Il nuovo volto del colonialismo
di Rita Vittori
Prima Parte

Nello scorso articolo abbiamo visto come il colonialismo di insediamento (definito così nel penultimo Rapporto di Francesca Albanese sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati) ha origine nell’interesse di molti Paesi per lo sfruttamento delle risorse naturali di queste terre, oltre che nelle motivazioni ideologiche e religiose della visione sionista della storia. Ma vediamo anche chi sta traendo benefici dall’occupazione israeliana.
Economia del genocidio
Nella 59a sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, la Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967, Francesca Albanese, ha presentato il suo ultimo rapporto From economy of occupation to economy of genocide (datato 30 giugno 2025), di cui troppo poco si è parlato.
Infatti il documento rappresenta un atto di accusa molto grave a molti Paesi le cui aziende hanno sostenuto con i loro «prodotti» una occupazione illegale, contribuendo sia direttamente con forniture militari che indirettamente con tecnologie e supporto logistico, il genocidio in atto (perché di questo si tratta) della popolazione palestinese. Aparte la fornitura diretta di armi di cui il legame con la distruzione dei territori è più intuibile, esiste tutta una gamma di «prodotti e macchinari» non esplicitamente legati alla guerra, ma che vengono usati per abbattere scuole, case, ospedali, luoghi di culto e per sradicare alberi, uliveti e frutteti o tagliare condutture dell’acqua potabile.
Un contributo indiretto ma che di fatto mina alle radici la capacità di sopravvivenza dei villaggi soprattutto della Cisgiordania che hanno sempre vissuto di allevamento e agricoltura. Nel Rapporto troviamo nomi come la Caterpillar Inc. dell’Illinois, la coreana Hyunday e la svedese Volvo. Ma non manca la RADA Electronic Industries, di proprietà di Leonardo, la tedesca Heidelberg Materials AG,[150] attraverso la sua controllata Hanson Israel, che ha contribuito al saccheggio di milioni di tonnellate di roccia dolomitica dalla cava di Nahal Raba.
Nell’elenco abbiamo anche società immobiliari americane che vendono proprietà nelle colonie ad acquirenti israeliani e internazionali e una serie di compagnie energetiche internazionali, quali la Chevron, la BP, per citare quelle da noi più conosciute, che forniscono agli apparati militari israeliani gas, elettricità e carburante.
Senza parlare del turismo on-line, in cui alcune piattaforme come Booking e Airnb affittano proprietà e camere d’albergo nelle terre illecitamente occupate dai coloni triplicando gli annunci in questi ultimi anni e traendone degli ovvi vantaggi economici.
Un sostegno ancora più nascosto lo danno entità finanziarie che convogliano miliardi di dollari in Buoni del tesoro promettendo buone rendite agli investitori: e qui troviamo società di investimento quali Blackrock, che anche in Italia è presente nei settori energetico, bancario e infrastrutturale, Amazon, Microsoft, IBM. Per le società assicurative abbiamo invece Allianz e AXA.
Il ruolo delle università
Un’attenzione particolare viene riservata al ruolo delle università, considerate parte integrante dell’apparato di oppressione, fornendo tutto il costrutto di conoscenze, tecnologie e narrazioni funzionali all’occupazione e al regime di apartheid.
In un’intervista su «il Manifesto» l’antropologa israeliana Maya Wind racconta come molti campus siano sorti su terre confiscate per togliere continuità ai territori palestinesi e molte discipline insegnate sono funzionali all’industria militare israeliana che negli anni ha sviluppato tecnologie di guerra all’avanguardia, testate sui palestinesi, e poi esportate in tutto il mondo.
Ma non basta: accademici e giuristi israeliani elaborano continuamente interpretazioni giuridiche del diritto internazionale per impedire che Israele venga accusata di violarlo e di perpetrare un «genocidio», subordinando i propri interessi scientifici alla propaganda di Stato.
«Nel corso degli anni, Israele, attraverso studi giuridici, ha eroso la legittimità di istituzioni internazionali come le Nazioni Unite (ONU), la Corte Penale Internazionale (CPI) e la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), minando la loro autorità nel giudicare i crimini di guerra israeliani, l’occupazione e l’apartheid. E quando sono state avviate delle indagini giuridiche internazionali, come nel 2014, durante la massiccia offensiva su Gaza – orrori che non avremmo mai creduto che Israele fosse in grado di superare – sono stati commessi crimini di guerra estremamente gravi. Ma con la complicità delle università e dei giuristi, la giustizia israeliana si è immediatamente mobilitata per minimizzare qualsiasi responsabilità dello Stato. Di conseguenza, Israele non è mai stato ritenuto responsabile. Ed eccoci daccapo, dieci anni dopo», si legge in una sua intervista.
Oltre a ciò molte Università israeliane gestiscono programmi di formazione militare perché servono come spazio di addestramento per soldati, poliziotti e agenti della polizia segreta.
Un altro esempio sono le facilitazioni universitarie destinate a studenti universitari riservisti impegnati nella Striscia di Gaza rinnovate tre volte di agevolazioni negli esami o borse di studio a loro destinate o addirittura concessione di crediti.
E poi abbiamo la collaborazione attiva delle Università nella costruzione di nuove armi, come quella del carro armato teleguidato «D9» usato per distruggere le case dei palestinesi, o gli studi sull’Intelligenza Artificiale che è sfociata nella costruzione dei veicoli senza pilota.
Molte università europee, anche quelle italiane, sono legate da progetti e accordi con le università israeliane. Non per niente gli studenti di molte università italiane hanno spinto per la cessazione degli accordi di collaborazione scientifica tra le università italiane e quelle israeliane.
Preoccupanti sono i cambiamenti apportati dalla Commissione europea al programma Horizon Europe (che è il Programma Quadro per la ricerca europea) nel luglio 2025, validi per il ciclo 2028-2034. Infatti il finanziamento del programma Horizon viene quasi raddoppiato, passando da 95,5 a 175 miliardi; dall’altro, esso viene inserito nel Fondo Europeo per la Competitività, la nuova iniziativa della Commissione Von der Leyen per aumentare le capacità europee in materia di tecnologia e innovazione in settori strategici, difesa, transizione energetica e digitale, salute. In questo modo il programma Horizon Europe si apre ai progetti «dual use» come scelta inevitabile per rispondere alle esigenze di difesa europee: cioè tutti i progetti finanziati potranno essere usati anche a scopo militare.
Le conclusioni del Rapporto
A quali conclusioni giunge nel suo Rapporto Francesca Albanese rispetto alla situazione israeliana dopo l’ottobre 2023?
- Il bilancio della difesa Israeliana è raddoppiato
- Le aziende legate ad Israele (sia quelle produttrici di armi che di macchinari) hanno avuto profitti da record
- La maggior parte delle Università europee continuano ad essere dipendenti dai finanziamenti legati a collaborazioni europee
- I prodotti israeliani continuano a essere venduti in moltissime parti del mondo
- Le piattaforme turistiche online continuano ad affittare residenze nei luoghi occupati.
TUTTO QUESTO MENTRE IL GENOCIDIO INFURIA, come conclude Francesca Albanese.
25/11/2025 https://serenoregis.org










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