Effetti stabilicum/Melonellum
A chi fa gioco la nuova legge elettorale?
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Intervista ad Antonello Ciervo
Giurista (esecutivo nazionale Giuristi Democratici)

a cura di Alba Vastano –
Montecitorio, 1 ottobre:
Rigettate, a voto segreto, con 229 voti contrari e 151 a favore, le pregiudiziali di costituzionalità (avanzate dalle opposizioni) sulla legge elettorale Stabilicum.
L’8 ottobre previsto il voto finale alla Camera.
Molte le critiche su questa nuova legge elettorale che prenderà il posto del Rosatellum e con la quale si voterà nelle prossime politiche del 2027. I dubbi che sia una legge migliorativa si incentrano su vari punti fondanti della legge: incostituzionalità sul premio, rappresentanza e stabilità, liste bloccate e quindi riduzione del potere di scelta degli elettori, premierato di fatto per via ordinaria.
Sugli aspetti tecnici e sugli effetti dello Stabilicum, che secondo la premier in carica e sulla maggioranza assicurerà al Paese stabilità e governabilità, si esprime, nell’intervista che segue, Antonello Ciervo, docente di diritto costituzionale- Unitelma Sapienza (esecutivo nazionale giuristi democratici)
Alba Vastano: Una panoramica sulle fondamentali caratteristiche della nuova legge elettorale denominata Stabilicum. Cosa cambierà con questa nuova legge nell’attuazione del prossimo governo, se passerà alla Camera nei prossimi giorni? E quali le diversità basilari dello Stabilicum rispetto al Rosatellum delle elezioni del 2022?
Antonello Ciervo: Lo Stabilicum è un sistema elettorale che ha un impianto apparentemente proporzionale ma che prevede un irragionevole ed abnorme premio di maggioranza per la coalizione che supera una soglia di voti sia alla Camera che al Senato (il 42%). Si tratta di un sistema elettorale del tutto inedito nel panorama delle democrazie europee, soltanto parzialmente assimilabile al modello vigente in Grecia che comunque prevede un premio non di maggioranza ma di seggi per il primo partito che vince le elezioni. Sotto certi punti di vista, la percezione della scelta dell’elettore appare molto più immediata e chiara rispetto al Rosatellum, ma di fatto una serie di meccanismi elettorali non consentono di ricondurre in maniera precisa il voto espresso al parlamentare poi effettivamente eletto.
A.V.: L’impianto della legge è di base proporzionale, con preferenze ma capilista bloccati e nome del candidato premier che verrà indicato dalla coalizione. Quali sono gli aspetti , oggi contestati dalle opposizioni e da diversi costituzionalisti , che rimandano ad evidenti profili di incostituzionalità?
A.C.: Sicuramente la mancanza della preferenza di genere; il premio di maggioranza sproporzionato che scatterebbe soltanto nel caso in cui la coalizione vincente dovesse superare la medesima soglia in entrambe le Camere; le modalità di espressione delle preferenze, a fronte dei capilista bloccati; l’obbligo di indicare il nome del premier a pena di inammissibilità della coalizione che trasforma surrettiziamente la nostra forma di governo da parlamentare in un premierato di fatto; il mancato rispetto dell’elezione su base regionale dei senatori. Infine, anche se non è il focus del dibattito politico e pubblico di queste settimane, non si risolve in maniera sistematica il problema del voto degli elettori fuori sede.
A.V.: La modifica basilare e che può cambiare i giochi a favore della coalizione vincente è sul premio di maggioranza. Cosa modificherebbe, se passasse la legge alla Camera, il premio di maggioranza previsto? Avverrebbe una violazione degli artt. 3 e 48 sul principio di uguaglianza e sulla rappresentatività democratica?
A.C.: Ogni premio di maggioranza inevitabilmente determina una distorsione della rappresentanza democratica: il tema è verificare, come ha più volte evidenziato la Corte costituzionale, se il premio sia ragionevole e proporzionato. Certamente, il premio di maggioranza previsto non è tale da consentire poi alla coalizione vincente di eleggere da sola anche i membri degli organi costituzionali di garanzia (laici del CSM e giudici della Corte costituzionale), ma comunque per come è congegnato il meccanismo premiale i profili di irragionevolezza sono tali da poter essere censurati dalla Consulta.
A.V.: Altro aspetto inquietante per la forza politica che raggiungesse il 42 % sarebbe il raggiungimento del potere di elezione autonoma del Capo dello Stato, in quanto consentirebbe alla coalizione vincitrice di avere i numeri per eleggere il Presidente della Repubblica. Potrebbe avvenire questo squilibrio di garanzia non previsto dalla Costituzione?
A.C.: Non mi sembra questo il tema: già oggi il PdR dopo il terzo scrutinio può essere eletto dalla maggioranza assoluta del Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali.
A.V.: Altra novità dello Stabilicum è l’indicare il candidato premier al Presidente della Repubblica. Un nome da indicare per ogni lista o un nome per coalizione? E in base a quali requisiti/funzioni politici verrà scelto e indicato? Inoltre il candidato premier, in tal caso, avrà un vincolo di mandato?
