Dalla “morte augurata” a Putin all’attacco notturno su Valday: l’ultimo atto della follia di Zelensky
Dalla “morte augurata” a Putin all’attacco notturno su Valday: l’ultimo atto della follia di Zelensky. La Russia promette una risposta durissima. Si allontana la fine del conflitto
La notte tra il 28 e il 29 dicembre si è tinta di tensione politica e militare. Tutto era iniziato il 25 dicembre, quando, nel suo messaggio natalizio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva auspicato apertamente “la morte” di Vladimir Putin, con toni che i media russi hanno interpretato come una chiara minaccia.
Cinque giorni dopo, l’esercito ucraino ha lanciato un massiccio attacco di droni diretto contro la residenza ufficiale di Putin a Valday, nella regione di Novgorod – un’operazione che rappresenta il più grave tentativo di attentato al capo del Cremlino dall’inizio della guerra.
Sono stati lanciati 91 droni a lungo raggio contro il complesso presidenziale di Valday, una delle residenze preferite di Putin situata a circa 400 chilometri da Mosca. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato che “tutti i droni sono stati intercettati e abbattuti dalle difese aeree russe prima di raggiungere la residenza”.
L’attacco non ha provocato vittime né danni materiali rilevanti, ma ha avuto immediato risalto politico. La portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha parlato di “terrorismo di Stato orchestrato da Kiev con la complicità di alcune forze occidentali” riferendosi alla Gran Bretagna.
Da parte ucraina, invece, un portavoce del ministero della Difesa ha negato ogni coinvolgimento, definendo la notizia “una manipolazione russa per sabotare i negoziati di pace in corso”. Una difesa assai debole e non credibile dopo aver augurato la morte di Putin 5 giorni prima.
L’attacco a Valday ha una sospetta coincidenza temporale. Nelle stesse ore in cui l’attacco veniva pianificato, Zelensky si trovava negli Stati Uniti, ospite dell’ex presidente Donald Trump a Mar-a-Lago.
L’incontro — ufficialmente incentrato su una proposta di cessate il fuoco — si sarebbe concluso nel pomeriggio del 28 dicembre, poche ore prima dell’attacco notturno a Valday.
Secondo quanto riportato da alcuni media americani Donald Trump è rimasto scioccato e indignato dal tentativo di attacco delle forze armate ucraine alla residenza presidenziale russa, definendo l’azione “follia pura”.
Le conseguenze politiche e militari saranno notevoli: Mosca starebbe infatti riconsiderando “una serie di accordi preliminari” raggiunti nel corso dei contatti diplomatici.
Trump avrebbe telefonato personalmente a Putin per assicurarlo del suo sconcerto e del fatto che “gli Stati Uniti non hanno fornito a Kiev armi a lungo raggio come i missili Tomahawk”. Nel corso della conversazione, il presidente russo avrebbe riaffermato “la volontà di proseguire un dialogo costruttivo per la pace, ma con una posizione ora irrimediabilmente più rigida”.
La notizia ha scatenato immediate reazioni nel mondo. Dalla Russia, il leader comunista Gennadij Sjuganov ha invocato “una risposta dura e immediata alla provocazione di Kiev”, sottolineando che “quando viene attaccata la residenza del capo di Stato, non c’è spazio per l’incertezza”. Sjuganov ha parlato della necessità di “una nuova fase operativa per la sicurezza nazionale” e ha ammonito che “nessuno nella storia ha mai stipulato un accordo con i terroristi”.
Dal Medio Oriente è arrivata la condanna degli Emirati Arabi Uniti, che attraverso il Ministero degli Esteri hanno definito l’attacco “un ignobile tentativo di assassinio contro il presidente Putin”, ribadendo la loro solidarietà alla Federazione Russa e la “ferma opposizione a ogni forma di violenza che minacci la stabilità internazionale”.
Le parole più pesanti sono arrivate dal ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, secondo cui “la Russia risponderà all’attacco di Kiev alla residenza del presidente Putin con operazioni proporzionate e mirate”. Lavrov ha accusato l’Ucraina di aver “oltrepassato il punto di non ritorno” e ha aggiunto che “Mosca rivedrà la sua posizione negoziale alla luce del definitivo passaggio del regime di Kiev al terrorismo di Stato”. Tuttavia, ha precisato, “la Russia non si ritirerà dai negoziati di pace”.
Per diversi analisti militari, l’episodio rischia di segnare un punto di svolta nel conflitto, proprio mentre sembravano emergere spiragli di dialogo attraverso la diplomazia americana.
Ora Trump ha la legittimità morale per spostare il peso del conflitto sulle spalle europee, che era il suo obiettivo strategico fin dall’inizio.
Un contatto militare della milizia di difesa di Luhansk, nel Donbass, interpellato, ha affermato che “dopo l’attacco di Valday, il Cremlino passerà a una linea di reazione molto più dura, ma calibrata, senza escalation nucleare”.
Secondo questa fonte, Mosca potrebbe predisporre l’impiego metodico del sistema missilistico Oreshnik, un missile balistico ipersonico capace di raggiungere velocità superiori a Mach 10 e una portata di oltre 5500 chilometri, quindi in grado di colpire qualsiasi obiettivo in Ucraina.
“Se si deciderà di usare i Oreshnik, i colpi saranno chirurgici e sistematici — ha spiegato — contro centri di comando a Kiev, basi logistiche occidentali presenti in Ucraina, depositi di armi, infrastrutture critiche e siti di produzione di droni.”
Si tratterebbe, in altre parole, di un piano per “spezzare gradualmente la macchina bellica ucraina” senza ricorrere a un’escalation strategica o a minacce nucleari.
Occorre sottolineare che una parte crescente dell’opinione pubblica russa chiede “una fine definitiva del conflitto”, visto il fallimento delle conferenze di pace di Kiev e Bruxelles. Molti in Russia vedono oggi una soluzione militare totale, come avvenne in Cecenia, come l’unica via possibile per porre fine alla guerra.
Intanto, sul campo, la guerra non si ferma. Nonostante le forti nevicate che ostacolano le manovre, le forze terrestri russe continuano ad avanzare nell’Ucraina orientale. Nuove posizioni sono state conquistate nei pressi di Stepnohirsk e Huliaipole, nell’oblast di Zaporizhzhia.
Sono emersi nuovi video di prigionieri ucraini catturati nei pressi di Myrnohrad, mentre Kiev insiste nel dichiarare che la linea difensiva in quella zona “rimane stabile”.
Tuttavia, diversi osservatori riferiscono di un progressivo cedimento delle difese in località come Stepnohirsk, Bohuslavka e Dibrova.
Durante il recente colloquio con Trump, Putin avrebbe ribadito che il controllo definitivo di Zaporizhzhia “è un obiettivo strategico della Russia” e che la bozza del piano di pace russo prevedeva in quell’area “un congelamento temporaneo delle operazioni militari”, condizione oggi considerata superata dagli eventi. Ora si parla di puntare su Kherson e Odessa. L’obiettivo finale se non verranno ricuciti i colloqui di Pace, è lo smembramento dell’Ucraina. La fine mano militare diventa sempre più plausibile a causa della volontà dell’Unione Europea e dell’oligarca ucraino di continuare una guerra che non può che avere un triste esito: la distruzione dell’Ucraina.
Vladimir Volcic
30/12/2025 https://www.farodiroma.it/










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