Cuba: quando il Bloqueo uccide i neonati

Questa settimana il Senato degli Stati Uniti ha respinto, grazie alla maggioranza repubblicana, una proposta del Partito Democratico volta a imporre restrizioni a Trump in merito a una possibile azione militare contro Cuba. Analizziamo il significato di tale decisione nell’attuale contesto, in cui si fanno sempre più pressanti i tamburi di guerra imperialista contro il popolo cubano.

Il tema centrale è l’impressionante rapporto, redatto da Alexander Main, Joe Sammut, Mark Weisbrot e Guillaume Long del CEPR (Center for Economic and Policy Research), un centro studi con sede a Washington, intitolato «Le sanzioni statunitensi e il forte aumento della mortalità infantile a Cuba».

Ci fornisce dati impressionanti sugli effetti drammatici delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro Cuba dal 2019. Ad esempio, la mortalità infantile è passata da 4,0 per ogni mille nati vivi nel 2019 a 9,9 nel 2025, con un aumento del 148% e provocando, quindi, 1.800 decessi infantili diretti.

Il rapporto ci dice che i principali colpi all’economia cubana, in questi anni, a causa delle circa 250 nuove sanzioni dal 2019, sono stati, tra gli altri, e fino al 2024:

  • Calo del turismo del 53% tra il 2018 e il 2024. Riduzione del 59% delle entrate turistiche da 3,2 miliardi di dollari nel 2017 a 1,3 miliardi nel 2024.
  • Calo del 23% nelle esportazioni di servizi medici.
  • Calo del 42% delle rimesse, da 4 miliardi di dollari nel 2018 a soli 2,3 miliardi nel 2024.
  • Riduzione del 30% delle importazioni di beni.
  • Diminuzione del 13% della popolazione tra il 2020 e il 2024 a causa dell’emigrazione di massa.

Il rapporto indica che gli impatti sul sistema sanitario sono gravissimi: le sanzioni hanno generato carenza di medicinali, attrezzature e forniture di base, nonché malnutrizione, deterioramento delle condizioni sanitarie, aumento delle malattie e incremento della mortalità. Le interruzioni di energia elettrica, per le stesse ragioni, colpiscono attrezzature critiche, come incubatrici e ventilatori per neonati malati. Non ci sono quasi ambulanze né carburante per farle circolare. E gli interventi chirurgici, eccetto quelli vitali, sono stati sospesi in tutto il Paese.

Analizziamo anche l’articolo “Come vive Cuba il blocco energetico?”, di Pascual Serrano, che si chiede cosa succederebbe se alla Spagna, alla Repubblica Dominicana o al Giappone fosse impedito l’arrivo di una goccia di petrolio o di gas: direbbero che il capitalismo non funziona ed è uno Stato fallito? Perché è proprio la narrativa dello “Stato fallito” a Cuba che Washington cerca di imporre. Serrano assicura che a Cuba, al contrario, c’è uno Stato presente che gestisce il deficit energetico: stabilisce livelli minimi di energia nelle strutture sanitarie e in altri luoghi; dà priorità ai centri sociali per l’installazione di pannelli solari, nell’ambito di una Strategia Nazionale per la Transizione Energetica ben definita; raziona la benzina e le ore di luce secondo criteri sociali; mantiene prezzi dell’energia sovvenzionati, senza permettere speculazioni o accumulo; ed esercita una trasparenza totale sulle informazioni relative alla situazione energetica.

Esaminiamo inoltre l’articolo «A Cuba, uno stallo è più probabile di un accordo», di William LeoGrande, decano emerito della Scuola di Affari Pubblici dell’American University di Washington, D.C., il quale, riguardo alle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti, osserva: «Se entrambe le parti si concentrassero sulle questioni economiche, forse sarebbe possibile un accordo. Sarebbe un buon risultato per entrambe le parti, ma non soddisferebbe le richieste dei cubano-americani di un cambio di regime”. E propone a Trump: “farebbe bene a seguire il consiglio di Reagan in materia di negoziazioni secondo cui «meglio poco che niente». Per quanto Cuba sia debole in questo momento, non esiste una via chiara attraverso la quale Washington possa ottenere un cambio di regime”. Infine sottolinea: «Esiste un’opportunità per impegnarsi nuovamente con Cuba sul piano economico a vantaggio di entrambi i paesi, e si tratta di un accordo troppo vantaggioso per lasciarselo sfuggire».

Infine, analizziamo il testo del Guardian «Un vuoto improvviso: i più poveri subiranno le conseguenze della campagna di Trump per impedire a Cuba di inviare medici ai paesi vicini», che affronta le conseguenze sociali nei paesi che hanno ritirato la cooperazione medica cubana a causa di ricatti o minacce da parte della Casa Bianca. Leggiamo: “Novlyn Ebanks, 73 anni, avrebbe dovuto ricevere gratuitamente l’operazione agli occhi di cui aveva bisogno presso l’ospedale St. Joseph di Kingston. «Sono molto arrabbiata e preoccupata», ha detto Ebanks, che ora dovrà cercare un trattamento privato con un costo che, secondo quanto afferma, potrebbe raggiungere i 350.000 dollari giamaicani (circa 1.600 sterline)”.

In Giamaica si sente già dire: Grazie di tutto, Donald Trump e Marco Rubio!

Fonte: Cubainformación

Traduzione: italiacuba.it

30/4/2026 https://italiacuba.it/

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