Fondo Vita Nascente è solo l’ennesima versione clientelare del welfare?

Alberto Gaino

Il 2022 è l’anno di approvazione, da parte dell’amministrazione regionale, in Piemonte, del fondo Vita Nascente,  con relativo finanziamento di 400 mila euro (il primo e anche il più modesto rispetto agli anni successivi) assegnato a 15 centri di aiuto e movimenti per la vita dall’esplicito statuto anti “194”: la legge che in Italia ha autorizzato l’interruzione di gravidanza e cancellato la piaga degli aborti clandestini (ragione principale della recente bocciatura del “sistema Vita Nascente” da parte del Tar Piemonte).

Mentre il governo regionale di centrodestra sta studiando di aggirare la sentenza che ne ha messo in castigo il fervore ideologico e di propaganda politica (Vita Nascente + Stanza dell’ascolto, una specie di forche caudine per le donne che vadano in ospedale per praticare l’interruzione volontaria di gravidanza), la rete di associazioni “Più di 194 voci” ha esaminato la rendicontazione di quei primi 400 mila euro distribuiti a pioggia agli antiabortisti.

A suo tempo – 7 febbraio 2024 – Avvenire ha dato ampio spazio all’assessore regionale al welfare, di Fratelli d’Italia, Maurizio Marrone nel magnificare la sua battaglia “per la vita” con un ampio servizio dal titolo “Pannolini, carrozzine, bollette: così il fondo Vita Nascente aiuta le mamme”. E specificato che quei “primi 400 mila euro sono stati stanziati a favore di chi sta concretamente al loro fianco”. Le donne sostenute a non abortire “sono state 478”. Questa era l’informazione data dall’influente quotidiano cattolico. La sua fonte: Marrone stesso.

Il libro bianco di “Più di 194 voci” racconta un’altra storia: in primis, i 400 mila euro sono stati stornati dal finanziamento alle comunità familiari con in affido dei minori. Poi, delle 449 donne beneficiarie di 361 mila euro (al netto di spese per il personale e la comunicazione dei “pro-vita”) è emerso ben poco dalla rendicontazione regionale: la nazionalità di 211 di loro (76 italiane e 135 straniere), l’età solo per 85 (19 %). Nove avevano fra i 18 e i 20 anni nel rivolgersi ai Centri di aiuto alla vita (Cav), 30 fra i 21 e i 29. La somma fa 39 (su 85). Dato allarmante. Però di 364 (su 449) zero riferimenti anagrafici. Diventa lecito chiedersi quale sia l’obiettivo di tutta questa sciatteria documentale, dal momento che la Regione Piemonte avrebbe potuto e dovuto rinviare ai mittenti le rendicontazioni e non l’ha fatto.

Le donne con già un figlio erano 185, quelle che lavoravano 10, le disoccupate 59. Le altre erano casalinghe? Risulta che solo 105 avessero un partner (mentre 55 facevano famiglia con se stesse). Di quegli uomini 32 avevano un’occupazione stabile, 34 precaria, 39 erano disoccupati. Situazioni disastrose sul piano economico. Per fortuna c’erano Marrone e gli antiabortisti: ma le loro beneficiarie quante sono state in realtà?

Gli interrogativi si moltiplicano e arriviamo al dunque: Vita Nascente significa bambini che devono nascere. Non erano 478 come annunciato dall’assessore ad Avvenire, ma nemmeno 449: nel 2023 sono state 106 le donne beneficiarie descritte genericamente in gravidanza. A quale mese, poi, di gestazione fossero non è stato precisato dai Cav. Però un aiuto è stato dato ad altre 111 donne, definite neo mamme. Il totale porta a 219: il 49 per cento di tutte quelle che sarebbero state aiutate nel primo anno di sostegno alla “vita nascente”.

Ammesso che quelle donne siano state aiutate realmente: i sostegni economici variano in un anno da 2852 a 373 euro ciascuna, quello di personale qualificato per affrontare la maternità: un altro zero. Vi sarebbe stato un aiuto morale, di segno paternalistico. Significativi i titoli dei “progetti” presentati: L’abbraccio della mamma e del papà, Maternità energia gratis, Accoglienza piccola vita.

Il bando regionale prevedeva che ogni associazione presentasse una rendicontazione dettagliata. La maggior parte ne ha reso una sommaria, alcune (ancora) zero. Si è capito almeno che una parte dei Cav si è concentrata sul pagamento di bollette e affitti delle beneficiarie, altri hanno regalato alimenti e capi di abbigliamento (pure scarpe per adulti). Risulta l’acquisto con fondi pubblici anche di un certo numero di passeggini a tre posti. In un caso di una bicicletta elettrica.

Il libro bianco dà conto che ai Centri per la vita sostenuti da Marrone sono state inviate donne in difficoltà da ospedali, servizi e consultori pubblici, che avrebbero dovuto essere i naturali destinatari di fondi pubblici, e invece, impoveriti di personale e professionalità indispensabili, sono diventati il supporto per convogliare la domanda di welfare sul privato finanziato da un ente pubblico, qual è pur sempre la Regione Piemonte.

Nessuno, dal bando regionale alla rete di “Più di 194 voci”, ha chiesto di identificare le donne beneficiarie, ma il rispetto della privacy non è forse diventato la scusa per una così lacunosa rendicontazione? L’amministrazione regionale non ha eccepito, coerente con la propria scelta di anticipare l’intero finanziamento.

Di quale Vita Nascente si sta mai parlando? C’è materia per dubitare, in base al primo anno di rendicontazioni/approvazione, che sia stata avviata piuttosto un’operazione di welfare (con fondi sottratti a comunità per bambini reali) utile soprattutto a creare clientele, strombazzare ideologia sul valore della vita e a favorire carriere politiche.

6/10/2025 https://serenoregis.org

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