Ennesimo omicidio sul lavoro a Bologna: ucciso Francesco D’Alò

GIORNO DI LUTTO PER LA CITTA’
In primis la responsabilità è del datore di lavoro : che sia reso pubblico il
DVR (DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO) DELLA AZIENDA

Il sindaco e la giunta comunale si dimettano: hanno la responsabilità morale e, a nostro avviso, il sindaco anche quella materiale.

Francesco D’Alò ucciso sul lavoro in tangenziale alle ore 5.30 del mattino; aveva 60 anni;” l’ira del sindacato” è umanamente comprensibile ma arriva “il giorno dopo”; non è comprensibile invece che il sindaco-di cui chiediamo le dimissioni assieme a tutta la sua giunta- scriva una lettera al signor Salvini; è Salvini il garante della sicurezza sul lavoro? Questo ennesimo omicidio sul lavoro evoca gravi responsabilità in termini di omissione di misure di prevenzione:

  • In primis ovviamente in capo al datore di lavoro e a chi ha commissionato eventuale lavori in appalto
  • Contestualmente in capo al sindaco nella sua veste di autorità sanitaria locale
    Alcune riflessioni:
  • Da 50 anni dichiariamo che la tangenziale va considerata alla stregua di una industria insalubre di prima classe per il rischio sanitario e ambientale che la sua esistenza e il suo utilizzo comporta; industria insalubre di prima classe che può coesistere per legge con un territorio antropizzato solo se ha adottato particolari misure di prevenzione e di sicurezza che da 50 anni non vediamo neanche progettate o ipotizzate
  • Francesco D’Alò : le cronache dicono “pugliese” ( pendolare, fuori sede, lontano dalla famiglia, certamente lavoratore disagiato peraltro sessantenne; a che ora si è svegliato per lavorare ? le 5,30 sono ora legale , era al lavoro dalle 4,30 dunque o già da prima ?) ovviamente che egli fosse nella condizione di dover sopportare un “lavoro usurante” di quelli che sconvolgono i ritmi circadiani e che comportano elevati livelli di distress , in questo caso, configura fattori di rischio “secondari” rispetto al brutale impatto subìto ma si tratta pur sempre di elementi da non trascurare che potremo approfondire in seguito; al momento pare che egli fosse vigile e presente e che il “locus of control” della dinamica che lo ha ucciso fosse del tutto fuori dalla sua portata; vorremmo evitare che , anche questa volta, venga evocato il cosiddetto “errore umano” (del camionista), un concetto (l’errore umano) usato dai padroni come foglia di fico per deresponsabilizzare organizzazioni lavorative costrittive, usuranti, nocive e mortifere ; infatti è verosimile, peraltro, che sul povero operaio si sia riverberata anche la insana e costrittiva organizzazione del lavoro in cui sono spesso incatenati gli autotrasportatori
  • Mancò del tutto, a questo proposito, la minima capacità di analisi, da parte della magistratura e degli altri enti istituzionali, dell’evento tragico nella tangenziale de 6 agosto 2018, che doveva essere preso in esame dal punto di vista della costrittività della organizzazione del lavoro invece che dal punto di vista del supposto (e peraltro non verificatosi) “errore umano”
  • Chi doveva vigilare e porre in campo le adeguate misure di prevenzione? Come abbiamo detto il datore di lavoro ma anche il sindaco e gli organi di vigilanza della Ausl e dell’Ispettorato del lavoro
  • Dal 26 maggio 2022 giorno di fondazione della RETE NAZIONALE LAVORO SICURO
    ANDIAMO RIPETENDO CHE UNA VERA ED EFFICACE STRATEGIA DI PREVENZIONE DEVE
    PASSARE ATTRAVERSO LA CONVOCAZIONE SISTEMATICA E PREVENTIVA DI ASSEMBLEE DI
    GRUPPO OPERAIO OMOGENEO CHE DEVNO ALVORARE IN SINERGIA CON I TECNICI DELLA
    PREVENZIONE DI LORO FIDUCIA (ISPETTORI DEL LAVORO) AL FINE DI FARE UNA ANALISI
