Dio, scienza e distruzione di civiltà: il perseguimento del dominio di USA-Israele
di Maung Zarni
Martedì scorso, 7 aprile, il presidente USA Donald J.Trump ha messo la maggioranza morale fra noi, compresi milioni di americani delle varie posizioni ideologiche su montagne russe psicologiche, con i suoi due tweet depravati e criminali dalla sua piattaforma di propaganda sociale Truth. Il primo tweet emesso è stato alla Domenica di Pasqua, il giorno cristiano più sacro, della risurrezione del Cristo, in cui “profanava il cristianesimo” passando all’empietà, con grida di disapprovazione del suo amico Tucker Carlson, e lanciando insulti lampanti ad Allah (Dio per 1,5 miliardi di fedeli islamici).
E, ancor più minaccioso nel mondo del qui e ora, ne ha pubblicato un secondo in cui rivelava il suo intento inequivocabilmente genocida di far “morire un’intera civiltà” – ossia quella persiana, vecchia di seimila anni, con i suoi attuali 90 milioni e passa di iraniani di diverse culture ed etnie, ivi compresi gli ebrei iraniani, che hanno scelto come propria casa l’Iran, anziché traslocare nell’Israele ebraico suprematista.
Per chiunque abbia seguito con coscienza ed empatia gli sviluppi terribilmente angoscianti in Asia occidentale dove USA e Israele stanno imperversando con la loro guerra d’aggressione hitleriana dal 28 febbraio scorso, era vividamente reale e snervante la possibilità che Israele o USA ricorressero a bombardamenti nucleari sull’Iran.
Infatti sia Trump che Netanyahu stanno scoprendo quel che dicono da tempo alcuni dei massimi strateghi militari mondiali con perizia approfondita sull’Iran (per esempio, Alastair Crooke del Conflict Forum, l’ex-ispettore ONU delle Armi di Distruzione di massa nonché ex-ufficiale d’intelligence dei Marine USA Scott Ritter); ossia che è semplicemente inconcepibile che il tag team USA-Israele” [= squadra di membri con lo stesso comportamento (etichetta) ma scopi diversi – ndt], come John Mearsheimer chiama i due stati canaglia/pariah, sconfiggere l’Iran con l’uso di armi convenzionali. E invaderne il territorio, esteso quanto l’Europa occidentale e naturalmente fortificato fra i suoi monti aspri, foreste, deserti e strette rotte marittime, per non parlare di due decenni di programmazione meticolosa e centrata sull’auto-difesa, non farà differenze di sorta.
Di fronte alla loro pretesa missione congiunta di ridurre in ginocchio la dirigenza – e nazione – iraniana, incompiuta dopo 40 giorni e irraggiungibile in qualunque futuro prevedibile, l’esibita minaccia nucleare si faceva più rumorosa e il secondo tweet di Trump del 7 aprile con il suo termine perentorio di resa all’Iran, metteva il mondo coinvolto sull’orlo della rupe. Come molti, stavo cominciando a sentirmi molto agitato e a perdere il sonno per lo scenario di milioni di miei simili – detti iraniani –vaporizzati in una frazione di secondo del primo minuto dell’esplosione nucleare.
Erano quasi 40 anni fa che sentii parlare per la prima volta della “crisi cubana dei missili del 1962 – cui i cubani si riferivano come alla Crisi d’Ottobre a Cuba (spagnolo: Crisis de Octubre).
Crisi che fu, mi dissero, il confronto più spaventoso dell’èra della Guerra Fredda fra Wahington e Mosca, con la minaccia di guerra nucleare. La crisi durò dal 16 al 28 ottobre, innescata dallo schieramento segreto americano di missili nucleari in Turchia e in Italia (miranti a Mosca) e lo schieramento di ritorsione sovietico dei missili di Mosca al largo della Florida – sulla Cuba di Castro.
Qui mi appello all’indulgenza dei lettori per una breve digressione personale riguardo ai raccontatori cubani di quella Crisi, i cui retroscena personali e professionali valgono la pena d’essere fissati. E la cui umanità per me resta ispirante.
