Il cuore della resistenza palestinese batte ancora”: l’intervento di Ramzy Baroud al Tribunale di Gaza

PC. Di Romana Rubeo. Durante la sessione conclusiva del Tribunale di Gaza a Istanbul, il giornalista e scrittore palestinese Ramzy Baroud ha definito Gaza una prova di moralità cruciale per tutto il mondo e ha esortato tutti i popoli a sostenere la solidarietà con i palestinesi fino al raggiungimento della loro libertà.
La sessione conclusiva del Tribunale di Gaza, un’iniziativa internazionale volta ad indagare i crimini commessi contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, si è tenuta in tre giornate presso l’Università di Istanbul, durante le quali numerosi esperti di diritto, intellettuali e giornalisti, tra cui l’autore palestinese e direttore del Palestine Chronicle Ramzy Baroud, hanno presentato le proprie considerazioni e analisi.
Il Tribunale, fondato a Londra nel novembre 2024 da accademici, difensori dei diritti umani e organizzazioni della società civile, mira a denunciare il fallimento della comunità internazionale nel rispettare il diritto internazionale e nel proteggere i palestinesi a Gaza.
Nel corso di questi tre giorni, le sessioni hanno esaminato questioni come gli attacchi ai giornalisti, la complicità degli stati occidentali nel mantenimento del blocco e il silenzio delle istituzioni internazionali di fronte alle atrocità compiute in massa contro la popolazione. Il tribunale ha ascoltato anche le testimonianze video dei giornalisti uccisi in seguito a Gaza e degli attivisti coinvolti nella Global Sumud Flotilla che ha tentato di rompere l’assedio via mare.
Nel discorso che ha tenuto durante la sessione conclusiva, Baroud ha descritto Gaza come una prova fondamentale per testare i valori morali a livello globale e l’integrità politica. “Gaza si è dimostrata la cartina di tornasole dell’umanità, della moralità, della società civile, del diritto internazionale“, ha affermato, aggiungendo che la risposta della società civile ha creato “un’ulteriore linea di difesa” per i palestinesi nel momento in cui i governi non sono intervenuti.
Ha esortato a non considerare il movimento di solidarietà internazionale come temporaneo affermando che “il movimento creato contro il genocidio a Gaza non deve essere smantellato con la convinzione che il genocidio sia finito… [il genocidio] si manifesta in molti modi diversi, e il contesto storico che lo ha provocato permane finché la Palestina e il suo popolo non saranno liberi”.
Baroud ha sottolineato che la resistenza palestinese non può essere ridotta unicamente alla sua forma armata o criminalizzata come terrorismo dato che “ogni palestinese che si oppone al colonialismo e all’occupazione è un combattente per la libertà”. Ha continuato affermando inoltre che “la questione sulla legittimità della resistenza palestinese è una distrazione dal problema principale: cosa spinge i palestinesi a resistere in primo luogo?”
Ha descritto la resistenza come un atto morale ed esistenziale divenuto indispensabile dopo decenni in cui la questione palestinese era stata accantonata. “Resistiamo perché nessuno è venuto in nostro soccorso”, ha detto. “Questa generazione di Gaza è diversa. La mia generazione, durante la Prima Intifada, ha imparato la lezione dell’auto-affermazione. Ma questa generazione sa che nessuno verrà ad aiutarla per la sua liberazione. Le persone si liberano da sole”.
Baroud ha respinto il concetto secondo cui i palestinesi debbano rimanere vittime passive. “Non incolpate la Resistenza per il nostro fallimento e non mettete ancora una volta i palestinesi all’angolo perché si giustifichino e si scusino per non essersi comportati come buone vittime“, ha detto. “E se vi aspettate che i gazawi si comportino da buone vittime, non sapete nulla di Gaza”.
Ricostruendo storicamente la continuità della resistenza palestinese dal 1948, Baroud ha ricordato che a pochi giorni dalla Nakba, i palestinesi avevano già formato gruppi di fedayn, contadini che tentavano di tornare ai loro villaggi. “Non c’è stato momento nella storia in cui Gaza non abbia resistito“, ha detto, “Gaza è il centro della storia palestinese, non per la sua terra o le sue risorse, ma per la sua gente”.
Baroud ha sempre sostenuto che l’obiettivo di Israele non è mai stato solo quello di eliminare la resistenza armata, ma di effettuare una pulizia etnica della popolazione palestinese. “Il fatto che le persone siano ancora lì, anche se sedute sulle rovine di Gaza, significa che il cuore della resistenza palestinese continua a battere”, ha affermato. “E finché batterà, la resistenza in Palestina rimarrà viva”.
Baroud ha concluso esortando a continuare un impegno a livello mondiale. “Provate pena per le vittime, per i bambini innocenti sterminati insieme alle loro famiglie, ma non pensate nemmeno per un minuto che la resistenza in Palestina si fermerà, in nessuna circostanza“, ha detto. “Gaza è in prima linea in questa lotta, non solo per il bene di Gaza, ma per il bene dell’umanità“.
Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi
3/11/2025 https://www.infopal.it










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