I CASI DI «IVECO», «LA STAMPA» E «JUVENTUS»
Intanto Exor guarda fuori Torino
Dopo la vendita siglata a luglio di Iveco all’indiana Tata (e a Leonardo per la divisione armamenti) tutti gli osservatori ritengono che Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli-Elkann proprietaria tra l’altro di Stellantis, stia per segnare un ulteriore passo di allontanamento da Torino: la vendita del quotidiano «La Stampa».
La notizia circola senza smentite, ma non ci sono annunci ufficiali e si può ancora sperare che non avvenga davvero la cessione dello storico giornale torinese, fondato da Alfredo Frassati, al un gruppo editoriale veneto, Nem – Nord Est Multimedia, cui Exor ha già venduto nel 2023 altri quotidiani che facevano capo al Gruppo Gedi nel Nord-Est: Il Corriere delle Alpi, Il Piccolo, Messaggero Veneto, La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso. Se avvenisse la cessione de «La Stampa», Torino perderebbe la possibilità di comunicare sé stessa.
Al vertice di Nem c’è il sessantanovenne Enrico Marchi, anche presidente di una società che controlla l’aeroporto di Venezia, gli altri scali veneti e della banca Finint. L’iniziativa editoriale lo vede capofila di una serie imprenditori di peso del Nord Est: Benedetti (gruppo Danieli, impianti siderurgici), Carraro, la Confindustria di Udine e Vicenza, Banzato (Acciaierie venete). Se portata a compimento, l’operazione segnerebbe uno storico spostamento del baricentro dell’informazione quotidiana lontano da Torino e dal Piemonte, dove «La Stampa» si è affermata come uno dei maggiori quotidiani italiani: voce della famiglia Agnelli e della Fiat, ma anche presenza editoriale e culturale di peso.
Un secolo di Stampa. Cent’anni fa esatti, nell’autunno del 1925, «La Stampa» di Alfredo Frassati fu costretta a sospendere le pubblicazioni dal regime fascista per le sue posizioni anti mussoliniane. Riprese ad uscire in edicola il 3 novembre e l’anno successivo la famiglia Agnelli, già entrata nell’azionariato societario, ne rilevò interamente la proprietà con l’avallo del Governo Mussolini. Un secolo dopo l’ipotesi di separazione tra la famiglia e il quotidiano.
La cessione rappresenterebbe un ulteriore allentamento dei legami tra Torino e la cassaforte finanziaria Agnelli-Elkann, già in buona parte recisi, almeno dieci anni fa, quando Exor si trasformò per motivi di convenienza fiscale in una società di diritto olandese, a sua volta controllata dalla Giovanni Agnelli «besloten vennootschap», il corrispettivo dell’italiano «società a responsabilità limitata», il cui azionariato è diviso tra gli eredi delle famiglie Agnelli-Elkann e Nasi. Nel 2022 Exor ha abbandonato la quotazione alla Borsa italiana di piazza Affari per trasferirla nel mercato Euronext di Amsterdam.
Giornalisti in allarme. Qualche osservatore di lungo corso, notando il silenzio della politica sull’annunciata cessione editoriale, ha chiosato: «Quando ci saranno da fare battaglie per difendere i nostri territori a chi ci rivolgeremo? Alle testate venete? E il patrimonio di esperienze e di indotto che le industrie del gruppo Fiat hanno generato e che, molto acciaccato, in parte ancora resiste, è condannato alla scomparsa senza resistenze?».
Le trattative condotte dai vertici della finanziaria della famiglia Agnelli-Elkann generano interrogativi e «grande preoccupazione » nella redazione del quotidiano di via Lugaro. Il Comitato di Redazione ha ammesso il 18 ottobre di non avere notizie sulla vendita, anticipata e poi raccontata nei dettagli da altri mezzi di informazione: «Le voci sulla possibile cessione de ‘La Stampa’ e la sua eventuale separazione dal gruppo Gedi creano allarme. In gioco c’è infatti il destino di centinaia di posti di lavoro giornalistici e non, quello della nostra testata e le sue prospettive future».
È un destino che molti temono comune all’intero comparto editoriale di Exor, anche quello acquisito recentemente, dopo aver rilevato nel 2020 le attività editoriali della famiglia De Benedetti (altro capostipite torinese, l’ingegner Carlo) dell’ex Gruppo l’Espresso. Nel campo dell’informazione, salvo il settimanale politico-economico globale «The Economist », partecipato al 43 per cento, insieme alla famiglia di banchieri Rothshild (26%), la finanziaria punterebbe a dismettere anche le radio del gruppo Gedi (Deejay, Capital e m2o) e il quotidiano «la Repubblica», secondo per vendite nazionali dopo il «Corriere della Sera», alla quale sarebbe interessato il gruppo editoriale greco Kyriakou, grazie a capitali sauditi.
Iveco agli indiani. In materia di dismissioni industriali torinesi, il 2025 aveva segnato la già dolorosa vendita dell’«Industria veicoli commerciali», Iveco, agli indiani di Tata Motors. La fabbrica di mezzi pesanti e da lavoro nacque nel 1975 per l’attrazione esercitata da Torino e dal suo tessuto produttivo Fiat su marchi italiani (Om e Lancia) ed esteri (Unic francese e Magirus-Deutz tedesca), che si fusero nella nuova realtà con sede e stabilimenti produttivi a Torino. Quest’estate, scorporata la divisione difesa-armamenti, ceduta a Leonardo Spa per 1,7 miliardi, Iveco è stata venduta al grande gruppo industriale Tata per 3,8 miliardi.
Anche Juventus? L’ingresso di risorse fresche nelle casse di Exor, secondo gli analisti finanziari, servirà per riposizionare la società in settori giudicati di maggior interesse. L’ha confermato il direttore finanziario della società, Guido De Boer, nell’ultima conferenza di presentazione dei risultati di metà anno, il 18 settembre scorso: «Non precludiamo aumenti di quote sia di realtà all’interno del nostro portafoglio, sia all’esterno. Lusso, sanità e tecnologia sono settori in cui vediamo venti favorevoli di lungo periodo e nei quali abbiamo sviluppato una competenza specifica. Il nostro focus è lì», dove Exor ha già partecipazioni in Philips (tecnologie per la sanità), Institut Merieux (sanità e biotecnolgie) e Christian Louboutin (lusso). Anticipazioni sugli investimenti futuri che sembrano portare, ancora, lontano da Torino.
Nel frattempo, anche Juventus vede l’avanzata di investitori esterni alla famiglia: Exor continua a mantenere oltre il 65% della proprietà della società sportiva, ma è salita all’11 %, seconda partecipazione societaria per numero di azioni, la quota di Theter, società di valute digitali con sede a El Salvador, fondata dal medico e imprenditore torinese Giancarlo Devasini e dall’informatico Paolo Ardoino.
Andrea Ciattaglia
26/10/2025 La Voce e il Tempo










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