Questa storia da brivido dello spavento nucleare dell’ottobre 1962, un anno prima addirittura che nascessi, è importante quanto le persone che me la raccontarono, Gordon e Barbara Langlois – i defunti genitori di Marilyn Langlois, mia co-editorialista TRANSCEND. Non posso fare a meno di riconoscere come il loro attivismo umanistico abbia influenzato il mio attivismo da giovare birmano apprendista degli affari pubblici USA.
[I Langlois] Rocciosi desegregazionisti molto impegnati nell’attivismo per i diritti civili nell’area est della Baia di SanFrancisco, erano gran sostenitori del giovane John F. Kennedy. Raccontavano come le due teste assennate, del loro eroe americano assassinato e della sua controparte sovietica Nikita Khrushciov, prevalsero trovando uno snodo a corsie separate anziché permettersi di intrappolarsi sulla scala dell’escalation nucleare, in modo da evitare la distruzione di massa reciprocamente assicurata [MAD!] di entrambi i paesi e forse perfino della vita [sul pianeta] come la conosciamo.
Nell’estate del 1988, quando arrivai da studentello in Nord-California, fui “adottato” nella famiglia estesa di Marilyn Langlois, prevalentemente di scienziati con sede all’Università di California a Berkeley. Vale la pena notare che questa famiglia abbia prodotto più che proporzionalmente una quota di scienziati direttamente coinvolti nel Progetto Manhattan al Los Alamos National Lab fra i monti presso Albuquerque (New Mexico), e al Laurence Livermore National Lab a breve distanza d’auto da casa loro a Lafayette (California). Lo stesso meraviglioso padre di Marilyn era un chimico a capo della Divisione di Ricerca Chevron (a Chevron) e specificamente dei creatori dell’idrocarburo ottano.
Era di casa fra gli affini del professore di Berkely Glenn T. Seaborg, covincitore del premio Nobel 1951 per la scoperta del transuranio, elemento chimico più pesante dell’uranio – poi chiamato “seaborgio”. Forse altrettanto importante, la zia materna di Marilyn lavorava da assistente personale di Robert Oppeinheimer a Los Alamos durante il Progetto Manhattan. L’“Oppie” di Christopher Nolan la condusse all’altare in una cappella appena costruita per il suo matrimonio con un giovane fisico della sua squadra.
Diversamente dagli attuali belligeranti USA e israeliani con politiche di guerra e istigatori di sostegno popolare per “ridurre l’Iran all’Età della Pietra a forza di bombe”, tutto in nome del messia cristiano o del dio dell’Antico Testamento che passa sopra al genocidio – avete presente gli Amalek di Netanyahu? – quella famiglia americana di fisici e biochimici coinvolta nella ricerca per la Difesa ossia su armi, ivi compreso l’impatto della radiazioni sugli umani e l’ambiente, è inequivocamente per la pace fra le nazioni di culture, storie, civiltà e fedi diverse, non semplicemente questo cliché di coesistenza pacifica, ma per una famiglia umana pacificamente integrata.
Essi sono stati allevati entro o ben esposti a tradizioni cristiane e partecipano alle festività cristiane, ma con la loro educazione e il perseguire un pensiero indipendente hanno scelto una vita laicista in cui si rispecchia la separazione costituzionale fra chiesa e stato. Pur con i tratti della loro storia personale ben impressi in me e i ricordi di quelle conversazioni ancor freschi, non avevo valutato a fondo la profondità emotiva e psicologica con cui Gordon e Barbara raccontavano il proprio vissuto durante la crisi cubana dei missili. Questo fino alle minacce del tutto cupe e sconvolgenti di Trump di perpetrare il crimine genocida di distruggere un’intera civiltà – non solo un gruppo identitario, come sancito nella Convenzione sul Genocidio, su vettori etnici, razziali, nazionali o religiosi. Le civiltà comprendono tutto ciò ed altro.
