Gli Stati Uniti non temono Cuba, ma il suo esempio

Quando vengo a Cuba non mi piace alloggiare negli hotel, perché sono troppo distanti dalla vita quotidiana del popolo; sono cosciente che favorire l’accoglienza e la permanenza degli ormai pochi turisti che arrivano nell’isola sia importante, ma non fa per me e infatti sono ospite del mio “fratello” cubano Héctor e della sua famiglia, nella loro casa umile ma dignitosa.

La loro umiltà e la loro dignità si accompagnano a una forza e a un carattere straordinari, caratteristiche che identificano pienamente il 98% della popolazione cubana, mentre il rimanente 2% è composto da quelli che qui vengono comunemente definiti “gusanos” (vermi) ovverossia sostenitori dell’assedio che non vedono l’ora di tornare a essere colonia e schiavi. Un nostro antenato affermava che “non esistono migliori schiavi di quelli felici di esserlo”; ecco, quelli sono i gusanos.

Parlare lungamente con Héctor, farsi raccontare ogni avvenimento della rivoluzione e di tutto ciò che ha accompagnato la vita e la resistenza di questo popolo non ha prezzo e spesso abbiamo entrambi gli occhi lucidi quando Fidel entra con prepotenza nei nostri discorsi… anche in questo momento, mentre scrivo di lui e di tutto ciò che mi narra…

Le parole non sono sufficienti per descrivere la bellezza di Cuba, ma soprattutto l’atmosfera che la permea; ovunque è possibile incontrare qualunque tipo di espressione a sostegno della Rivoluzione, della solidarietà, del desiderio incrollabile di sovranità e di libertà contro qualunque ingerenza esterna. I cubani sostengono di aver subito già troppe oppressioni dalla Spagna prima e dagli Stati Uniti ora e gli insegnamenti di Fidel e di Che Guevara qui sono cibo per l’anima.

In questo momento la situazione è sicuramente difficilissima, peggiore del “periodo especial” seguito alla caduta del Muro di Berlino nel 1989 e alla successiva dissoluzione del blocco sovietico, che era il principale partner economico dell’isola. Le soluzioni che il governo cubano mette in atto, come ad esempio l’enorme ampliamento della produzione energetica da fonti rinnovabili e l’adesione a circoli economici alternativi e solidali (BRICS), anche se hanno bisogno di tempi lunghi, danno comunque speranza.

Per questo motivo Trump minaccia un giorno sì e l’altro pure di intervenire anche militarmente contro Cuba, cosa che ha già cercato di fare nelle scorse settimane con il fallito tentativo di infiltrare agenti terroristi. Gli Stati Uniti non temono Cuba, ma il suo esempio. Temono che la forza morale del popolo cubano porti finalmente il continente sudamericano a ribellarsi al giogo del loro odioso vicino nordamericano, temono il sentimento che unisce i popoli in un congiunto armonico e solidale, perché la solidarietà fra i popoli è l’arma più potente del mondo.

Andiamo ora a vedere come l’ultradecennale assedio, recentemente ulteriormente inasprito, colpisca in modo terribile un popolo che pretende solo di essere felice, come si legge su molti muri nelle strade dell’Avana.

Questa frase, “necesitas ser feliz” (tradotto letteralmente “hai bisogno di essere felice” ma il cui significato intrinseco è “il popolo cubano ha bisogno della felicità”) è diventata l’inno dei cubani al diritto di godere della propria felicità decidendo sovranamente e liberamente il proprio futuro e ovviamente il proprio sistema politico. Un diritto che appartiene a tutti i popoli del mondo.

Come ho già spiegato, il primo, più grave e più recente problema è quello dei combustibili. Il blocco feroce, dietro minaccia di sanzioni oltre che di aggressioni militari, come già visto nel caso del Venezuela, dell’invio di petrolio e derivati a Cuba colpisce ogni tipo di attività, perché la mancanza di combustibile comporta la mancanza di elettricità e la mancanza di elettricità non spegne solo le luci, spegne tutto. La poca energia disponibile viene garantita solo a ciò che risulta “indispensabile” come gli ospedali; tutto il resto soffre enormemente.

Vedere l’Avana al buio dopo le otto di sera incute un’infinita tristezza, ma posso testimoniare che la narrazione fatta dai media mainstream occidentali è un’enorme menzogna (come quasi tutto quello che viene scritto su Cuba): sono qui oramai da una settimana, ho girato moltissimo, ho parlato con la gente, nessuno incolpa né il governo né il sistema socialista (a parte i gusanos), perché tutti sanno benissimo chi sia il responsabile di tutti i problemi che colpiscono Cuba da oltre mezzo secolo. Non c’è alcuna manifestazione antigovernativa, come invece scrivono alcuni media asserviti agli USA.

