Il capitalismo non ha più risposte, ma insiste con le solite. A danno di tutti

Deregolamentazione, finanziarizzazione, privatizzazioni, salvataggi pubblici e ora il private credit e la febbre dell’Intelligenza artificiale: da oltre mezzo secolo il sistema cerca una via d’uscita riproponendo le stesse ricette. E la politica continua a inseguire

di Silvano Toppi

Soffermiamoci su cinque punti, inclusa una domanda finale. Per discuterne, completare, contestare, svegliarci.

1) Da oltre mezzo secolo il capitalismo mondiale è confrontato con la valorizzazione del capitale. Ne è sintomo maggiore e corrosivo il calo continuo dei guadagni di produttività. Il rapporto, dunque, tra i risultati che si ottengono e i mezzi che si impiegano per ottenerli (tempo, lavoro, capitale) con la conseguenza, appunto, di una crescita sempre ritenuta insufficiente della redditività.

La ragione è attribuita a una duplice degradazione: quella delle condizioni di lavoro (lavoro umano che è la fonte della produzione reale del valore) e quella delle condizioni di accesso alle risorse di un pianeta che risulta sempre più limitato, depredato, conteso, devastato (risorse che forniscono la materia prima su cui si esplica il lavoro).

2) La risposta a queste tendenze da parte della compagine plutocratica che domina il mondo è il neoliberismo, esploso a partire dagli anni 70. I suoi meccanismi sono: libero mercato; libera circolazione del capitale; Stati ingabbiati: nel rispetto della concorrenza dei mercati e quindi in una continua deregolamentazione per sostenerla, nel diritto prioritario agli affari (a detrimento di quello del lavoro), nella mercantilizzazione di ogni attività possibile, smantellando servizi pubblici e privatizzando beni comuni. E poi sistematico salvataggio pubblico delle grandi banche per evitare la svalutazione dei loro attivi (in base al principio “too big to fail”, troppo grandi per fallire, con la giustificazione che la “politica” non può fare altrimenti se si vuol salvare sistema ed economia).

3) Punta di diamante della risposta neoliberale è la finanziarizzazione dell’economia. Il settore finanziario (banche, mercati, investitori) assume peso e poteri enormi rispetto all’economia reale, quella della produzione di beni e servizi. Alcune sue “incarnazioni” hanno provocato situazioni nefaste: il crac borsistico del 1987, quello dei valori tecnologici del 2000 (bolla Internet), il crollo dei “subprime immobiliari” (prestiti immobiliari ad alto rischio) del 2007. Questa “policrisi” dipende dai mercati del debito privato in cui le banche sono talmente implicate da obbligare le Banche centrali a sospendere la loro ortodossia monetaria (stabilità dei prezzi e controllo dell’inflazione come obiettivo primario). Il rafforzamento dei fondi propri delle banche, di recente ripreso, è un cerotto sulla piaga. L’intervento dello Stato risulta comunque sempre inevitabile e determinante.

4) La piaga rimane con lo sviluppo accelerato del “private credit” (detto anche “banca dell’ombra”) o l’intermediazione finanziaria non-bancaria: credito che gli operatori privati si accordano tra loro sfuggendo a ogni regola; risparmio consegnato direttamente a investitori speculativi, oggi soprattutto a quelli che si affidano alle promesse mirabolanti dell’Intelligenza Artificiale (come ad esempio OpenAI, dove sono confluiti miliardi di dollari e di franchi).

5) La risposta del capitalismo alle sue policrisi risulta quindi ripetitiva e sempre fallimentare e di danno per tutti. La Politica (e in particolar modo la Sinistra) se ne rende conto? È la domanda cruciale che incombe, con titubanze e affanni. È però la domanda che dovrebbe svegliarci (soprattutto con Stati Uniti e Trumpismo che recitano e vogliono costringere il mondo a repliche peggiori, portate all’estremo).

8/10/2026 https://www.areaonline.ch/

Immagine: FOTO: © AdobeStock

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