Crosetto vede la guerra ovunque: e intanto l’Italia si militarizza e aumenta la censura

Crosetto parla di “guerra ibrida” e chiede 5.000 cyber-soldati, più altri 30.000 militari, mentre le spese della Difesa toccano record storici. Con minacce indefinite e numeri opachi, il governo costruisce una narrativa d’emergenza per giustificare la crescente militarizzazione del Paese.

L’Italia in trincea digitale: Crosetto vede “bombe hybrid” ovunque

L’Italia sarebbe già nel pieno di una guerra, solo che nessuno se n’è accorto. A farcelo sapere è Guido Crosetto, che presenta al Parlamento un documento in cui tratteggia scenari da thriller geopolitico, popolati da hacker russi, tentacoli cinesi, ombre iraniane e persino fantasmi nordcoreani.

Nel racconto del ministro, siamo sotto un bombardamento continuo — peccato che le “bombe hybrid” esplodano solo sulle slide del Ministero della Difesa.

Il cuore del piano è semplice: costruire un’Arma Cyber nuova di zecca, 5.000 unità tra personale civile e militare, operative h24, con una capacità iniziale di 1.200-1.500 persone da far crescere come lievito madre. Solo due settimane fa lo stesso Crosetto reclamava altri 30.000 soldati per le Forze Armate. Ora vuole anche la divisione d’élite digitale. Il Paese, evidentemente, è giudicato troppo poco armato per affrontare la tempesta imminente.

La minaccia invisibile che giustifica tutto

La formula magica è “guerra ibrida”. Un contenitore talmente elastico da includere quasi qualsiasi cosa: dalla disinformazione sui social alle pressioni geopolitiche, dalle sanzioni agli hacker, dall’influenza economica ai rapporti diplomatici.

La Russia “disinforma”, la Cina “agisce su più vettori”, l’Iran “combina terrorismo e cyberattacchi”, la Corea del Nord “usa leve finanziarie e cibernetiche”. Un menu geopolitico completo, perfetto per trasformare ogni problema interno in un complotto straniero, ogni malfunzionamento in un attacco ostile, ogni dissenso in una potenziale minaccia.

Il rapporto avverte che le infrastrutture critiche — energia, trasporti, telecomunicazioni, sanità, finanza — sarebbero un bersaglio prioritario. Serve dunque una popolazione “resiliente”, alfabetizzata digitalmente, protetta da ogni virus informatico ma anche, si direbbe, da ogni idea fuori dal coro.

Si cita un numero: 1.549 “eventi cyber” nei primi sei mesi del 2025, un aumento del 53%. Ma senza dettagli, contesto, classificazione. Dal tentato attacco di un ransomware sofisticato alla semplice mail di phishing bloccata da un firewall, tutto finisce nello stesso calderone. Basta che faccia impressione.

Più soldati, più spese, più emergenza

L’obiettivo strategico resta sempre quello: forzare un aumento permanente della spesa militare. Il piano Cyber è solo un tassello di un mosaico più grande. Il budget della Difesa per il 2026 raggiungerà i 34 miliardi di euro: mai così in alto.

Eppure, un mese fa eravamo già stati avvertiti: l’esercito italiano, secondo Crosetto, deve arrivare a 200.000 unità, 30.000 in più degli attuali effettivi. Ora si aggiunge la fanteria digitale, altri 5.000 specialisti, più un incremento di 10-15.000 militari dedicati al settore cyber.

La retorica della “minaccia ibrida” diventa così la cornice perfetta per chiedere più soldi, più personale, più poteri. Tutto in nome di una guerra indistinta, indefinita, impalpabile, combattuta contro nemici che non si vedono ma che, a quanto pare, sono ovunque.
Non si discute se l’Italia abbia davvero bisogno di un’Arma Cyber, né se le risorse manchino altrove — sanità, scuola, ricerca. La narrazione è lineare: il pericolo è esterno, implacabile, incombente. L’unica risposta è militarizzarsi.

La conclusione del ministro è la prima e l’ultima parola di tutto il discorso: “siamo sotto attacco”. E se siamo sotto attacco, allora qualsiasi spesa diventa necessaria, qualsiasi allarme è giustificato, qualsiasi piano è un atto dovuto.

Il risultato è un Paese che corre verso la militarizzazione digitale senza una discussione pubblica degna di questo nome, mentre le priorità civili continuano a essere trattate come variabili marginali.

Crosetto chiede uomini, soldi, nuove strutture. L’unica cosa che non chiede è un serio dibattito democratico. Ma in fondo, in una “guerra ibrida” permanente, chi ha tempo per queste formalità?

Alex Marquez

20/11/2025 https://www.kulturjam.it/

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