Dossier cemento amianto via Arcoveggio 190 – Corticella Bologna : orribile già solo a vedersi ma ancora peggio in caso di inalazione e contatto con le fibre !!!

Alla attenzione di :
cittadini del quartiere Corticella, cittadini di Bologna e Provincia, Sindaco di Bologna e presidente della città metropolitana, Ausl, Arpa, Procura della Repubblica

Premessa
Il cemento amianto in Italia costituisce ancora una situazione ad alto rischio ambientale e sanitario ; l’amianto in Italia ha ucciso migliaia di persone e ciononostante i responsabili della strage rimangono sostanzialmente impuniti mentre il ceto politico che dovrebbe occuparsi delle bonifiche pare paralizzato; certo nel 1992 ci siamo trovati di fronte un quadro difficile: secondo le stime del CNR nei 40 anni precedenti erano stati disseminati nel territorio italiano 2,5 miliardi di metri quadrati di cemento amianto, senza contare tonnellate di amianto friabile; ci siamo trovati di fronte, come cittadini, alla necessità di approntare un piano nazionale di bonifica che sta avanzando oggi con una lentezza così esasperante da non rendere prevedibile che il territorio potrà essere considerato “asbestos free” cioè libero da amianto neanche nei prossimi 200-300 anni. Ma procediamo…

Osservazioni
Lo scenario che ci siamo trovati di fronte in via dell’Arcoveggio 190 , quartiere Corticella di Bologna è quello tipico delle situazioni di abbandono e di incuria : un cosiddetto “sito produttivo” abbandonato dopo l’alluvione dell’ottobre 2024, alluvione nel corso del quale l’acqua esondata dal Navile è giunta fino alla altezza di 1.20 metri dei muri degli edifici ; le coperture dei capannoni sono in fibrocemento; fibrocemento è una definizione che si usa, in assenza di dati analitici al microscopio o storici, per denominare coperture ondulate che potrebbero contenere amianto; formalmente , per essere certi che si tratti di amianto, occorre un esame di laboratorio o, come si accennava prima, un riscontro “storico” relativo ai materiali: spesso sono reperibili documenti aziendali che per la loro chiarezza ed esaustività possono consentire di “risparmiare” esami di conferma; è ovvio che un occhio esperto, grazie alla sola ispezione visiva, può valutare che si tratti di amianto in termini di certezza, se non assoluta, ragionevole; per la verità in alcune situazioni la incertezza può essere alta : è per questo che da decenni proponiamo (vox clamans in deserto) il censimento territoriale dell’amianto ma anche del fibrocemento in generale; ma su questo ci soffermeremo in futuro.

Proposte
Appurato (velocemente, non come sta accadendo nel comune di Ozzano Emilia…) che si tratti di cemento-amianto, occorre che il Sindaco firmi immediatamente una ordinanza finalizzata alla bonifica; nel territorio della provincia abbiamo avuto diversi “casi penosi” nei quali dal momento della nostra prima segnalazione alla effettuazione della bonifica sono passati anche 5 anni !!! Solo per fare un esempio questo è accaduto due volte nel comune di Loiano; nel frattempo abbiamo raccolto insulti e calunnie da parte di soggetti sprovveduti che hanno scambiato la AEA per il ”nemico” evidenziando di non aver capito nulla di cosa è stato il businnes dell’amianto in Italia e dei metodi che hanno reso possibile ampi profitti economici a costo di stragi di operai e di cittadini; ma rimandiamo le questioni generali ai prossimi approfondimenti che faremo con i cittadini del quartiere e “stiamo sul pezzo” del sito di via Arcoveggio 190 ;
il sito (in senso allargato oltre i capannoni) è un posto incantevole e suggestivo sia dal punto di vista ambientale e paesaggistico che dal punto di vista storico; con lungimiranza e con orgoglio i cittadini hanno installato un cartello che racconta eventi storici di cui la zona è stata teatro e testimone; quando il sito verrà bonificato sarà da consigliare a chiunque di visitarlo , anche alle scolaresche : il ponticello, il corso d’acqua, la fauna , il punto di sbarco a cui sono approdati molti personaggi storici, papi e grandi dame (pare anche Lucrezia Borgia) ; inoltre la grande importanza naturalistica è incrementata anche dalla esistenza, nel sito, di un GIARDINO DEGLI IMPOLLINATORI ; un tema , quello degli impollinatori (api, bombi e farfalle) a cui oggi è dedicata anche la attenzione della Università (vedi progetto in corso nel territorio di s. Giovanni in Persiceto) per cui pare una incongruenza che gi impollinatori del Navile siano invece esposti al rischio di contatto con l’amianto; forse non ci sono studi ed osservazioni particolari ma vi sono studi importanti sull’impatto dell’amianto sulla salute animale (lo diciamo anche per la fauna presente oggi nel sito in questione: anatre, uccelli ecc.)
che un sito del genere sia deturpato da capannoni con coperture in fibrocemento, oltre al problema, comunque prioritario, della difesa della salute, è un insulto alla storia e alla cultura della città.