Un altro aspetto evidente del risultato delle varie coercizioni statunitensi è quello dei rifiuti. L’unico sistema per avere una raccolta puntuale e regolare della spazzatura in una città di oltre due milioni di abitanti come l’Avana è quello di possedere un numero adeguato di mezzi adibiti a questo scopo. Non è questo che manca, ma il combustibile per far muovere tali mezzi. All’inizio del razionamento del combustibile sono apparsi cumuli di spazzatura in molti quartieri e le immagini ovviamente hanno fatto il giro del mondo; poi però i cubani si sono resi conto dei rischi che questo comportava e hanno iniziato ad autogestirsi, quantomeno per quanto riguarda la posa in strada in attesa del ritiro della spazzatura, che seppure lentamente ha ripreso ad essere effettuato. Vado a dimostrarvi cosa intendo:

Prima:

Dopo:

Come si può vedere, si stanno sfruttando al massimo i contenitori e i luoghi di raccolta. Di tutto questo però sui media mainstream occidentali è passato solo il “prima”, ovviamente incolpando della situazione il sistema socialista.

Un altro problema enorme è la carenza di farmaci, che come è immaginabile vengono dirottati quasi esclusivamente verso gli ospedali. Ho visitato di persona una farmacia tristemente vuota e ho potuto intrattenere una cordialissima conversazione con le farmaciste presenti; non avevo alcun dubbio su ciò che mi avrebbero detto, perché solo coloro che non vogliono vedere, non vogliono sentire e non vogliono capire (i gusanos) possono incolpare il governo cubano della situazione. Infatti mi hanno raccontato che le cose hanno iniziato a peggiorare alcuni anni fa, dopo la timida apertura alla ripresa dei rapporti sotto la presidenza di Obama e quindi, guarda un po’, dal primo mandato Trump. Da quel momento tutto è precipitato con una lista interminabile di sanzioni, minacce, coercizioni e ricatti verso qualsiasi nazione osasse inviare qualunque cosa a Cuba, ma secondo “i gusanos” e i media mainstream niente di tutto questo corrisponde alla realtà. Come dire: “Non dovete credere ai vostri occhi, ma a quello che noi vi diciamo.”

di Roberto Boccarusso

Fonte: pressenza.com


Estados Unidos no le teme a Cuba, sino a su ejemplo

Cuando vengo a Cuba no me gusta alojarme en hoteles porque están demasiado alejados de la vida cotidiana del pueblo. Soy consciente de que favorecer la acogida y la estancia de los pocos turistas que llegan a la isla es importante, pero no es lo mío y, de hecho, soy huésped de mi «hermano» cubano Héctor y su familia, en su humilde pero digna casa.

Su humildad y dignidad van acompañadas de una fuerza y un carácter extraordinarios, características que identifican plenamente al 98 % de la población cubana, mientras que el 2 % restante está compuesto por los que aquí se denominan comúnmente “gusanos”, es decir partidarios del asedio que están deseando volver a ser colonos y esclavos. Uno de nuestros antepasados afirmaba que “no hay mejores esclavos que los que están contentos de serlo”. Pues bien, esos son los gusanos.

Hablar largo y tendido con Héctor, que nos cuente cada acontecimiento de la revolución y todo lo que ha acompañado la vida y la resistencia de este pueblo, no tiene precio y, a menudo, se nos llenan los ojos de lágrimas cuando Fidel entra con fuerza en nuestras conversaciones… incluso en este momento, mientras escribo sobre él y todo lo que me cuenta…

Las palabras no bastan para describir la belleza de Cuba, pero sobre todo la atmósfera que la impregna. En todas partes se pueden encontrar todo tipo de expresiones de apoyo a la Revolución, a la solidaridad, al deseo inquebrantable de soberanía y libertad frente a cualquier injerencia externa. Los cubanos afirman haber sufrido ya demasiadas opresiones, primero por parte de España y ahora por parte de Estados Unidos, y las enseñanzas de Fidel y el Che Guevara son aquí alimento para el alma.

En este momento, la situación es sin duda muy difícil, peor que el “período especial” que siguió a la caída del Muro de Berlín en 1989 y a la posterior disolución del bloque soviético, que era el principal socio económico de la isla. Las soluciones que está aplicando el Gobierno cubano, como la enorme ampliación de la producción de energía a partir de fuentes renovables y la adhesión a círculos económicos alternativos y solidarios (BRICS), aunque requieren mucho tiempo, dan esperanza.

