“Sentenza di morte”: Israele costringe pazienti palestinesi malati a tornare a Gaza
Gaza – Al mMyadeen. Il presunto piano di Israele di rimpatriare decine di palestinesi gravemente malati dagli ospedali al-Quds/Gerusalemme Est verso la Striscia di Gaza ha suscitato indignazione tra famiglie, medici e organizzazioni per i diritti umani, che avvertono che la decisione potrebbe rivelarsi fatale per molti pazienti, secondo quanto riportato dalla CNN.
Tra loro c’è Yamen al-Najjar, sedicenne affetto da una rara malattia emorragica, evacuato dalla città di Gaza pochi giorni prima del 7 ottobre 2023. Ora, costretto a letto in un ospedale di al-Quds/Gerusalemme Est, lui e sua madre sono stati informati che verranno rispediti a Gaza la prossima settimana – una decisione che la donna definisce “una condanna a morte per mio figlio”.
Secondo il personale medico, Yamen è uno degli almeno 89 pazienti di Gaza (insieme ai loro accompagnatori) che verranno deportati dagli ospedali al-Makassed e Augusta Victoria. I medici avvertono che la maggior parte non sopravvivrebbe a Gaza, dove il 94% degli ospedali è stato danneggiato o distrutto dai bombardamenti israeliani.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha confermato di essere stata contattata dall’ufficio di collegamento militare israeliano, il COGAT, per coordinare i trasferimenti.
Condanna da parte dei medici e delle ONG.
L’organizzazione Physicians for Human Rights Israel (PHRI) ha denunciato le deportazioni come “inaccettabili dal punto di vista morale, medico e legale”.
La portavoce del gruppo, Aseel Aburass, ha dichiarato alla CNN che Israele, dopo aver “distrutto il sistema sanitario di Gaza”, rimane responsabile di garantire cure ai pazienti sotto il suo controllo.
Il parlamentare palestinese Ahmad Tibi ha espresso la stessa preoccupazione, affermando che: “Rimandarli indietro nelle condizioni attuali equivale a infliggere un colpo mortale; invece di morire sotto le bombe, moriranno per mancanza di cure mediche”.
Testimonianze dai reparti.
Negli ospedali di al-Quds, i pazienti vivono nell’angoscia.
Nafez al-Qahwaji, che necessita di dialisi tre volte a settimana, ha chiesto: “Perché vogliono gettarmi all’inferno? Morirò lì in due giorni”.
Un altro paziente, Nael Ezzeddine di Jabalia, ha aggiunto con rassegnazione: “Vogliono costringerci ad andarcene… Voglio solo tornare dalla mia famiglia, anche se dovessi morire”.
Non è un caso isolato.
Non è la prima volta che Israele tenta una misura simile.
Nel marzo 2024, il governo israeliano aveva pianificato di rimandare 22 pazienti – tra cui neonati e malati di cancro – prima che la Corte Suprema intervenisse a seguito di un ricorso presentato dal PHRI e di un’inchiesta della CNN.
“Voglio solo vivere come un bambino normale”.
Per Yamen, che passa le giornate dipingendo scene delle spiagge di Gaza e ricordi d’infanzia sereni, l’incertezza è insopportabile: “Mi manca la mia casa, i miei fratelli, la mia scuola. Voglio solo riposare. Spero che ogni bambino di Gaza possa vivere come qualunque altro bambino nel mondo, senza paura”.
Traduzione per InfoPal di F.L.
14/11/2025 https://www.infopal.it










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