Emmanuel Todd: «Hitlerismo, trumpismo, netanyahuismo, lepenismo, macronismo»

«Natura morta con maschere III», dipinto da Emil Nolde nel 1911. Foto Flickr. Licenza CC BY-NC-SA 2.0.

Il celebre sociologo francese mette gli estremismi a confronto: dalla Germania nazista a Trump e Macron.

Con il suo solito stile caustico e graffiante, Emmanuel Todd analizza somiglianze e differenze tra estremismi storici e contemporanei. Dall’hitlerismo al trumpismo, dal lepenismo al netanyahuismo, il sociologo ripercorre la storia della xenofobia, del conservatorismo popolare e della follia collettiva delle élite europee. La fine delle credenze religiose e ideologiche ha indebolito il super-io umano, generando individui indeboliti moralmente. Sostenendo che il gregge russofobo dell’Europa post-nazionale rischia guerre illusorie, Todd conclude con un’osservazione amara: «Gli scambi termonucleari non hanno bisogno di eroi».

I riferimenti agli anni Trenta si moltiplicano. La degenerazione della democrazia americana sembra ricondurci a quella della Repubblica di Weimar. Donald Trump, con il suo compiacimento per la violenza e la menzogna, con l’esercizio del male, ci riporta irresistibilmente ad Adolf Hitler.

In Europa, l’ascesa di movimenti classificati come di estrema destra ci obbliga a questo ritorno alla nostra storia. Eppure, le società occidentali assomigliano ben poco a quelle degli anni Trenta. Sono invecchiate, votate al consumo, terziarie, le donne sono emancipate e lo sviluppo personale ha rimpiazzato l’adesione partitica. Che relazione c’è con le società degli anni Trenta: giovani, frugali, industriali, operaie, maschili, iscritte ai partiti?

È questo allontanamento socio-storico che finora mi aveva portato a considerare infondato a priori il parallelo tra le «estreme destre» del presente e quelle del passato. Ma le dottrine politiche esistono, oggi come ieri, e non ci si può accontentare di postulare l’impossibilità, per esempio, di un nazismo di vecchi, di un franchismo di consumatori, di un fascismo di donne liberate o di un LGBTismo Croci di fuoco (movimento reazionario francese degli anni Trenta contrario alla democrazia parlamentare, ndr).

È giunto il momento di confrontare le dottrine del nostro presente con quelle degli anni Trenta. Ecco un abbozzo di quello che potrebbe essere lo studio comparativo di cinque fenomeni storici: l’hitlerismo, il trumpismo, il netanyahuismo, il lepenismo. Aggiungerò brevemente, alla fine del percorso, il macronismo. L’estremismo centrista ed europeista che sta portando la Francia nel caos ci obbliga a tale esame. Questo estremismo è davvero poi così centrista?

Cumbre de Madrid 8 de Febrero 54314677674 result

Si tratta di un approccio impressionista, senza pretesa di esaustività o persino di coerenza, allo scopo di aprire piste, non di arrivare a conclusioni. Calco i tratti e i colori per collocare i concetti l’uno in relazione all’altro. Esagero di proposito, per recuperare o persino anticipare un momento storico in accelerazione. Approccio espressionista sarebbe forse una metafora più appropriata.

Iniziamo con la dimensione generale del razzismo o della xenofobia. Il rifiuto di un «altro» definito come esterno alla comunità nazionale, con livelli di intensità molto variabili, è comune a hitlerismo, trumpismo e lepenismo. Nel caso di hitlerismo e trumpismo, è il concetto di razzismo, esplicito o implicito, a essere comune. Gli ebrei erano considerati dal nazismo come una razza, in senso biologico. I neri, bersagli a malapena nascosti del partito repubblicano trumpizzato, sono anch’essi definiti biologicamente.

Al lepenismo, al contrario, possiamo associare solo il concetto di xenofobia. Arabi o musulmani sono definiti dalla loro cultura. Una delle caratteristiche dell’ossessione francese per l’immigrazione resta la sua fissazione sull’Islam e la sua incapacità di prendere di mira i neri, il cui arrivo massiccio è, tuttavia, il nuovo elemento del processo migratorio. Il tasso di matrimoni misti per le donne nere è molto elevato in Francia, mentre resta insignificante negli Stati Uniti.