Perfino Adolf Hitler, che secondo il colonnello SS Adolf Eichmann aveva avallato la Soluzione Finale alla Questione Ebraica (lo sterminio di massa accelerato degli ebrei in tutta l’Europa occupata dai nazisti), quando la Germania iniziò a perdere nei due ultimi anni della Seconda guerra mondiale, limitò tali propri intenti agli ebrei d’Europa, benché ci fossero altre popolazioni vittime su base identitaria, come i Rom e i Sinti.
Con la sua raggelante minaccia di annientare un’intera civiltà (dell’Iran persiano), Trump ha reso decisamente felice il 93% degli israeliani ebraici pro-guerra. Come ha fatto notare Gideon Levy, uno dei pochi intellettuali/giornalisti israeliani con una bussola morale cristallina e una profonda umanità, la stragrande maggioranza dei suoi concittadini sostiene Netanyahu come primo ministro suprematista ebraico che è riuscito a manipolare il presidente USA Trump inducendolo a unirsi a Israele nella distruzione dell’Iran sia come società che come stato. Levy lamenta che il fascismo messianico ebraico permea l’opinione pubblica israeliana, ciò che il fu professor Leibowitz, vincitore del Premio Israele e stimato studioso ortodosso rabbinico, considerava risultanza diretta dell’Occupazione della Palestina nel 1967.
Ogni americano informato oggi sa che gli Stati Uniti fa la guerra all’Oran, cominciando con un breve anticipo nel giugno 2025, su ordine di un Israele espansionista, come dichiarato pari pari da Joe Kent, ex-direttore del Centro di Antiterrorismo di Trump nonché Consigliere sulla Sicurezza Nazionale USA, e dal Segretario di Stato Marco Rubio. Indipendentemente dalle proprie differenze ideologiche su destra o sinistra, milioni di americani, ivi compresi molti ebrei, si oppongono alla guerra d’aggressione di Trump-Netanyahu contro l’Iran, eccetto i sionisti evangelici cristiani timorati di Dio rappresentati o guidati dal pastore battista del Sud e ora ambasciatore USA a Israele Mike Huckabee e John Hagge.
Dopo Hiroshima e Nagasaki, che tipo di umani augurerebbero la catastrofe nucleare anche ai loro peggiori nemici?
Termino questo mio intervento con una lunga citazione di Jonathan Kuttab, il palestinese fondatore e direttore di North American Friends of Sabeel nonché patrocinatore della pace non-violenta, tratta dalla sua newsletter (del 10 aprile):
“Non solo (Trump) sta platealmente minacciando di violare il diritto internazionale prendendo di mira bersagli civili in modo massiccio, ma addirittura di distruggere un intero paese di 90 milioni d’abitanti in un sol colpo. Ha dichiarato: “Posso distruggere tutto l’Iran in una sera, magari domani sera”. Poi ci ha fatto seguito con la minaccia di “distruggere un’intera civiltà in un sol colpo” se non soddisfano le sue richieste. Grazie al cielo, ha spostato il termine e non ha dato seguito alla peggiore delle sue minacce.
Tuttavia ci si chiede fino a che punto possa arrivare con questa pazzia se adeguatamente manipolato carezzandone a modo l’ego. Crede già di poter fare tutto quel che desidera senza dover essere costretto da alcuno/alcunché. Chi pretende sanzione divina per la guerra e la distruzione possono essere politici del tutto cinici come il presidente stesso o Benjamin Netanyahu, con poca o punta fede propria e nessuna credenziale religiosa.
Più pericolosi sono però quelli che asseriscono di essere cristiani praticanti, perfino pastori e ministri, la cui migliore conoscenza della Bibbia è usata per offrire un ben più pericoloso sfruttamento del linguaggio sacro e dei sacri testi per fornire una base religiosa alla guerra. Essi possono essere dei totali ipocriti mancanti di etica personale esemplare (Hegseth, per esempio, è un alcolista di cui si dice che abbia tradito la moglie con una donna sposata) ma non frequentano la chiesa, né pregano in pubblico, e sono decisamente più ad agio con le Scritture che il Presidente”.
TRANSCEND MEMBERS, 13 Apr 2026
Maung Zarni | Manufacturing Dissent – TRANSCEND Media Service
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis
16/4/2026 https://serenoregis.org/









Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!