IL SITO VA DUNQUE IMMEDIATAMENTE BONIFICATO affinché diventi “serenamente” fruibile per i cittadini e perché possa essere segnalato anche a chi non lo conosce e farebbe bene a visitarlo
Quali sono gli elementi da approfondire e i passi da fare con urgenza?

Come abbiamo detto la prima questione è l’accertamento della natura amiantifera o meno dei materiali di copertura; questo accertamento deve essere fatto in poche ore considerato che il proprietario o gestore degli immobili (i cittadini residenti fanno la ipotesi che la proprietà sia della azienda Brusori; il dato va verificato da parte degli organi ispettivi) ha l’ obbligo di essere consapevole della presenza o assenza di amianto; nel caso in cui il gestore dichiarasse di non essere conoscenza della natura del materiale va fatto un veloce prelievo o di un campione della copertura o delle polveri raccoglibili nelle grondaie (sulle grondaie torneremo più avanti); sono presenti alcune canne fumarie per le quali si pone lo stesso, minimo, margine di dubbio circa la natura del materiali ma, anche in questo caso, possiamo fare ipotesi in termini di alta probabilità se non di ragionevole certezza
• È presente una antenna, possiamo presumere, per ripetitori di telefonia cellulare (ma non ne conosciamo le caratteristiche e sottolineiamo solo che, nella valutazione complessiva del rischio occorrerà considerare anche quella)
• Il piano di lavoro che occorrerà esigere ai sensi del decreto 81/2008 e del recente provvedimento da poco entrato in vigore(decreto 231/2025) , in quanto piano propedeutico all’intervento di bonifica , dovrà precisare la entità in metri quadrati delle coperture, il numero e la posizione delle canne fumarie ma anche dovrà precisare il tipo di amianto presente (se solo crisotilo o anche anfiboli ); come è noto tutti gli amianti sono cancerogeni ma gli anfiboli sono più aggressivi; abitualmente l’impasto cemento-amianto, al momento della fabbricazione del manufatto (quando a produzione era legale, cioè prima legge 257/1992) prevedeva una presenza di fibre equivalente all’11-15% % in peso (del manufatto); parliamo quindi di miliardi di fibre inglobate nelle coperture dei capannoni visto che un metro quadrato di cemento amianto pesa 15-18 kilogrammi e che un grammo di amianto contiene milioni di fbre
• Le fibre erano “inglobate” nel cemento ma fino a quando ? dati scientifici inoppugnabili evidenziano come una lastra in cemento-amianto (potremmo dire “fresca di fabbrica”) , esposta alle intemperie, comincia a rilasciare fibre già a partire da due anni dopo la prima esposizione; il rilascio di fibre è incentivato da usura, vetustà, escursioni termiche, piogge acide , ecc.; è noto il cosiddetto fenomeno del “crioclastismo” (escursioni termiche che sono in rado di “spaccare le montagne”) e possiamo quindi immaginare cosa producano le escursioni termiche su un impasto di amianto e cemento nonostante che spesso si cerchi di “minimizzare” i problemi facendo riferimento all’equivoco concetto di “matrice compatta” ! appunto la “matrice compatta” dura poco e con i tempi che corrono dura sempre meno …
• Per questi motivi riteniamo che la prassi avallata frequentemente dagli enti locali di “temporeggiare” sia assurda, fortemente nociva e pericolosa per la salute pubblica ; ma di questo discuteremo più avanti se il signor sindaco dovesse adottare una condotta temporeggiatrice come è successo in altri comuni
• Un ulteriore elemento di rischio riconosciuto da decenni dalla comunità scientifica è che stiamo parlando e quindi si tratta di un sito abbandonato, dunque particolarmente pericoloso; in un sito ancora frequentato una rottura o una infiltrazione di acqua vengono considerate un segnale che suggerisce interventi di bonifica; questa dinamica e questa vigilanza nei siti abbandonati, non si verifica
• Ancora: i manufatti edilizi di via dell’Arcoveggio 190,in linea di massima, non sono dotati di grondaie; non che le grondaie svolgano chissà quale azione protettiva nei confronti delle fibre ma in assenza di grondaie esse scivolano più facilmente sul suolo e contaminano più velocemente l’ambiente circostante; se poi sulle grondaie si abbattono calamità atmosferiche più forti del solito l’amianto accumulato viene spazzato via tutto in un colpo
• ANCORA. DOBBIAMO RIFLETTERE SU UN DATO DI FATTO: LA PERICOLOSITA’ DI SITUAZIONI COME QUELLA DI VIA ARCOVEGGIO E’ FORTEMENTE AGGRAVATA DAI MUTAMENTI CLIMATICI IN ATTO ; una forte grandinata , anche negli anni trenta del secolo scorso, era in grado di “spappolare” una copertura in cemento-amianto (come abbiamo documentato con il fortuito ritrovamento di una rivista universitaria di agricoltura) MA OGGI IL RISCHIO E’ MOLTO PIU’ INGRAVESCENTE RISPETTO AL PASSATO; è noto a tutti che un evento meteoclimatico avverso, anche non proprio estremo, spazza via fibre e distrugge tettoie che poi devono essere vengono raccolte a pezzettini: GLI EVENTI DEGLI ULTIMI ANNI IN ROMAGNA , IN PARTICOLARE NEL RAVENNATE, SONO NOTI A TUTTI EPPURE I SINDACI SI OSTINANO A NON EMETTERE LA ORDINANZA CHE AVVIEREBBE FINALMENTE LA CONCRETA PRASSI DELL’INTERVENTO DI BONIFICA IL GIONRO PRIMA E NON IL GIORNO DOPO; per ulteriore chiarezza possiamo citare le valutazioni espresse dal Piano prevenzione della Regione Veneto (stralcio allegato)