A.C.: Come dicevo prima, l’obbligo di indicare il candidato premier, a pena di inammissibilità delle liste di coalizioni mi sembra del tutto incostituzionale, considerato tra l’altro che, ferme le prerogative del PdR, quest’ultimo potrebbe anche non conferire l’incarico al premier “in pectore”. In realtà questa regola, oltre che essere incostituzionale, con riferimento all’automatismo della inammissibilità, serve soltanto alla maggioranza di governo per creare problemi all’opposizione.
A.V.: Sulla questione delle preferenze, molto discussa durante l’iter di approvazione della legge, c’è un nodo, in quanto modalità ibrida,ovvero capilista bloccati, ma sarà possibile esprimere preferenze per altri candidati. Si prevede la possibilità di attribuire voti occasionali e non voluti. Potrebbe accadere di generare confusione nell’elettore, al momento del voto, o nello spoglio delle schede? In definitiva quanti nomi troverà l’elettore sulla scheda elettorale, oltre al partito e al capolista, e quante preferenze potrà esprimere?
A.C.: Come ha sottolineato il Prof. Gaetano Azzariti in audizione parlamentare alla Camera, la Corte costituzionale ha stabilito che le liste bloccate in sé non siano incostituzionali, ma a due condizioni: che lo siano solo per una parte dei seggi e che il numero dei candidati da eleggere compresi nelle liste sia talmente esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi da parte dell’elettore, affinché possa quindi esercitare un voto consapevole. Nessuno dei due criteri è rispettato dall’attuale ddl, considerato tra l’altro che il premio di maggioranza viene assegnato su base nazionale in entrambe le Camere, in palese violazione dell’art. 57 della Costituzione che stabilisce invece che il Senato è eletto su base regionale.
A.V.: La posizione di Vannacci, in crescita nei sondaggi con Futuro nazionale, può rappresentare l’ago della bilancia della possibile vittoria o sconfitta elettorale della coalizione di destra a traino Meloni? Con lo Stabilicum, le opposizioni, se Vannacci correrà da solo, potrebbero maggiormente aspirare al premio di maggioranza?
A.C.: Non saprei: la mia impressione è che tanto la Meloni quanto Vannacci abbiano, per ragioni politiche diverse, interesse ad andare alle elezioni separatamente, per poi eventualmente convergere nel post elezioni, qualora i numeri per governare dovessero mancare alla destra. Gli ultimi sondaggi, del resto, per quanto sempre aleatori, dimostrano che Vannacci crollerebbe significativamente nei consensi se entrasse nella coalizione di destra, proprio perché la sua posizione è quella di una alternativa all’attuale maggioranza, in ragione dello scontento che molti attuali elettori della destra nutrono per le politiche troppo “moderate” della Meloni.
A.V.: Campo largo sì, campo largo no? Funzionerebbe allo scopo di smantellare il governo attuale di matrice fascista? Il campo largo che prospettive avrebbe in corsa elettorale, senza il Pd?
A.C.: Se posso esprimere una personale valutazione politica, credo sia necessario che questa destra illiberale e a tratti neo-fascista debba essere relegata all’opposizione il più presto possibile, se non vogliamo evitare una deriva autoritaria e repressiva che nei fatti è già in atto. Ovviamente il campo largo o chi per esso dovrebbe avere la capacità di esprimere un programma alternativo alle destre illiberali presenti in Italia ed in Europa, rifiutando il modello neo-liberale che oggi assume appunto tratti palesemente autoritari, per costruire una alternativa innanzitutto di società e di cultura politica. Ma per fare questo il Partito Democratico deve chiudere la stagione di acquiescenza ai dogmi del neo-liberismo che ha caratterizzato la propria azione politica sin dalla sua nascita.
A.V.: Le forze di sinistra extraparlamentari, da sempre in forte opposizione al Pd, partito responsabile perlopiù dell’ascesa delle destre al potere e dello smantellamento dello Stato sociale da almeno un ventennio, dovrebbero coalizzarsi fuori dal campo largo per mantenere una coerenza di linea politica?. Qual è il suo parere in proposito da costituzionalista super partes su questo importante aspetto che sta dividendo sul che fare le forze di sinistra radicale?Coerenza politica da salvaguardare o emergenza?
A.C.: Ho avuto modo di recente, al convegno nazionale del CRS, di ascoltare la proposta di Maurizio Acerbo di un patto costituzionale per sconfiggere le destre. Mi sembra una proposta ragionevole e condivisibile. L’alternativa alle destre nasce dai contenuti politici e dai programmi elettorali, non certo dalla individuazione competitiva di un premier o di un “capo” alternativo alla Meloni. E il programma elettorale per un’alternativa alla destra illiberale è già scritto in Costituzione. Bisognerebbe soltanto avere la forza e forse anche il coraggio politico, a questo punto, di attuarla piuttosto che di provare a modificarla inutilmente, come ci dimostra l’esito del referendum sulla giustizia.
Fonti: https://www.questionegiustizia.it/autore/antonello-ciervo
http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=47166
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