.

Un sistema di potere e controllo mai visto in Europa nemmeno ai tempi del nazismo

Se già la democrazia vacillava, oggi possiamo dire che non esiste più. Ne sono rimaste solo le spoglie esanimi. Vedete voi ora se volete andare a lavorare per aziende che vi garantiscono un tumore mortale prima ancora dell’età pensionabile e di accettare silenziosamente che Internet diventi un sistema di censura, spionaggio e censimento che nemmeno la Stasi della Germania Est, o se sia il caso di considerare una reazione politica forte e determinata a favore della libertà e della trasparenza, prima che tutta questa “sicurezza” ci seppellisca per sempre “six feet under”.

Buona dittatura e avvelenamento a tutti. O magari buona primavera, siamo wolking dead, comportiamoci da tali.

Fonti

https://www.blog-lavoroesalute.org/pfas-alla-solvay-di-alessandria-le-analisi-confermano-trpacce-nel-sangue-dei-residenti

https://www.ilsole24ore.com/art/kadri-syensqo-prodotti-italiani-50percento-auto-elettriche-mondo-AF6cTMKC

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/06/piemonte-acqua-contaminata-da-pfas-anche-a-torino-e-in-piu-di-70-comuni-vicini/7434997

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/19/la-politica-si-svegli-i-pfas-uccidono-lappello-al-governo-di-ungherese-greenpeace-vanno-vietati-per-legge-non-possiamo-aspettare-i-pm/7446621

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/03/01/pfas-nellacqua-potabile-in-piemonte-quattro-esposti-di-greenpeace-per-disastro-ambientale-misure-cautelari-per-fermare-distribuzione/7464364

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/06/28/alessandria-biomonitoraggio-tutti-pfas-nel-sangue/7603777

https://www.html.it/magazine/nis2-e-sovranita-dei-dati-la-guida-definitiva-2024

https://www.wired.it/article/nis2-cybersicurezza-aziende-cosa-prevede-obblighi-sanzioni-acn

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