Un tratto comune ai «populismi» occidentali è, naturalmente, il loro rifiuto dell’immigrazione: Reform UK, gli Sverigedemokraterna (Democratici di Svezia), l’AfD, Viktor Orbán in Ungheria, Diritto e Giustizia in Polonia, Giorgia Meloni in Italia, superano, come Trump o Marine Le Pen, il test di questo denominatore comune. È sufficiente a definirli come di estrema destra, nel senso in cui nazismo e fascismo erano di estrema destra? Non credo.

Una differenza capitale oppone il populismo di oggi all’estrema destra di tipo hitleriano o mussoliniano: nazismo e fascismo erano espansionisti, con l’obiettivo di proiettare all’esterno la potenza del popolo tedesco (ariano) o italiano (romano). Erano aggressivi, nazionalisti, conquistatori. Si basavano su partiti di massa. È difficile invece immaginare gli attuali populisti organizzare parate in stile Norimberga.

Manifestazione del Reichsparteitag nazionalsocialista a Norimberga, Germania. © Museum Berlin-Karlshorst. LIcenza CC BY-NC-SA.
Manifestazione del Reichsparteitag nazionalsocialista a Norimberga, Germania. © Museum Berlin-Karlshorst. LIcenza CC BY-NC-SA.

Gli aperitivi a base di salame e vinello del Rassemblement national sono certamente anti-musulmani ma, nondimeno, meno impressionanti delle cerimonie guerriere hitleriane. Da Norimberga a Hénin-Beaumont (città a Nord di Parigi, bestione del Rassemblement national, ndr)? Davvero? Il solo populismo occidentale che oggi supererebbe al 100% il test dell’espansionismo sarebbe quello di Benjamin Netanyahu. Colonie in Cisgiordania, genocidio di Gaza: stabilire un legame tra hitlerismo e netanyahuismo è inevitabile.

Le xenofobie francese, britannica, svedese, finlandese, polacca, ungherese, italiana sono – all’opposto di nazismo e fascismo – difensive. Non abbiamo a che fare con popoli che vogliono conquistare, ma con popoli che vogliono rimanere padroni a casa loro. Per questo, la dimensione culturale oggi in Europa prevale sulla nozione razziale e per questo si può parlare qui solo di xenofobia. Questa xenofobia è conservatrice, laddove il razzismo hitleriano era rivoluzionario, perché stravolgeva l’organizzazione sociale. La nozione di nazionalismo non si applica dunque agli attuali populismi europei, e nemmeno quella di estrema destra, o altrimenti dovremo introdurre ossimori come «nazionalismo moderato» ed «estrema destra moderata».

Preferisco parlare di conservatorismo popolare. Essendo io personalmente favorevole a un’immigrazione controllata, devo ammettere la legittimità di questa xenofobia perché accetto l’assioma secondo cui un gruppo umano portatore di una cultura, consapevole di esistere come collettività – in breve, un popolo – ha il diritto di voler continuare a esistere. Concretamente: un popolo può controllare i propri confini. Il nazismo, con i suoi soldati installati dall’Atlantico al Volga per asservire o sterminare altri popoli, era tutt’altra cosa.

Il trumpismo rappresenta una forma mista perché combina un elemento centrale difensivo, anti-immigrazione, con un forte potenziale di aggressione del mondo esterno. Non si tratta a rigore di espansionismo. Sono stati la precedente espansione dell’apparato militare americano e il ruolo del dollaro nella logica di sfruttamento imperiale a rendere possibili le azioni violente di Trump dirette contro altri popoli e altre nazioni: il Venezuela, l’Iran, noi, i popoli sottomessi europei occidentali, e naturalmente gli arabi, con i palestinesi come bersaglio principale.

