Imprese immigrate, il motore nascosto che sostiene l’Italia

Mentre la politica italiana discute a colpi di slogan sull’immigrazione, l’economia reale racconta un’altra storia.

Nel silenzio delle cronache, le imprese a conduzione immigrata sono arrivate a quota 666.767: più di un’impresa su dieci in Italia oggi è gestita da stranieri. È quanto emerge dalle anticipazioni del Rapporto IDOS-CNA, presentate in vista del Giubileo degli Imprenditori in programma a Roma il 4 e 5 maggio.

Non si tratta di un fenomeno marginale, né di assistenzialismo: mentre negli ultimi dieci anni le imprese italiane sono diminuite del 5,4%, quelle fondate da immigrati sono aumentate del 21,1%. Una crescita silenziosa ma inesorabile, che attraversa tutta l’Italia, spingendo in avanti anche il Sud, troppo spesso raccontato solo come terra di abbandono.

Le imprese immigrate tengono vivi interi settori, a partire dal commercio e dalle costruzioni, ma si fanno strada anche in comparti innovativi e tecnologici. Non solo microimprese: il 21,1% sono società di capitale, a dimostrazione che non si tratta più solo di piccole iniziative di sopravvivenza, ma di un protagonismo economico maturo e strutturato.

Oggi, senza il contributo degli imprenditori stranieri, l’Italia perderebbe lavoro, servizi di prossimità e una parte vitale del proprio tessuto produttivo. Sono loro a rigenerare quartieri, a rilanciare attività dove altri si arrendono, a tenere aperti negozi, laboratori, imprese artigiane.

Il Giubileo degli Imprenditori implica anche questo: il coraggio, la resilienza, la capacità di innovare di chi ha trasformato la fatica dell’integrazione in ricchezza comune. “Accogliere l’imprenditoria immigrata – affermano IDOS e CNA – non è una scelta caritatevole, ma un investimento nel futuro dell’Italia”.

Mentre il dibattito pubblico resta intrappolato in una narrazione emergenziale, i numeri raccontano una verità diversa: gli immigrati non tolgono, ma aggiungono.

E in un’epoca segnata da precarietà globale, le loro imprese sono la prova concreta che si può costruire un’economia più giusta, dinamica e solidale, se si ha il coraggio di riconoscerlo.

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29/4/2025 https://diogenenotizie.com/

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