Il grande saccheggio della sanità pubblica

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I lanzichecchi italiani al servizio mercenario dei gruppi privati della sanità, e della finanza parassitaria, sono noti e governano travestiti da Partiti politici, da decenni, ma il paradosso è che sono anche eletti a reppresentare le vittime dei saccheggi e degli stupri alla salute di milioni di italiani, non tutti i 60 milioni perchè chi non viene saccheggiato è proprio la piccola parte ricca che come ringraziamento ususfruisce dei costosi fortini sanitari mentre negli ultimi dieci anni sono stati chiusi 74 ospedali pubblici, eliminati oltre 10.000 posti letto e cancellati 7.220 medici di famiglia. Se il trend non cambierà, entro il 2030, secondo la proiezione-indagine di AMSI e del Movimento Uniti per Unire, si arriverà alla chiusura di altri 44 ospedali, portando il totale, da qui a sei anni, a ben 118 strutture chiuse in soli 16 anni. Tutto questo se il trend dovesse rimanere il medesimo.

E se la situazione dovesse peggiorare, la sanità pubblica rischia un collasso irreversibile. Inoltre l’allarme è anche legato alle professioni sanitarie. Secondo AMSI negli ultimi 10 anni solo per quanto riguarda i medici, ben 7349 camici bianchi hanno lasciato il pubblico tra fughe all’estero e dimissioni volontarie verso il privato, verso la libera professione o addirittura abbandonando per sempre la sanità.

Un futuro drammatico: di questo passo avremo, in totale, 118 ospedali chiusi e oltre 16mila posti letti persi entro il 2030. E se il trend peggiorasse?

“Se il trend degli ultimi dieci anni proseguirà senza inversioni, entro il 2030 potremmo assistere alla chiusura di altri 44 ospedali, per un totale di 118 strutture chiuse dal 2013.

Questo significherebbe la perdita di almeno 6.278 posti letto aggiuntivi. Ma lo scenario potrebbe essere ancora più grave: se il ritmo delle chiusure dovesse accelerare a causa della carenza di personale e della riduzione dei fondi pubblici il numero di ospedali chiusi potrebbe superare i 130, con conseguenze devastanti sull’accesso alle cure. Senza un intervento immediato, tra sei anni ci troveremo con il 50% degli ospedali in meno rispetto al 2010.

Nel Ssn buco da 175 mila operatori, alla prevenzione 4% risorse

Un Paese che invecchia e che investe poco in salute, soprattutto in strategie di prevenzione, in personale sanitario – con la carenza di circa 175 mila operatori, in strumenti di contrasto delle diseguaglianze.
Il Paese fa i conti con una transizione demografica, che ne ha ridefinito il volto e negli ultimi 20 anni ha visto raddoppiare il numero degli over-65. Di pari passo sono cresciuti i bisogni di salute e la spesa sociale. La spesa sanitaria pubblica, invece non ha seguito la stessa dinamica: con 2.700 euro pro-capite (a parità di potere di acquisto) è al di sotto della media europea.

Particolarmente bassi sono gli investimenti in prevenzione, a cui è dedicato solo il 4,2% della spesa sanitaria pubblica complessiva. Sul fronte della prevenzione, poi, preoccupano le coperture vaccinali e la scarsa adesione a stili di vita sani: nel 2024 il 20,5% degli italiani fumava, il 15,6% consumava alcol in quantità superiori alle linee guida e il 45% era in eccesso di peso (con il 37% dei bambini e delle bambine in sovrappeso o obeso). Criticità anche sul fronte del personale sanitario: si stima una carenza di oltre 175 mila professionisti.
Forti divari geografici in tutti gli indicatori di salute: l’aspettativa di vita, per esempio varia dagli 81,5 anni della provincia di Napoli agli 85 di Lecco, mentre gli anni vissuti in buona salute oscillano dai 53,4 della Calabria ai 69,7 della P.A. di Trento.

Il genocidio contro gli infermieri

In Italia gli infermieri sono circa il 20 per cento in meno rispetto alla media dei paesi dell’OCSE, l’organizzazione che comprende alcuni tra i paesi più industrializzati al mondo: sono 6,5 ogni 1000 abitanti, in Francia sono 8,8, in Germania 12. Per rimpolpare l’organico in poco tempo l’unico modo è appunto assumerli da altri paesi, e infatti secondo le stime dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (AMSI), gli infermieri stranieri in Italia sono 43.600, circa il 10 per cento del totale. Diverse regioni hanno assunto negli ultimi anni migliaia di infermieri da altri paesi. La Lombardia per esempio di avvale di lavoratori e lavoratrici da Argentina, Paraguay e Uzbekistan, il Piemonte da India e Albania. Il perchè forse sta nella loro facilità di sfruttamento e di bassi stipendi?

AGENAS spiega che questa situazione è dovuta a un periodo di interruzione delle assunzioni e calo del personale durato dal 2013 al 2019: in questo periodo i dipendenti del SSN sono diventati 20mila in meno, con la conseguenza che l’età media si è alzata. Per questo motivo il rapporto tra chi andrà in pensione e il totale dei dipendenti è molto alto.

L’assunzione di infermieri stranieri come soluzione è stata criticata dai sindacati di categoria, che non la considerano efficace nel lungo periodo, e chiedono un miglioramento delle condizioni lavorative e aumenti degli stipendi, tra i più bassi d’Europa. Secondo un rapporto della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI), l’ente pubblico che gestisce l’albo degli infermieri in Italia, lo stipendio medio di un infermiere in Italia è 32.400 euro lordi, contro i 39.800 euro in media nei paesi dell’area OCSE.

Dal 2013 al 2023, il Servizio Sanitario Nazionale è stato colpito con:

  • Ospedali chiusi tra il 2013 e il 2023: 74
  • Media di ospedali chiusi all’anno: 7,4 ospedali/anno.
  • 7.220 medici di famiglia in meno
  • 1.000 pediatri scomparsi
  • 1.483 medici di continuità assistenziale tagliati
  • 290 consultori chiusi
  • 269 centri di salute mentale cancellati
  • 42 mila professionisti della sanità (medici, infermieri e altri hanno lasciato l’Italia

Ospedali chiusi: proiezione fino al 2030

  • Proiezione per i prossimi 6 anni (2024-2030): 44 ospedali
  • Previsione totale ospedali chiusi dal 2013 al 2030: 118 ospedali
  • Perdita di posti letto: proiezione fino al 2030
  • Posti letto persi tra il 2013 e il 2023: 10.560
  • Media di posti letto persi per ogni ospedale chiuso: 142,7 posti letto/ospedale
  • Proiezione per i prossimi 6 anni (2024-2030): 6.278 posti letto
  • Totale posti letto persi dal 2013 al 2030: 16.838 posti letto
  • Oltre 16.800 posti letto eliminati

Redazione Lavoro e Salute

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