IL COMUNE DI TORINO IMPUGNA AL CONSIGLIO DI STATO LA SENTENZA DEL TAR CHE LO CONDANNAVA A CONTRIBUIRE ALLA RETTA RSA DA 18MILA EURO ALL’ANNO PER UN ANZIANO CON ISEE 6MILA EURO.

LE ASSOCIAZIONI DEL CSA: «MOSSA INOPPORTUNA, CHE IGNORA DECINE DI PRECEDENTI FAVOREVOLI AGLI UTENTI. COSÍ PERDE CREDIBILITÀ IL PERCORSO DI REVISIONE DEL REGOLAMENTO COMUNALE. INVITIAMO GLI UTENTI A RIVENDICARE LE LORO RAGIONI E I LORO DIRITTI»

Numero 7027/2025, 778/2025, 3072/2023, 3757/2023, 2979/2022, 2520/2021, 316/2021, 7850/2020, 6926/2020, 1505/2020. Sono solo alcune delle sentenze del Consiglio di Stato, la massima magistratura amministrativa, che hanno dato ragione agli utenti di servizi socio- sanitari (Rsa, strutture residenziali per persone con disabilità…) condannando i Comuni che non applicavano l’Isee come metodo di calcolo della loro condizione economica e limite massimo per la richiesta di compartecipazione ai servizi.

Nonostante una giurisprudenza consolidata in tale direzione, il Comune di Torino ha presentato ricorso contro la sentenza del Tar del Piemonte che aveva riconosciuto illegittimo il suo regolamento di integrazione rette nel caso di un anziano con demenza ricoverato in Rsa al quale, a fronte di un Isee complessivo di 6mila euro (compresa la situazione economica della
moglie a carico!), viene chiesta una retta annuale di 18mila euro. Il Comune di Torino si era rifiutato di contribuire alla retta, il Tar l’aveva condannato non solo a farlo, ma anche a rivedere il regolamento.

Ora l’impugnazione che solo di spese legali per questa fase costa alle casse del Comune circa 10mila euro, quasi il doppio dell’Isee della controparte! «Pur nella sua legittimità, si tratta di un atto che giudichiamo quantomeno inopportuno da parte del Comune, che invia un messaggio ambiguo per le organizzazioni che da tempo richiedono l’applicazione corretta dell’Isee e con le quali c’era stato negli ultimi tempi un dialogo» spiegano i referenti del Csa, Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base Andrea Ciattaglia (Unione promozione sociale) e Vincenzo Bozza (Utim). «Nelle aule di tribunale il Comune sosterrà l’assoluta bontà e legittimità del regolamento che esclude dalle integrazioni migliaia di utenti.

Ci chiediamo quale credibilità possa avere un percorso “parallelo” per cambiare il regolamento stesso. Pare più un escamotage per tirare avanti fino alle elezioni, pesando sulle tasche di migliaia di cittadini deboli e delle loro famiglie che invitiamo a non perdersi d’animo e a rivendicare in ogni sede, compresa quella giudiziaria, le loro ragioni e i loro diritti negati da questa amministrazione».

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30/4/2026

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