    CONCRETA DEI RISCHI E DELLE MISURE DI PREVENZIONE DA METTERE IN CAMPO
  • ABBIAMO DETTO CHE SE QUESTA PRASSI FOSSE STATA MESSA IN CAMPO “IL GIORNO
    PRIMA” MOLTO VEROSIMILMENTE LE STRAGI SUL LAVORO CHE HANNO INSANGUINATO
    L’ITALIA DALLA TYSSENKRUPP(*) ALL’ULTIMA DELL’ENI DI CALENZANNO (TUTTE COMPRESE,
    NON LE CITIAMO PERCHE’ IL RICORDO E’ VIVO NELLA MAMORIA DI TUTTI) NON SI
    SAREBBERO VERIFICATE
  • Nel corso della passata amministrazione comunale era stato convocato un gruppo di lavoro cittadino a nostro avviso, palesemente scoordinato e lacunoso, affidato peraltro ad un assessore poi passato al gruppo politico di AZIONE (!) che non solo non ha concluso niente ma non è stato poi neppure ricostituito (magari su basi diverse)
  • Il sindaco, con questa maldestra lettera al signor Salvini (!) fa sorgere il dubbio che la misura dei 30 all’ora in città (che non abbiamo visto sfavorevolmente) fosse una misura di facciata propagandistica ; perché non una misura analoga in tangenziale in presenza di cantieri , come si dice, “men at work?” o nelle vie di grande traffico stradale dobbiamo limitarci alle “romantiche” scritte in autostrada che dicono “se vedi una macchia gialla rallenta perché potrebbe essere la tuta del mio papà che sta lavorando in un cantiere”
  • Abbiamo purtroppo ulteriori conferme che il ceto politico locale (il governo e a cosiddetta opposizione) non hanno nessun interesse , slogan parolai a parte, rispetto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori; prima di questo ennesimo omicidio lo ha evidenziato il silenzio totale del sindaco e di tutti i gruppi presenti in consiglio comunale e in regione
    sull’anniversario della morte di Reuf Islami nel 2002; una condotta vergognosa quella del comune di Bologna che , dopo la nostra periodica insistenza, aveva “promesso” la apposizione di una targa ricordo per la morte del giovane operaio albanese “sans papier” ucciso in via Ranzani dal lavoro nero e dai rischi mortali insiti inevitabilmente nel lavoro precario
  • Né dobbiamo o possiamo “dimenticare” tutti gli altri morti della tangenziale di Bologna, dagli ultimi, ricordati in questa luttuosa circostanza dai sindacati, ai tanti degli ultimi decenni: per esempio i tre morti asfissiati dal gas metano, lavoratori della ditta di alba Adriatica, nel corso di attività propedeutiche allo spreco di opere e di risorse economiche per i mondiali di calcio del 1990
  • I padroni parlano tutti i giorni, attraverso i media di loro proprietà, di sostenibilità, sicurezza e riconversione ecologica; agitano, come specchietti per le allodole, i big data, la intelligenza artificiale, le nuove tecnologie: la cruda verità è un’altra ed è quella di Francesco D’Alò ucciso sul lavoro da un camion per il quale non valeva il limite di velocità perché non stava attraversando il salotto buono della città

Oggi è per noi una giornata di lutto e proponiamo che sia indetto il lutto cittadino ma vorremmo soprattutto che questo ennesimo omicidio induca un cambiamento e della part a favore del potere e della partecipazione attiva dei lavoratori alle realizzazione di vere misure di prevenzione.

Vito Totire, medico del lavoro, portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO

via Polese 30
40122 Bologna
Bologna, 11.4.2025

(*) Molfetta, Modugno ,Mineo, Brandizzo, Casalbordino , Gioia del Colle, Casteldaccia, Messina, Ercolano, Toyota Bologna, lago di Suviana, Eni Calenzano, Ercolano…. e le innumerevoli precedenti al 2008…oggi ricorre persino l’anniversario di una ulteriore strage: 11 aprile 1975 azienda Flobert a s. Anastasia (Napoli) – produzione proiettili per “pistole giocattoli” 13 operai morti

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