Por esta razón, Trump amenaza día sí y día no con intervenir militarmente contra Cuba, algo que ya ha intentado hacer en las últimas semanas con el fallido intento de infiltrar agentes terroristas. Estados Unidos no le teme a Cuba, sino a su ejemplo. Teme que la fuerza moral del pueblo cubano lleve finalmente al continente sudamericano a rebelarse contra el yugo de su odioso vecino norteamericano, teme el sentimiento que une a los pueblos en un conjunto armonioso y solidario, porque la solidaridad entre los pueblos es el arma más poderosa del mundo.

Veamos ahora cómo el asedio de más de una década, recientemente agravado, afecta terriblemente a un pueblo que solo pretende ser feliz, como se lee en muchas paredes de las calles de La Habana.

Esta frase, “necesitas ser feliz” (cuyo significado intrínseco es “el pueblo cubano necesita la felicidad”), se ha convertido en el himno de los cubanos al derecho a disfrutar de su propia felicidad, decidiendo soberana y libremente su futuro y, por supuesto, su sistema político. Un derecho que pertenece a todos los pueblos del mundo.

Como ya he explicado, el primer problema, el más grave y el más reciente, es el de los combustibles. El feroz bloqueo —bajo amenaza de sanciones y agresiones militares, como ya se ha visto en el caso de Venezuela—, del envío de petróleo y derivados a Cuba afecta todo tipo de actividades, porque la falta de combustible conlleva la falta de electricidad, y la falta de electricidad no solo apaga las luces, lo apaga todo. La poca energía disponible solo se garantiza a lo que se considera “indispensable”, como los hospitales; todo lo demás sufre enormemente.

Ver La Habana a oscuras después de las ocho de la tarde inspira una tristeza infinita, pero puedo dar fe de que la narración que hacen los medios de comunicación occidentales es una enorme mentira (como casi todo lo que se escribe sobre Cuba). Llevo aquí una semana, he recorrido mucho, he hablado con la gente. Aparte de los gusanos, nadie culpa ni al gobierno ni al sistema socialista, porque todos saben muy bien quién es el responsable de todos los problemas que afectan a Cuba desde hace más de medio siglo. No hay ninguna manifestación antigubernamental, como escriben algunos medios de comunicación al servicio de Estados Unidos.

Otro aspecto evidente del resultado de las diversas coacciones estadounidenses es el de los residuos. El único sistema para garantizar una recogida puntual y regular de la basura en una ciudad de más de dos millones de habitantes como La Habana, es disponer de un número adecuado de vehículos destinados a tal fin. No es esto lo que falta, sino el combustible para hacer funcionar dichos vehículos. Al comienzo del racionamiento de combustible, aparecieron montones de basura en muchos barrios y las imágenes, obviamente, dieron la vuelta al mundo; pero luego los cubanos se dieron cuenta de los riesgos que esto conllevaba y comenzaron a autogestionarse, al menos en lo que respecta a la colocación de la basura en la calle a la espera de su recogida que, aunque lentamente, ha vuelto a realizarse. Les voy a mostrar lo que quiero decir:

Antes:

Después:

Como se puede ver, se están aprovechando al máximo los contenedores y los puntos de recogida. Sin embargo, de todo esto, los medios de comunicación occidentales solo han mostrado el “antes”, culpando obviamente al sistema socialista de la situación.

Otro problema enorme es la escasez de medicamentos, que como es de imaginar, se desvían casi exclusivamente a los hospitales. Visité personalmente una farmacia tristemente vacía y pude mantener una conversación muy cordial con las farmacéuticas presentes. No tenía ninguna duda de lo que me iban a decir, porque solo aquellos que no quieren ver, no quieren oír y no quieren entender (los gusanos) pueden culpar al Gobierno cubano de la situación. De hecho, me contaron que las cosas empezaron a empeorar hace unos años, tras la tímida apertura a la reanudación de las relaciones bajo la presidencia de Obama y por lo tanto, desde el primer mandato de Trump. Desde ese momento, todo se precipitó con una interminable lista de sanciones, amenazas, coacciones y chantajes hacia cualquier nación que se atreviera a enviar cualquier cosa a Cuba, pero según “los gusanos” y los medios de comunicación mainstream, nada de esto se corresponde con la realidad. Es como decir: “No deben creer lo que ven, sino lo que les decimos”.

12/3/2026 https://italiacuba.it/

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