Il silenzio degli orsi

Il silenzio degli orsi finirà presto e ne sapremo di più sulla determinazione russa.

La leadership russa è in “conclave” per decidere sulla sua risposta.

Trump è rimasto in silenzio per due giorni. Incredibile. Negli ultimi giorni, l’Ucraina e i suoi facilitatori hanno tentato un attacco massiccio alla forza aerea nucleare strategica della Russia, sono riusciti a far crollare due ponti su treni civili diretti a Mosca, hanno attaccato il ponte di Kerch e hanno assassinato un generale russo con una bomba.

Come Clausewitz aveva osservato due secoli fa, lo scopo di un esercito è quello di forzare un risultato: costringere un avversario a fare finalmente ciò che si vuole da lui. Pertanto, per quanto riguarda le avventure militari, è necessaria una chiarezza di pensiero fin dall’inizio. Devono avere un obiettivo politico realizzabile, che abbia la possibilità di essere attuato.

Qual era dunque l’obiettivo di questi attacchi “irregolari” ucraini? Uno di questi era sicuramente dimostrativo: un esercizio di pubbliche relazioni per dire che l’Ucraina e i servizi alleati sono ancora in grado di organizzare operazioni innovative in stile forze speciali. E che quindi meritano un sostegno continuo. Come avverte il colonnello Doug Macgregor:

“Per la maggior parte si è trattato di una trovata di pubbliche relazioni per cercare di dare l’impressione che l’Ucraina è ancora in grado di portare avanti la guerra. Tutto ciò che si sente dire dagli organi di informazione occidentali… è probabilmente falso o perlomeno esagerato… Abbiamo danneggiato noi stessi e le nostre relazioni – ciò che ne rimane – con Mosca… questa è la vera conseguenza di tutto ciò”.

Va bene, ma le trovate di pubbliche relazioni non sono una strategia, né questi attacchi offrono una prospettiva di cambiamento del paradigma strategico militare generale. Non è detto che l’Occidente o l’Ucraina abbiano improvvisamente scoperto una vera e propria strategia politica nei confronti della Russia. Non esiste. Per la maggior parte, le innumerevoli dichiarazioni occidentali sono un’accozzaglia di fantasie.

Il secondo obiettivo, invece, potrebbe effettivamente avere un chiaro fine strategico – e ha dimostrato la fattibilità e la possibilità di imporre un risultato desiderato: i vari attacchi hanno imposto a Trump la scomoda realtà che lui, come Presidente, non controlla la politica estera degli Stati Uniti. Lo Stato profondo collettivo lo ha appena reso evidente.

Come ha avvertito il generale Mike Flynn:

“Lo Stato profondo sta ora agendo al di fuori del controllo della leadership eletta della nostra nazione… Queste persone del nostro Stato profondo sono impegnate in uno sforzo deliberato per provocare la Russia in un grande confronto con l’Occidente, compresi gli Stati Uniti”.

In effetti, generali del calibro di Keith Kellogg e Jack Keane ritengono, con le loro narrazioni adolescenziali, che solo ulteriori pressioni e dolore, costringeranno Putin (sempre ritenuto debole) ad accettare un conflitto congelato, questo nella speranza di poter evitare una sconfitta americana in Ucraina.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli inglesi credevano che il regime nazista fosse debole e che potesse essere rovesciato da bombardamenti strategici destinati a far crollare la società tedesca. Oggi, il generale Kellogg sostiene la necessità di “bombardare” la Russia con sanzioni, rispecchiando la convinzione britannica che tali tattiche “devono essere negative per il morale”.

Potrebbe essere che i consigli dei generali di Trump non soddisfino il criterio del realismo politico perché si basano su fantasie di un incipiente collasso russo e su una lettura irrimediabilmente errata della Russia e del suo esercito. O forse i consiglieri, inavvertitamente o deliberatamente, hanno “fregato” Trump e il suo programma di normalizzazione delle relazioni con la Russia.

Cosa dirà ora Trump a Putin? Che era stato effettivamente avvertito (ricordiamo che pochi giorni fa aveva scritto che “alla Russia sarebbero già successe cose brutte – se non fosse stato per me – intendo dire cose veramente brutte”) ma che i suoi consiglieri non gli hanno fornito tutti i dettagli; oppure ammetterà candidamente che lo hanno ingannato? In alternativa, sosterrà che la CIA stava semplicemente operando in base a una vecchia “autorizzazione” presidenziale che consentiva attacchi nelle profondità del territorio russo?

Tutte queste presunte risposte indicano una cosa: che Trump non ha il controllo. Che di lui e dei suoi alleati europei (come la Gran Bretagna) non ci si può fidare.

In ogni caso, i consiglieri di Trump avranno capito che Zelensky e, per estensione, i suoi sostenitori della NATO, stavano sfruttando la vulnerabilità dei trattati SALT/START – in modo da poter utilizzare droni nascosti in container civili per attaccare proprio i bombardieri coperti dai trattati USA-Russia. L’articolo XII del trattato START richiede specificamente “l’esposizione all’aperto di tutti i bombardieri pesanti all’interno della base aerea”. Questa disposizione equivale a un atto di fiducia (monitoraggio visibile) per prevenire un attacco nucleare a sorpresa.

Lo START 1 aveva ridotto gli arsenali nucleari a lungo raggio o strategici del 30-40%. Il Nuovo START aveva ridotto di altri tre quarti gli arsenali strategici ancora attivi. Nel 2021, i presidenti Biden e Putin avevano esteso il Nuovo START fino al febbraio 2026.

Naturalmente, questi non meglio identificati promotori capiscono la gravità di colpire la forza nucleare strategica di una grande potenza rivale dotata di armi nucleari.

Come reagirebbero gli Stati Uniti se un avversario (magari un attore non statale) lanciasse un attacco contro i bombardieri strategici a lungo raggio con capacità nucleare degli Stati Uniti utilizzando droni economici e facilmente disponibili nascosti in container? Siamo in una nuova era ad alto rischio in cui cercapersone e telefoni cellulari possono essere usati come bombe e di droni “dormienti” che possono essere attivati a distanza per attaccare aeroporti, sia civili che militari.

Larry Johnson ha osservato che, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor nel dicembre 1941, destinato a distruggere le portaerei statunitensi ormeggiate nella base, l’ammiraglio giapponese Yamamoto avrebbe detto quanto segue: “Temo che tutto ciò che abbiamo fatto sia stato risvegliare un gigante addormentato e dargli una terribile determinazione… Abbiamo ottenuto una grande vittoria tattica a Pearl Harbor e quindi perso la guerra”.

Il silenzio degli orsi finirà presto e ne sapremo di più sulla risolutezza russa; ma una relazione in cui si capisce che Trump “intende quello che dice e fa quello che dice” probabilmente è finita. I russi sono furiosi.

Ciò che accadrà in seguito non è noto.

Alastair Crooke

Fonte: strategic-culture.su
Link: https://strategic-culture.su/news/2025/06/09/silence-of-bears/
09.05.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

11/6/2025 https://comedonchisciotte.org/

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