Hiroshima e Nagasaki 2026 : 220.000 vittime umane nel corso dell’anno1945
Ottantunesimo anniversario dell’olocausto nucleare 6 e 9 agosto digiuno alla memoria Hiroshima e Nagasaki
La risposta ragionevole: boicottaggio della produzione delle armi,diserzione
Ancora e sempre: la obbedienza non è una virtù
Ottantunesimo anniversario dell’olocausto nucleare; dal 1990 invitiamo al digiuno alla memoria delle
vittime e alla riflessione sul passato , il presente e il futuro; sarebbe una “rimozione” negare la evidenza: il
movimento pacifista/disarmista sul nostro pianeta di fatto non esiste; la pulsione pacifista/disarmista è nel
vissuto e nelle speranze di milioni di persone ma l’impatto sulla realtà è sostanzialmente nullo; questo non
significa negare la importanza del lavoro di studio, ricerca e documentazione che tante persone hanno
dedicato alla denuncia della assurdità della guerra; esiste senza dubbio una rete importante, coraggiosa,
variegata politicamente di realtà associative non istituzionali che lavora per la pace (dal centro per la pace di
Viterbo, a peacelink, alla sumud flottilla , al centro Primo Moroni, al comitato operaio Tagarelli di Sesto
s.Giovanni); quella che è mancata in particolare è la efficacia delle azioni per alimentare e sostenere il
boicottaggio della produzione di armi e di sostenere la pratica della diserzione; una pratica che va messa
in campo in maniera articolata in quanto ci sono conflitti che possiamo definire guerre ma ci sono anche
guerre unilaterali che possiamo definire genocidio di eserciti/stati contro popolazioni civili.
Al momento le pratiche di diserzione sono deboli o debolissime o persino inesistenti; si ha notizia di crisi
positive in Ucraina sostenute dal retroterra polacco ma nessuna notizia dal fronte russo che recluta, pare,
senza difficoltà ; le diserzioni , ovvio, per incidere devono essere su entrambi i fronti; se la UE e l’Italia
avessero destinato le risorse investite per le armi a provvedimenti di sostegno ai disertori non saremmo nel
vicolo cieco in cui ci troviamo oggi; in Israele si hanno notizie di condotte significative di “estraneità” da
parte di soldati che non disertano ma accusano gravi disturbi somatici e psichiatrici reattivi che li rendono
comunque “inabili” alla guerra di genocidio in corso; è un fenomeno non “decisivo” che non influisce sulla
crudele azione genocida del governo israeliano, ma importante anche se ben lontano dalla diserzione e
dalla obiezione di coscienza; il dissenso in Israele ha assunto anche altre manifestazioni, da non
sottovalutare, ma comunque e purtroppo “deboli”
Chi scrive queste brevi note e suggerisce queste semplici riflessioni non ha niente da insegnare a nessuno e
non intende “criticare” in maniera superficiale; spesso lo scarso impegno contro la guerra dipende dalla
scarsità delle energie umanamente disponibili e dal fatto di essere impegnati sul fronte di una guerra meno
eclatante di quello dei bombardamenti e dei genocidi, ma ciononostante guerra reale, che è quella dei
morti sul lavoro e della lotta per i diritti civili e per la democrazia.
Se la “guerra sociale del fronte interno” ha assorbito molte energie soggettive, motivo in più per
sottolineare la continuità politica e ideale tra la lotta per la giustizia, contro lo schiavismo nei luoghi di
lavoro e il razzismo, sono in piena sinergia con la lotta per la pace e contro i genocidi.
Un segnale della profondità dello scontro sociale in atto nella “guerra interna”:il tentativo assurdo di
qualche esponente della “destra” italiana di inquinare il messaggio di Lorenzo Milani autore della storica
lettera aperta ai cappellani militari italiani che oggi qualcuno tenta addirittura di arruolare nelle “truppe
anticomuniste” ; ancora una volta un tentativo esplicito di falsificare la storia.
Per tutti questi motivi è importante, ma in verità, sarebbe anche impossibile, dimenticare l’olocausto
nucleare che causò a Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto 1945 la morte immediata e poi differita di
centinaia di migliaia di persone: “a guerra finita” dicono gli storici non influenzati dalla ideologia militarista e
capitalistica.
Il senso del digiuno che pratichiamo e proponiamo dal 6 agosto 1990 non ha altro significato che quello,
almeno, di non perdere la memoria; e se non perdere la memoria è ancora troppo poco, perderla però
significherebbe affievolire anche la speranza nel futuro.
Vito Totire, centro F.Lorusso/circolo “Chico” Mendes via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 5.8.2026









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