L’integrazione progressiva di Israele nell’Impero, a partire dal 1967, fa sì che nel 2025 non si possa più distinguere il trumpismo dal netanyahuismo. Ma Trump, al di là delle sue sceneggiate da candidato al premio Nobel, è di fatto il principale colpevole del genocidio di Gaza, a causa dei suoi incoraggiamenti di lunga durata alla violenza di Israele: questo fatto così semplice fa ricadere il trumpismo dalla parte dell’hitlerismo. Trump è sempre al volante: colpi di acceleratore e colpi di freno americani regolano l’aggressività genocida di Netanyahu.

Il presidente americano Donald Trump e il presidente israeliano Benjamin Netanyahu, durante la conferenza congiunta del 29 settembre 2025. Wikimedia Commons. Public Domain.
Il presidente americano Donald Trump e il presidente israeliano Benjamin Netanyahu, durante la conferenza congiunta del 29 settembre 2025. Wikimedia Commons. Public Domain.

Il concetto di trumpo-netanyahuismo, piuttosto sgradevole – lo ammetto – permette di circoscrivere la questione ebraica come punto comune fra la crisi americana degli anni 2000-2035 e la crisi tedesca degli anni 1920-1945. La postura radicale pro-Israele del trumpismo maschera, a mio avviso, un antisemitismo viscerale e vizioso: l’identificazione di tutti gli ebrei con il netanyahuismo, fenomeno storico effettivamente mostruoso, cancro nella storia ebraica, non farà che rinnovare la concezione nazista di un popolo ebraico mostruoso. Parlo qui di antisemitismo 2.0.

Ho fortuna: nel momento in cui scrivo, Trump, spaventato dalla reazione dei Paesi arabi al raid israeliano sul Qatar, e in particolare dall’alleanza strategica tra Arabia Saudita e Pakistan, fa marcia indietro. Ordina a Netanyahu di scusarsi per il bombardamento in Qatar e questi obbedisce. Dopodiché Trump impone a Israele un accordo con Hamas e Netanyahu firma. E dopo? Trump incarna una forma perversa del potere, impossibile dirlo.

Sono consapevole che pochi lettori mi seguiranno su questo punto. Ma non faccio altro che parlare come un sempolice profeta dell’Antico Testamento. «Non siamo stati scelti per stare dalla parte dei potenti. La storia non smette di tenderci questa trappola». Quante volte gli ebrei hanno creduto di essere salvati dai forti, dai potenti, dal potere, da un impero, designati persino da un privilegio – il successo finanziario, intellettuale, l’importanza nel partito bolscevico – per essere alla fine gettati in pasto a popoli furiosi…

Mi sanguina il cuore quando vedo tanti ebrei francesi, che si credono oggi dalla parte del potere, giustificare la politica di Netanyahu. Ma sono proprio le fauci di una trappola che si stanno aprendo. Per grazia di Trump, l’intero pianeta sta diventando antisemita. Gli ebrei americani, la maggioranza dei quali rifiuta la linea Netanyahu, sono più saggi e più giusti. Eppure, gli ebrei ostili a Netanyahu, universitari o meno, vengono sospettati dal potere di essere antisemiti. La perversione regna. Il trumpismo regna. Quando si chiuderà la trappola? Un giorno, inevitabilmente, le nazioni cristiane faranno pace con 1,6 miliardi di musulmani. Gli ebrei saranno allora abbandonati dai loro fan e, ormai soli, gettati in pasto ad altri popoli furiosi.

Le terre promesse si succedono, i disastri le seguono. Nightfall, racconto precoce di Isaac Asimov, il grandissimo autore americano di fantascienza, mi sembra una metafora della lunga serie di drammi che costituisce la storia ebraica: all’interno di una civiltà potente, un residuo di profezia annuncia una misteriosa catastrofe… arriva, sorprendente… la civiltà crolla… poi, lentamente, rinasce, fiorisce… un residuo di profezia annuncia una misteriosa catastrofe… arriva, sorprendente… In verità, il solo ritorno dell’ossessione ebraica nel cuore dell’Occidente conferma l’ipotesi di una continuità minacciosa tra passato e presente.

