I soldi ci sono!

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Da anni una campagna martellante dice che per uscire dalla crisi bisogna fare sacrifici, perchè le risorse sono scarse e se si danno ai pensionati non ce n’è per i disoccupati, se si rinnova il contratto dei lavoratori pubblici non si può istituire il reddito minimo,  se si accolgono i migranti non ci sono risorse per gli italiani..

Si dice anche che il problema è il debito pubblico perché abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità,  e che per diminuire il debito vanno tagliati i servizi e  privatizzati i beni comuni..

E’ Falso. E’ falso che la crisi dipenda dalla scarsità delle risorse.  Ed è falso che il debito pubblico dipenda dal fatto che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità.

Al fondo della crisi c’è il fatto che la capacità di produrre merci è enormemente superiore a quella di consumarle.

Tutti i principali settori sono in sovrapproduzione.  Questo accade per due motivi.

Per una ragione fisiologica: perché quando la società arriva ad un certo livello di ricchezza non ha più bisogno di continuare con il ritmo di crescita delle produzioni e dei consumi che aveva nelle prime fasi dello suo sviluppo.

Per  una ragione patologica: perché negli ultimi trent’anni le disuguaglianze sono cresciute enormemente. Mentre una parte della società è diventata sempre più ricca, un’altra è sprofondata nel disagio e nella povertà: chi è disoccupato o precario o chi ha comunque salari impoveriti.

Lo sviluppo abnorme della finanza di questi anni ha avuto origine da quella stessa sovraccapacità produttiva.

Poiché era più difficile realizzare profitti producendo e vendendo merci, si sono sviluppati meccanismi raffinatissimi affinché “il denaro producesse denaro” e si moltiplicasse una ricchezza fittizia senza rapporto con la ricchezza reale. Quando poi le bolle sono esplose e quella ricchezza si è dimostrata fasulla, gli stati sono corsi in aiuto degli speculatori: secondo le fonti ufficiali dell’Unione Europea sono stati 4500 i miliardi che gli stati europei hanno messo a disposizione delle banche tra 2008 e 2011, pari al 37% del Pil dell’Unione, a 3 volte la ricchezza prodotta ogni anno dall’Italia, a… un’ enormità! Per questo il debito pubblico è cresciuto, passando nell’area euro dal 66,1% del Pil nel 2007 al 92,6% nel 2013.

Anche nei paesi come l’Italia in cui il debito pubblico era alto prima della crisi, questo non è dipeso dall’eccesso di spesa (che al netto degli interessi è stata sempre inferiore alle entrate negli ultimi 25 anni!) ma da scelte che hanno avvantaggiato la finanza speculativa: l’Italia negli anni ’80 ha deciso di finanziarsi attraverso le banche private e il peso degli interessi ha fatto schizzare il debito pubblico dal 58% del Pil nel 1981 al 122% nel 1994.

La Banca Centrale Europea continua con quelle stesse politiche. Non finanzia direttamente gli stati, finanzia le banche private a cui poi gli stati devono rivolgersi per finanziarsi, pagando interessi esosi. Ora la BCE sta stampando moneta per 60 miliardi al mese con il programma di Quantitative Easing, per un totale di almeno 1100 miliardi, ma continua a non finanziare direttamente gli stati e ad acquistare titoli passando dal circuito bancario privato.

E’ ora di non credere più alle menzogne che ci raccontano.

>  la Banca Centrale Europea finanzi direttamente gli stati: se lo stato italiano pagasse lo stesso interesse che le banche private pagano alla BCE, sarebbero disponibili 70 miliardi di euro l’anno.

si rimettano in discussione i vincoli folli del Fiscal Compact.

>  si prendano le risorse da chi ce l’ha. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ocse il 20% più ricco della popolazione possiede il 61,6% della ricchezza totale, il 20% più povero non ne possiede che lo 0,4%. Il rapporto è di 154 volte.  Sempre secondo l’Ocse tra il 1976 e il 2006 la quota della ricchezza dei redditi da lavoro dipendente e autonomo è diminuita del 15% cioè di 240 miliardi di euro, a favore di rendite e profitti.

All’opposto di quello che vuole fare Renzi, proponiamo  che si faccia una patrimoniale sul 5% dei ricchissimi che possiedono un terzo della ricchezza totale, si ripristini la progressività delle aliquote, si recuperi la grande evasione, si taglino le spese realmente inutili e dannose, come le spese militari e quelle per le grandi opere.

C’è né per abrogare la controriforma delle pensioni, ridurre l’orario di lavoro, dimezzare la disoccupazione, istituire il reddito minimo, rilanciare il welfare.

Non l’uno contro l’altro, ma insieme, lottiamo per l’uguaglianza, la giustizia sociale, il benessere delle persone.

Roberta Fantozzi

11/10/2015 www.rifondazione.it

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