Conclusioni
Proponiamo e, per la verità esigiamo alcuni atti molto semplici:

  1. Ordinanza di bonifica delle coperture e di tutti i materiali amiantiferi presenti nel sito via Arcoveggio 190; ovviamente occorrerà organizzare un sopralluogo urgente Ausl/Arpa (la nostra proposta è: nel corso di questa settimana) che verifichi la presenza , eventuale, di altri rischi all’interno degli edifici: ulteriore amianto o altri inquinanti connessi alle attività produttive svolte nei capannoni negli ultimi decenni (olii minerali, carburanti, metalli pesanti?)
  2. 2) Riteniamo congruo e utile che al sopralluogo Ausl/Arpa partecipino tecnici di fiducia del comitato dei cittadini di Corticella
  3. 3) Riteniamo congruo ed utile considerare la ipotesi di monitorare le condizioni del terreno e del suolo nella zona esistente tra il retro dei capannoni e il corso d’acqua senza escludere a priori (si valuterà alla luce anche della raccolta dei dati storici) carotaggi del terreno
  4. 4) Contestualmente il Sindaco , anzi, per l’occasione , il presidente della città metropolitana, emani una ordinanza sul modello (possiamo fornire copia) di quella del comune di s. Lazzaro di Savena del 2010 finalizzata al censimento capillare del cemento amianto presente nel territorio compreso (a differenza della ordinanza di s. Lazzaro di Savena) l’amianto delle tubazioni fognarie e della acqua potabile (Hera continua a erogare acqua inquinata da fibre di amianto anche se da anni la Ausl non dice quali sono risultati i siti positivi né quanti sono : EPPURE ABBIAMO “SPIEGATO” PIU’ VOLTE QUALI SONO I DATI CHE CHIEDIAMO ; anche alla luce del citato decreto 231/2025 auspichiamo un approccio più “realistico” da parte della Ausl al tema delle “dosi” di amianto nocive per la salute
  5. 5) Il censimento capillare del cemento amianto è una procedura ragionevole non onerosa e fortemente ergonomica che ridurrebbe significativamente i rischi ambientali e sanitari; ciononostante è stata ignorata e boicottata da amministratori evidentemente non alla altezza dei loro compiti; approfondiremo con i cittadini e con le istituzioni, se lo vorranno, in prossime circostanze
  6. 6) Riteniamo necessario e ragionevole che la bonifica del sito, previa, come già detto, analisi anche dei terreni circostanti e degli ambienti interni del sito, venga avviata immediatamente e venga conclusa entro l’estate 2026 sia perché verosimilmente il sito era “meritevole” di bonifica già da lunghissimo tempo sia perché le previsioni di Copernicus per la prossima estate preannunciano la fase più calda degli ultimi sei anni nonché piogge torrenziali e violente
  7. 7) LA DESTINAZIONE D’USO FUTURA DELLA AREA E’ TEMA CHE NON AFFRONTIAMO IN QUESTA SEDE LIMITANDOCI A SEGUIRE LE DISCUSSIONI E LE INIZIATIVE DEI CITTADINI DEL QUARTIERE CHE HANNO COMUNQUE GIA’ RILEVATO CHE LA AREA E’ CONSIDERATA DAI PAI (PIANO ASSETTO IDREOGEOLOGICO) “area allagabile”; la precisazione , in questa sede, per “mettere le mani avanti” e prevenire certe prassi del passato in cui gli interventi di bonifica sono stati troppo subordinati a programmi futuri di tipo edilizio; passiamo qui la parola ai cittadini (rete di Corticella) che peraltro hanno indetto una riunione il 15 aprile in via Colombarola 42 presso villa Torchi alle ore 20.30
  8. 8) Il Sindaco di Bologna ha annunciato progetti per un centro storico più bello e più pulito; lasciando circolare fibre cancerogene nelle periferie?

Vito Totire, medico del lavoro, presidente nazionale AEA-associazione esposti amianto e rischi per la salute via polese 30 40122 Bologna
Corticella-Bologna,13 aprile 2026

Sono disponibili una ampia ed ulteriore documentazione fotografica del sito nonché la letteratura scientifica e giuridica di riferimento (Archivio AEA-associazione esposti amianto via Polese 30 40122 Bologna)
Allegati: 1) riscontri letteratura scientifica 2) stralcio piano prevenzione regione Veneto 3) alcune foto del sito

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