Ebrei manifestano a favore della Palestina, a Lisbona, il 18 gennaio 2025. Foto di Lua Eva Blue. Licenza CC BY-SA 4.0.
Ebrei manifestano a favore della Palestina, a Lisbona, il 18 gennaio 2025. Foto di Lua Eva Blue. Licenza CC BY-SA 4.0.

Protestantesimo zero & trumpismo

La crisi economica del 1929 fu un fattore determinante, ben noto, dell’hitlerizzazione della Germania. Sei milioni di disoccupati fecero sì che la società tedesca sfuggisse a qualsiasi forza di richiamo ideologico. La liquidazione della disoccupazione da parte di Adolf Hitler in pochi mesi sigillò il destino del liberalismo.

Il contesto religioso dell’ascesa del nazismo, altrettanto importante, è meno familiare: tra il 1870 e il 1930, la fede protestante svanì in Germania, prima nel mondo operaio, poi nelle classi medie e superiori. Le regioni cattoliche resistettero. Nel 1932 e 1933, la mappa del voto nazista poté quindi riprodurre, con affascinante esattezza, quella del luteranesimo. Il protestantesimo non credeva nell’uguaglianza degli uomini. C’erano gli eletti, designati come tali dall’Eterno ancor prima della loro nascita, e i dannati. Scomparsa la credenza metafisica protestante, ciò che ne rimase fu l’esasperazione isterica alimentata dalla paura del vuoto del suo contenuto inegualitario, con gli ebrei, gli slavi e tanti altri trattati come dannati.

Negli Stati Uniti, il protestantesimo di origine calvinista prese di mira i neri. Il popolo calvinista, fissato sulla Bibbia, si identificava con gli ebrei, il che arginò l’antisemitismo americano degli anni Trenta e mise gli ebrei al sicuro. O, per lo meno, al sicuro… fino alla recente comparsa della fissazione degli evangelici per lo Stato di Israele.

Nella Francia cattolica (nel Bacino parigino e sul litorale mediterraneo in particolare), il crollo della fede e della pratica religiosa, a partire dal 1730, trasformò l’uguaglianza di opportunità di accesso al paradiso (ottenuta con il battesimo, che lava dal peccato originale) in uguaglianza dei cittadini e in emancipazione degli ebrei. L’idea repubblicana di uomo universale rimpiazzò quella del cristiano universale cattolico (katholikos significa universale in greco).

Un programma del tutto diverso dal nazismo, ma che aveva rappresentato, ben prima di esso, la prima massiccia sostituzione di una religione con un’ideologia. Nella Francia rivoluzionaria come nella Germania nazista, tuttavia, il potenziale di regolazione sociale e morale della religione era sopravvissuto alla fede: l’individuo restava membro della propria nazione, della propria classe, portatore di un’etica del lavoro e del senso di obblighi verso i membri del gruppo.

La capacità di azione collettiva era forte, forse decuplicata. È quello che chiamo stadio zombie della religione. Il nazismo corrispondeva a questo stadio zombie, da cui, sfortunatamente, la sua efficacia economica e militare. Potrei completare questa spiegazione religiosa dell’ideologia con una spiegazione della religione stessa, influenzata dalle strutture familiari sottostanti, inegualitarie in Germania ed egalitarie nel Bacino parigino. Ma qui possiamo accontentarci di una continuità tra protestantesimo e nazismo e tra cattolicesimo e Rivoluzione francese.

«Esecuzione di Maria Antonietta d’Austria, regina di Francia, il 16 ottobre 1793».  Museo della Rivoluzione francese. Foto Wikipedia Commons. Licenza CC BY-SA 4.0.
«Esecuzione di Maria Antonietta d’Austria, regina di Francia, il 16 ottobre 1793». Museo della Rivoluzione francese. Foto Wikipedia Commons. Licenza CC BY-SA 4.0.

