Il porcospino d’acciaio. Occidente ultimo atto. Luciano Canfora

di Marco Pondrelli

Il penultimo libro di Canfora è, come sempre, una lettura di grande interesse, densa e stimolante. Seguendo il dibattito politico italiano, si nota una convergenza quasi unanime tra politici e opinionisti su un punto: quella occidentale sarebbe una civiltà superiore, oggi minacciata dalle autocrazie di tutto il mondo. Ogni guerra in corso verrebbe così spiegata come il frutto dell’odio che i dittatori nutrirebbero nei confronti dell’Occidente e dei suoi valori.

Uno studioso attento e rigoroso come Luciano Canfora non può che andare più a fondo e smontare questa narrazione, che appare tanto rassicurante quanto semplicistica. La prima questione da chiarire è, infatti, che cosa sia davvero l’Occidente. Quando Winston Churchill pronunciò il celebre discorso passato alla storia per l’espressione “cortina di ferro”, individuava l’Occidente nell’English-speaking world, ossia nell’alleanza tra Stati Uniti d’America e Regno Unito. Nel 1961, il Grande dizionario della lingua italiana diretto da Salvatore Battaglia identificava invece l’Occidente con i Paesi aderenti al Patto Atlantico.

Se poi si abbandona la prospettiva novecentesca, la definizione diventa ancora più “ballerina”. Per le città greche dell’antichità, la Persia rappresentava il mondo barbaro contrapposto a quello libero; eppure la stessa Grecia sarebbe poi divenuta, agli occhi di Roma, un Oriente interno al proprio dominio. Più recentemente, tra Sette e Ottocento, erano proprio gli Stati Uniti a essere percepiti dall’Europa come qualcosa di esterno, quasi estraneo all’Occidente storico.

Il termine rimane ancora oggi ambiguo, soprattutto dopo l’inclusione nel campo occidentale di Paesi come Giappone e Corea del Sud. Questa definizione elastica e mutevole finisce per unire realtà politiche, culturali ed economiche molto diverse tra loro contro un nemico comune. Scrive Canfora: «Per guerreggiare unito, l’Occidente ha bisogno di un “nemico”. E anche di una macchina propagandistica incaricata di ficcare nella testa delle persone che – contro il nemico di turno – l’Occidente si batte per imporre i suoi “valori”. I quali vanno deglutiti perché sono, per definizione, i migliori… Il fatto è che il concetto stesso di Occidente non regge. È una parola che imbelletta la politica di potenza facendo intravedere i “valori”. I quali, ove tradotti in pratica, comporterebbero crisi radicale dell’Occidente armato» [pag. 9].

Questa riflessione apre a un’ulteriore questione: quali sono, concretamente, i valori dell’Occidente? Nel 1913 Vladimir Lenin scriveva che «Ottocento milioni di asiatici sono trascinati nella lotta dagli stessi ideali europei». Ciò perché le idee di progresso, libertà e autodeterminazione nate in Europa sono state spesso calpestate proprio dall’Europa e dagli Stati Uniti quando si sono tradotte in prassi politica. Come ricorda l’Autore, gli Stati Uniti d’America hanno fondato una parte essenziale della loro economia, fino al 1861, sulla schiavitù; e l’Europa, pur vietandola nei propri confini, la praticava ampiamente nelle colonie.

Il tema del colonialismo, centrale nel libro, ha segnato in profondità anche il pensiero di Domenico Losurdo. Quando nacque la NATO nel 1949, il mondo era attraversato da tensioni enormi: la cesura del 1917 era divenuto uno snodo fondamentale anche per i processi di decolonizzazione. Nel 1953 lo storico inglese Arnold Toynbee pubblicò Il mondo e l’Occidente, raccolta di conferenze radiofoniche in cui formulava un giudizio severissimo: «La civiltà degli occidentali stermina, annienta le stirpi che ostacolano la sua marcia di conquista. È una civiltà di cannibali» [pag. 14].

Canfora richiama anche un altro testo significativo, Storia della dominazione europea in Asia dell’ex ministro degli Esteri indiano Kavalam Panikkar, pubblicato in Italia nel 1958. Il libro conteneva un duro atto d’accusa contro il colonialismo europeo, tanto che la casa editrice Einaudi ritenne opportuno premettere un’introduzione nella quale si sottolineava come Panikkar riconoscesse comunque un debito dell’Oriente verso l’Occidente. Un gesto editoriale che rivela quanto fosse (e sia) difficile accettare una critica radicale alla presunta missione civilizzatrice occidentale senza attenuarne la portata.

Questo atteggiamento, suggerisce Canfora, non appartiene solo al passato. Ancora oggi una larga parte del mondo — i cosiddetti “tre quarti dell’umanità” — non si riconosce nell’autonarrazione occidentale. Eppure l’Occidente continua spesso a presentarsi come portatore universale di valori non negoziabili, come se incarnasse un destino storico inevitabile. In questo senso, si potrebbe dire che abbia fatto propria l’idea statunitense del “destino manifesto”: la convinzione di essere una civiltà superiore, quasi investita da una missione provvidenziale, chiamata a diffondere progresso e libertà.

Era questa la narrazione che giustificava il colonialismo — non certo le reali motivazioni economiche e strategiche — ed è una retorica che riaffiora oggi, sotto forme nuove, per legittimare pratiche che molti definiscono neocoloniali. Il merito del libro sta proprio nel mettere a nudo questo meccanismo: mostrare come la parola “Occidente” funzioni spesso da schermo ideologico, capace di trasformare interessi di potenza in crociate morali.

Nel finale, Canfora lascia al lettore una domanda inquietante: se l’Occidente si definisce attraverso l’opposizione a un nemico e attraverso la proclamazione di valori universali che però non riesce coerentemente a praticare, non rischia forse di logorare sé stesso? Il “porcospino d’acciaio” del titolo sembra allora alludere a una civiltà che si percepisce accerchiata e reagisce irrigidendosi, moltiplicando le proprie spine difensive. Ma un’identità costruita soprattutto in chiave polemica, contro qualcuno, può reggere a lungo?

La forza del libro sta nel costringere il lettore a uscire dalle semplificazioni del dibattito quotidiano. Non offre slogan né consolazioni, ma strumenti critici. E in un’epoca in cui la parola “Occidente” viene pronunciata con sicurezza quasi dogmatica, questo invito al dubbio e alla complessità rappresenta forse il contributo più prezioso del volume.

Acquista il libro

21/2/2026 https://www.marx21.it/

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *