FUORI DALLE COMPATIBILITA’ DEL SISTEMA DI GUERRA PER UN’ALTERNATIVA DI PACE E GIUSTIZIA SOCIALE
Versione interattiva Lavoro e Salute Ottobre 2026 – Lavoro & Salute – Blog
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Il mondo vive ormai in uno stato di guerra permanente, sotto forma di terza guerra mondiale a pezzi, che si manifesta nella sua dimensione più diretta e brutale in diverse aree regionali con conflitti mai spenti pronti a divampare in forme sempre più devastanti. È alto il rischio che la situazione possa sfuggire di mano degenerando in una guerra totale. Questo rischio è strettamente legato alla fase di enormi cambiamenti, in cui vengono ad esaurimento il dominio unipolare degli USA e quello occidentale, che dura da cinque secoli sul mondo.
Proprio per contrastare questo declino derivante dall’entrata in crisi della globalizzazione capitalistica e per scongiurare la nascita di un mondo multipolare, le classi dominanti occidentali a guida statunitense stanno cercando di conservare la loro posizione di comando e di privilegio tramite una politica di guerra e di aggressione.
La politica reazionaria e guerrafondaia delle élite occidentali, nel tentativo di ostacolare l’avvento di un multipolarismo fondato su cooperazione e regole condivise, può portarci, con la forza delle armi, sull’orlo di una guerra nucleare.
All’interno dell’Occidente, tutti i processi iniziati con il ciclo neoliberista vengono accentuati e portati a compimento nella loro forma più barbarica: dalla guerra alla sottomissione integrale del lavoro, alla distruzione dell’ambiente, alla minaccia esistenziale dei cambiamenti climatici, alla distruzione dei diritti sociali, civili e democratici, al razzismo, alla frantumazione sociale. Scelte all’origine della crescita delle destre e del fenomeno dell’astensionismo che non è venuto meno neanche in Calabria dove ha colpito anche il centrosinistra.
In particolare, la guerra e l’economia d guerra comportano la sottrazione di risorse fondamentali ai diritti e agli investimenti sociali, l’alimentazione di un clima politico fondato sulla paura, la compressione delle libertà democratiche, la repressione del conflitto sociale. Per molti aspetti la guerra combattuta all’esterno si trasforma in una sorta di guerra civile sul piano interno.
Nessuno oggi può sfuggire alla scelta dirimente di stare dentro o fuori le compatibilità del sistema di guerra.
IL RUOLO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA E LA NECESSITA’ DI UN NUOVO PROFILO POLITICO
Per evitare che le forze imperialiste occidentali proseguano sulla strada della guerra e della spaccatura del mond blocchi contrapposti, fondamentale è la sconfitta di queste forze da parte dei popoli occidentali.
I paesi del Sud del mondo, a partire dai BRICS, possono contrastare l’imperialismo occidentale, anche sul piano militare, ma non possono impedire che le élite occidentali scatenino la guerra. Decisivo è quindi il ruolo dei popoli occidentali che possono contrastare dall’interno l’attitudine guerrafondaia delle classi dominanti. Per questo è necessario costruire oggi, in
Occidente, un’alternativa fondata sul NO alla guerra e al liberismo. Una scelta che, ricollegandosi alle grandi tradizioni di lotta del movimento operaio e antifascista, sia in grado di collegare oggi il no alla guerra, all’aumento delle spese militari, alle sanzioni alla Russia che hanno unicamente portato ad un inasprimento delle condizioni di vita dei popoli europei, con lo sviluppo del welfare, dei diritti sociali e civili, della tutela dell’ambiente, della democrazia e di un mondo
multipolare cooperativo.
Con questo indirizzo strategico dobbiamo approcciare le prossime elezioni politiche registrando quattro elementi che si sono palesati in questi ultimi mesi in tutta la loro chiarezza.
- Il governo ha prodotto una legge elettorale che vuole trasformare il sistema politico in una disputa oligarchica a cui possano partecipare solo le forze politiche – o le loro filiazioni – che sono già presenti in Parlamento. La legge non può essere descritta e combattuta, come sembra fare il segretario nazionale, semplicemente come un attacco a Rifondazione Comunista nel suo proposito di “contribuire a una coalizione”. È una legge che, al di là di essere rivolta contro i piccoli partiti del campo largo contiene un obiettivo ben più ambizioso: mettere una pietra tombale sulla possibilità di superare il bipolarismo che da oltre trent’anni distrugge la democrazia nel nostro paese.
- Questa legge ha probabilmente messo in crisi verticale le ipotesi di presentazione di liste al di fuori del bipolarismo e obbliga quindi tutti a ragionare con più attenzione sul da farsi per impedire che venga sradicata nel Paese la possibilità
- Nel campo largo vediamo emergere significative contraddizioni attorno al nodo della pace e delle spese militari, e anche su misure repressive come il Ddl antisemitismo, contraddizioni che non possono trovare in alcun modo una composizione positiva dentro quell’ambito. Dobbiamo impegnarci a tutti i livelli per il rilancio e l’allargamento del movimento contro la guerra e il riarmo anche al fine di palesare in misura sempre maggiore queste contraddizioni. Tra le posizioni espresse dal Movimento 5 stelle e quelle del PD o di Renzi possono essere realizzati solo pastrocchi, o arretramenti, non sintesi in avanti.
- La posizione portata avanti sino a qui dal segretario nazionale, che punta a far entrare in qualche modo Rifondazione Comunista nel campo largo, senza condizioni, confronti e riscontri su nodi politici fondamentali, e anzi, come sembra oggi, perfino rinunciando al simbolo del Prc, ha determinato la sostanziale sparizione di Rifondazione Comunista dal
contesto politico.
Non è un caso che in questa situazione il segretario cominci a prefigurare l’inserimento di qualche compagna o compagno in altre non precisate liste del campo largo, come del resto è già accaduto in diverse tornate elettorali regionali. Stiamo assistendo ad uno slittamento progressivo della linea politica del partito, che determina nei fatti la scomparsa del progetto e della funzione storica di Rifondazione Comunista, in ragione di un tatticismo esasperato e inconcludente che ci rende invisibili oggi e mette in discussione l’utilità sociale, la soggettività politica, il futuro stesso
del nostro partito.
In queste condizioni di perdita del ruolo politico di Rifondazione, è stato deciso di impedire la consultazione degli iscritti e delle iscritte. La negazione di un percorso interno democratico, fatto gravissimo che priva le iscritte e gli iscritti dell’esercizio di un loro diritto, rischia di essere semplicemente l’altra faccia della perdita di ruolo politico.
Di fronte a questa situazione di crisi organica riteniamo necessario una presa di responsabilità di tutto il gruppo dirigente affinché, a partire dalla nuova situazione in cui ci troviamo ad operare, definisca il profilo politico su cui rilanciare il nostro progetto.
UNA FASE APERTA. LA PROPOSTA DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA
Proponiamo quindi di avanzare una proposta rivolta a tutte le forze politiche, alle associazioni e alle singole persone che considerino centrale il tema del no alla guerra, alle spese militari e al liberismo di dar vita ad una coalizione politica che possa porre il tema dell’alternativa in Italia.
L’alternativa non è solo una necessità ma, oggi più che mai, una possibilità: non c’è mai stata una fase più aperta di quella attuale. Un’apertura che trova la sua ragion d’essere nello sviluppo delle contraddizioni interne al modello capitalistico, nella crisi della politica tradizionale, nella domanda diffusa di cambiamento, nella scesa in campo di una nuova generazione contro la guerra e il genocidio. Anche per questo occorre dare vita a una coalizione politica in cui sia presente il simbolo di Rifondazione Comunista. Il tempo per avanzare una proposta di questa natura è oggi, non domani, in modo da poter intervenire positivamente sulle contraddizioni presenti nel centrosinistra e interagire con quanti ritengono si debba operare per costruire una coalizione alternativa ai poli esistenti.
Fatte salve queste premesse, la direzione nazionale impegna il partito a:
- essere parte attiva sul piano nazionale nella ripresa della mobilitazione contro la guerra, il genocidio, il riarmo e l’invio di armi e le sanzioni, da portare avanti unitamente alla mobilitazione contro lo scarico dei costi dell’economia di guerra sui ceti popolari, in termini di aumento del costo della vita, crescita dell’inflazione, erosione del potere di acquisto dei salari e delle pensioni, smantellamento dello stato sociale; e nelle città mobilitarsi contro la speculazione immobiliare e finanziaria e la svendita del patrimonio pubblico alla rendita, fenomeni frequenti anche nelle città nelle quali governa il centrosinistra.
- partecipare a tutte le iniziative di mobilitazione contro la nuova legge elettorale, contro la distruzione del pluralismo sociale e politico e il soffocamento delle opposizioni;
- portare a compimento la campagna di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare 1% equo in opposizione alle politiche di centrodestra e centrosinistra che hanno favorito la detassazione delle grandi ricchezze e l’aumento delle disuguaglianze sociali;
- rilanciare l’iniziativa per il salario minimo, che oggi, in conseguenza dell’inflazione, deve essere fissato a 12 euro lordi l’ora e deve essere indicizzato all’inflazione che ha ripreso a correre e produrrà un ulteriore impoverimento dei salari;
- sostenere la lotta contro il regionalismo predatorio ai danni del Sud, dei territori e delle fasce sociali più deboli, a partire dalle mobilitazioni per il blocco delle pre-intese avviate tra il Governo e le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria.
Daniela Alessandri, Fabrizio Baggi, Paolo Ferrero, Eliana Ferrari, Loredana Fraleone, Stefano Grondona, Tonia Guerra, Ezio Locatelli, Nicolò Martinelli, Vito Meloni, Dmitrij Palagi, Antonello Patta, Claudia Rancati, Roberto Villani
01.10.2026
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