Nel trumpismo ritroviamo il protestantesimo. Troviamo l’ineguaglianza associata alla negrofobia. Non siamo più, tuttavia, allo stadio zombie della religione, ma al suo stadio zero. La moralità comune è scomparsa. L’efficacia sociale è scomparsa. L’individuo fluttua, particolarmente in quest’America con una struttura familiare nucleare assoluta, individualista e senza una regola di eredità ben definita. Ci si deve quindi aspettare qualcosa di diverso dall’ideologia trumpista: l’ineguaglianza resta, ma con meno stabilità nel delirio e oscillazioni brutali che derivano (…) dalla società stessa.

La capacità di azione collettiva, economica e militare è, fortunatamente per noi, molto diminuita. Nel caso del trumpismo, notiamo l’emergere di forme pseudo-religiose nichiliste che includono una reinterpretazione oscena della Bibbia, come una glorificazione dei ricchi. Nettamente più debole del nazismo nella dimensione del razzismo, il trumpismo si spinge oltre nell’immoralità economica.

Il nazismo era semplicemente ed esplicitamente anticristiano. Il trumpismo si vuole religioso, ma alla maniera di un culto satanico, tramite l’inversione dei valori. Il male è il bene, l’ingiustizia è la giustizia. Hitler non era che il Führer, guida del popolo tedesco verso il suo martirio; Trump non è Satana, ma sospetto che per i suoi fan satanisti il suo cappellino rosso sia quello dell’Anticristo.

Nel caso del lepenismo, nessun retaggio inegualitario protestante. È questo il vero mistero del Rassemblement National: xenofobo, è nato in terra cattolica. Peggio ancora, le sue prime zone di forza, sulla facciata mediterranea e nel Bacino parigino, furono quelle della Rivoluzione: egualitarie sul piano familiare e decristianizzate fin dal diciottesimo secolo. Allora? Il Rassemblement National è inegualitario? Egalitario? Se è un mistero per noi, lo è probabilmente anche per se stesso.

Il suo rifiuto dell’altro nasce da un egalitarismo distorto che pretende che gli immigrati si assimilino rapidamente, invece di riconoscerne le differenze intrinseche. Soprattutto, il Rassemblement National, pur fortemente caratterizzato dal rifiuto degli immigrati, e persino dei loro figli, non smette tuttavia di richiamarsi alla tradizione egualitaria francese perché i suoi elettori detestano gli ultra-ricchi, i potenti, insomma le nostre élite imbecilli, e non solo gli immigrati.

È per questo che in Francia l’unione delle destre fatica a realizzarsi. In un modo o nell’altro, l’unione degli oligarchi e del popolo (bianco) contro lo straniero non pone problemi né negli Stati Uniti, né nel Regno Unito, né in Scandinavia, dove forze popolari conservatrici e forze della destra classica si intendono facilmente. In Francia, la coalizione dei ricchi e dei poveri contro lo straniero non si concretizza.

Manifestazione contro l'invasione russa dell'Ucraina a Stoccolma del 27 febbraio 2022. Foto di Frankie Fouganthin. Licenza CC BY-SA 4.0.
Manifestazione contro l’invasione russa dell’Ucraina a Stoccolma del 27 febbraio 2022. Foto di Frankie Fouganthin. Licenza CC BY-SA 4.0.

Non sottovalutiamo tuttavia la violenza potenziale di una xenofobia di essenza universalista. Può benissimo diventare razzismo. Se un uomo pensa a priori che tutti gli uomini siano uguali e si trova di fronte a persone con usanze diverse, può benissimo concludere che non sono uomini. Il Rassemblement National è il prodotto di un cattolicesimo zero, come la Rivoluzione lo fu di un cattolicesimo zombie. Per questo non produrrà alcun progetto collettivo. Rinvio l’esame dettagliato del Rassemblement National e del suo rapporto con il futuro a un prossimo testo, né impressionista, né espressionista, che dedicherò interamente alla logica interna e alla dinamica del caos francese.

Psichiatria delle classi medie superiori

Arrivo ora a una differenza cruciale, evidente per chiunque, e che i commentatori politici dovrebbero ricordare, visto che con il loro linguaggio ci riportano costantemente agli anni Trenta. Comprendere la dimensione religiosa, o post-religiosa, dell’hitlerismo, del trumpismo o del lepenismo presupponeva conoscenze storiche che non si possono esigere dai politologi da talk show. Possiamo invece esigere che i commentatori sappiano situare socialmente le ideologie del passato e del presente, che incessantemente accostano con il termine di estrema destra.

