In Italia il diritto all’assistenza continua a dipendere dal luogo in cui si vive
La spesa dei Comuni per i servizi sociali e socio-educativi nel 2023 è stata di 9,4 miliardi di euro a cui si aggiungono 1,3 miliardi di euro del Servizio Sanitario Nazionale e 862 milioni dalla compartecipazione degli utenti per un totale di 11,6 miliardi di euro. Un volume di risorse, che conferma l’importanza degli enti locali nel difficile ruolo di provare a garantire protezione sociale a milioni di persone, ma l’impegno risulta spesso del tutto inadeguato rispetto ai bisogni crescenti della popolazione.
Inoltre, dietro alla spesa complessiva si nasconde un Paese profondamente diseguale, dove il diritto all’assistenza continua a dipendere dal luogo in cui si vive.
E’ quanto dimostra l’analisi elaborata dall’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL sui dati ISTAT, dal titolo: “La spesa dei comuni per i servizi sociali”, che aggiorna al 2023 i dati già pubblicati con il Report dello scorso luglio (https://www.pressenza.com/it/2026/08/le-macroscopiche-disparita-territoriali-nella-spesa-dei-comuni-per-i-servizi-sociali/). Il rapporto mostra come la spesa sociale comunale media sia pari a 160 euro per abitante, ma varia dai 215 euro delle regioni del Nord-Est ai soli 89 euro del Mezzogiorno. Le differenze diventano ancora più evidenti guardando ai singoli territori: si passa dai 639 euro pro capite della Provincia autonoma di Bolzano ai 56 euro della Calabria, con ampie distanze anche tra province e tra comuni di diversa dimensione demografica.
La quota più consistente delle risorse è destinata a famiglie e minori, con 3,5 miliardi di euro, seguiti da 2,7 miliardi per le persone con disabilità e 1,4 miliardi per gli anziani. Complessivamente i servizi e gli interventi sociali dei Comuni hanno raggiunto oltre 9,3 milioni di utenti. Negli ultimi dieci anni sono cresciuti in particolare gli interventi rivolti alla disabilità e al contrasto della povertà, mentre diminuisce l’utenza dei servizi per anziani, segnale di un welfare che fatica a rispondere adeguatamente all’invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di assistenza per la non autosufficienza.
“Divari rilevanti, si sottolinea nel Rapporto, si registrano anche tra i singoli comuni che aumentano in relazione anche alla dimensione demografica con una spesa media che da 196 euro nei comuni con oltre 50 mila abitanti, scende fino a 116 euro nei comuni con meno di 2 mila abitanti. Divari si registrano anche tra i comuni delle aree centrali e quelli delle aree interne. L’intervento di regioni e province autonome determina una spesa aggiuntiva media di 4 euro per abitante”.
Il rapporto evidenzia inoltre come oltre la metà della spesa sociale sia sostenuta attraverso risorse proprie dei Comuni. Un modello che, in assenza di un adeguato riequilibrio nazionale, tende a rafforzare le disuguaglianze territoriali: i territori con maggiori disponibilità finanziarie riescono a garantire più servizi, mentre quelli con minori capacità fiscali restano indietro.
Come già evidenziato nel report di luglio, per la CGIL la risposta passa dal pieno finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), indispensabili per rendere effettivi e uniformi i diritti sociali su tutto il territorio nazionale. La definizione dei livelli essenziali, sottolinea il sindacato, non può rimanere un mero esercizio normativo: servono risorse strutturali, il rafforzamento dei fondi nazionali per il sociale, la programmazione dei servizi e una forte azione di contrattazione territoriale per garantire a tutte le persone, indipendentemente dal luogo di residenza, un accesso equo ai servizi di welfare.
Il report restituisce così la fotografia di un sistema che, pur registrando una crescita degli investimenti, continua a essere segnato da profonde disparità. Una sfida che riguarda non solo la qualità dei servizi sociali, ma la concreta attuazione del principio costituzionale di uguaglianza e l’esigibilità dei diritti fondamentali delle persone.
“Se l’articolo 3 della Costituzione, si legge nelle conclusioni del Rapporto, assicura il principio di uguaglianza sostanziale, i bilanci dei comuni italiani raccontano un’altra storia. I dati sulla spesa sociale dimostrano che il sistema attuale, eccessivamente basato sulle risorse proprie degli enti locali, sta allargando la forbice delle diseguaglianze nel Paese, lasciando indietro chi ha più bisogno di protezione: non solo persone povere, marginalizzate, disabili, anziane, non autosufficienti, migranti, minori e famiglie fragili ma sempre più spesso anche chi ha bisogno di lavorare per vivere e un lavoro lo ha. I livelli essenziali delle prestazioni sociali rappresentano l’unico argine a questa deriva delle disuguaglianze, specialmente di fronte alle incognite del regionalismo differenziato. Tuttavia, determinare nominalmente i LEPS senza stanziare risorse adeguate è un esercizio di ipocrisia istituzionale che questo sindacato respinge al mittente”.
Intanto, la cosiddetta Autonomia differenziata va avanti: in piena estate sono state approvate dal Senato e dalla Camera gli schemi di intese preliminari con le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto che riguardano “forme e condizioni particolari di autonomia” per le materie: “Protezione civile”, “Professioni”, “Previdenza complementare e integrativa”, “Tutela della salute” relativamente a Coordinamento della finanza pubblica”. Alla conclusione dell’iter avviato potranno diventare materie di esclusiva potestà legislativa regionale delle 4 regioni del Nord. Si tratta di preintese che non rispettano la sentenza della Corte Costituzionale del 12 novembre 2024 e che fanno un altro pericoloso passo in avanti verso lo “Spacca Italia”. Anna Maria Bianchi su https://www.carteinregola.it/ fa il punto della situazione e propone un efficace videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=hAdqaFsPbk4&t=26s.
Qui il report dall’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL: “La spesa dei comuni per i servizi sociali”: https://files.cgil.it/version/c:MDAzMWY4ZTktNzdhZS00:N2I5NjkyOGMtMDY1NC00/Report%20Spesa%20sociale%20Comuni%20-%202023.pdf,
Giovanni Caprio
12/10/2026 https://www.pressenza.com/








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