La differenza tra passato e presente è qui molto chiara. Il nazismo e i movimenti di estrema destra prebellici trovavano il loro epicentro sociale nelle classi medie, in particolare medie superiori, minacciate dal movimento operaio, socialdemocratico o comunista. Queste classi medie erano irrequiete, molto impegnate a tenere rinchiuse le loro donne e a perseguitare gli omosessuali.

Oggi, i movimenti cosiddetti di estrema destra trovano invece il loro epicentro negli ambienti popolari, in particolare in un mondo operaio impoverito, scosso o distrutto dalla globalizzazione economica, e minacciato dall’immigrazione.

Le classi medie odierne, ampiamente definite dall’istruzione superiore, sono meno o scarsamente toccate dall’«estrema destra». Le classi medie superiori, che combinano istruzione superiore e redditi elevati, sono particolarmente immuni. È per questa ragione che preferisco parlare di conservatorismo popolare piuttosto che di estrema destra. Il suo radicamento fra le classi subordinate spiega il carattere difensivo del conservatorismo popolare. L’elettore che ne fa parte non si vede come un conquistatore dell’Europa o del mondo, se percepisce la propria vita come una semplice lotta per la sopravvivenza.

Il vero errore intellettuale sarebbe arrestarsi a questo punto. Proseguiamo nel ragionamento, anzi, rovesciamo la prospettiva del rapporto tra ideologia e classe. Finora abbiamo messo a confronto le ideologie del presente con quelle del passato; mettiamo ora a confronto le classi di oggi con quelle di ieri. Alcune classi medie europee, nel periodo tra le due guerre, scivolarono nella follia. Il mondo operaio fu più ragionevole. Ma le classi medie di oggi, in particolare quelle medie superiori, sono ragionevoli? Pacifiche? Quali sono i loro sogni? Sono folli.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente francese Emmanuel Macron a Parigi il 17 ottobre 2025. Foto © European Union, 2025. Licenza CC BY-SA 4.0.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente francese Emmanuel Macron a Parigi il 17 ottobre 2025. Foto © European Union, 2025. Licenza CC BY-SA 4.0.

La costruzione di un’Europa post-nazionale è un progetto allucinante, conoscendo la diversità del continente. Ha portato all’espansione dell’Unione europea, instabile e improvvisata, nell’antico spazio sovietico. L’Ue è ormai russofoba, bellicista, con un’aggressività rinnovata dalla sua sconfitta economica contro la Russia. L’Ue tenta di trascinare i popoli britannico, francese, tedesco e tanti altri in una vera guerra. Che guerra strana sarebbe, se le élite occidentali avessero abbracciato il sogno hitleriano di distruggere la Russia!

Il confronto tra le classi sociali ci permette quindi un significativo passo avanti intellettuale. A causa della loro aggressività esterna, l’europeismo, e con esso il macronismo, finiscono dalla parte del nazionalismo, dalla parte dell’estrema destra dell’epoca prebellica. Se aggiungiamo le violazioni della libertà di informazione e dell’espressione del suffragio popolare, sempre più massicce e sistematiche nello spazio Ue, ci avviciniamo ancora di più alla nozione di estrema destra. Fondata come associazione di democrazie liberali, l’Europa muta in uno spazio di estrema destra.

Sì, il confronto con gli anni Trenta è utile, anzi, indispensabile. Ritroviamo nel grandioso progetto europeista una dimensione psicopatologica già osservabile nell’hitlerismo: la paranoia. La paranoia europeista si concentra sulla Russia. Quella dei nazisti dava priorità alla minaccia ebraica, senza trascurare il bolscevismo russo (chiamato giudeo-bolscevismo).

Proprio come ieri, oggi possiamo analizzare una vera e propria psicopatologia delle classi dirigenti europee. La bizzarra vicenda iniziata con l’elezione di Trump, e la sua volontà di dialogare con Putin, ci ha consentito di osservare in tempo reale il distacco dalla realtà dei nostri dirigenti. Riassumiamo il nostro processo delirante. È iniziato intorno al 2014, prima, durante e dopo Maidan, un colpo di Stato che ha disintegrato l’Ucraina, telecomandato da strateghi americani e tedeschi. Ecco la sequenza:

2014-2022: Provochiamo la Russia, che aveva avvertito che non avrebbe tollerato l’annessione dell’Ucraina da parte dell’Unione europea e della Nato.
Fatto. Putin ha invaso l’Ucraina.

2022-2025: Perdiamo la guerra economica che ne è derivata.
Fatto. Le nostre società stanno implodendo.

2022-2025: Perdiamo la guerra, nel senso stretto, condotta per nostro conto dal regime di Kiev.
In corso.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Kyiv il 4 febbraio 2025. Foto dell'Uffiico del Presidente dell'Ucraina. Licenza CC BY 2.0.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Kyiv il 4 febbraio 2025. Foto dell’Uffiico del Presidente dell’Ucraina. Licenza CC BY 2.0.

Approccio comparativo ed espressionista

Lo scivolamento dei governi europei in una realtà parallela comincia nel 2025. Traiamo dalla nostra sconfitta l’idea che possiamo finalmente imporre la nostra volontà e schierare le nostre truppe in Ucraina, per annettere all’Ue ciò che ne resterà. Come non pensare a Hitler rinchiuso nel suo bunker nel 1945, a dare ordini a eserciti che non esistono più? Abbiamo oggi in Europa a che fare con dei folli, o piuttosto con una follia collettiva che ha colpito in massa gli individui dei ceti sociali dominanti. Soltanto in Francia, migliaia di giornalisti, politici, universitari, capi d’azienda, alti funzionari, partecipano all’allucinazione collettiva di una Russia che vorrebbe conquistare l’Europa (paranoia).

Questo o quell’individuo non può essere ritenuto personalmente responsabile. Siamo di fronte a una dinamica psichica collettiva. Sono convinto che la diminuzione dell’individuo nata dallo stato zero della religione spieghi la nascita di questo gregge russofobo. Come ho spiegato in Les Luttes de classes en France au XXIème siècle, la scomparsa delle credenze collettive – credenze religiose e poi credenze ideologiche dello stato religioso zombie – ha portato a un indebolimento del super-io umano. Diversamente dai sostenitori della liberazione dell’io, non definisco il super-io come solo o anche principalmente repressivo. Il super-io, in quanto ideale dell’io, pone nella persona valori morali e sociali positivi. Le nozioni di onore, coraggio, giustizia, onestà trovano la loro origine e la loro forza nel super-io. Se si indebolisce, queste si indeboliscono. Se scompare, scompaiono.

L’uomo non è stato quindi liberato dalla fine della religione e delle ideologie, ma al contrario diminuito. Sono uomini e donne molto istruiti, ma ristretti moralmente e intellettualmente dallo stato zero della religione, a essere, in massa, portatori della patologia russofoba. Gli antisemiti nazisti avevano una costituzione psichica del tutto diversa. La morte di Dio, per parlare come Nietzsche, li aveva certamente lanciati nella ricerca di un Führer, ma non erano affatto in deficit di super-io e restavano capaci di azione collettiva.

Le tragiche imprese dell’esercito tedesco durante la Seconda guerra mondiale ne sono la prova. Chi oserebbe immaginare oggi le nostre classi medie superiori correre verso la morte, alla testa dei loro popoli, verso Kiev e Kharkov? La nostra guerra in Ucraina è una farsa, prodotta dell’emancipazione dell’io, figlia dello sviluppo personale. Moriranno solo ucraini e russi. A meno che… Gli scambi termonucleari non hanno bisogno di eroi.

3/11/2025 https://krisis.info/it/

Articolo originale pubblicato su: https://substack.com/home/post/p-176018373 (traduzione dal francese a cura di Krisis).

Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *