Israele e la sua essenza genocida

Non c’è alcuna punizione in vista per Israele per le sue continue violazioni del diritto internazionale. Foto: per gentile concessione dell’autore.

di Pablo Jofre Leal

Ricordo che durante l’aggressione del regime sionista contro Gaza nel 2018 – una delle dieci che il nazionalsionismo ha portato avanti contro la Striscia di Gaza dall’inizio del blocco totale contro questo territorio palestinese nel 2006 – ho sostenuto che questa politica criminale di Israele contro il popolo palestinese e in particolare contro l’enclave costiera, è stato assimilato a una sorta di racconto tragicamente surreale e analogo al nazionalsocialismo del Terzo Reich tedesco.

E cito questo concetto nel contesto di quanto sia difficile, per una certa parte dell’umanità, verificare che la condotta criminale della società israeliana vada oltre i limiti imposti dalla realtà. Difficile da credere per chi ancora ritiene che le leggi siano obbligatorie per tutti. La politica della soluzione finale dell’entità genocida israeliana ci porta di fronte alla dura realtà che l’impunità per i suoi crimini contro il popolo palestinese è un evento quotidiano.

Dopo 19 mesi di continui crimini dal 7 ottobre 2023 ad oggi, con violazioni del cessate il fuoco da parte dell’esercito israeliano, il regime nazionale sionista ebraico israeliano – attraverso le sue forze militari: terrestri, aeree, navali – ha compiuto il più grande genocidio a memoria d’uomo dalla fine della seconda guerra mondiale. Il bilancio delle vittime, sia per uccisioni dirette che indirette, supera i 200.000 palestinesi, il 70% dei quali donne e bambini. (1)

Non c’è alcuna punizione in vista per questa violazione permanente del diritto internazionale. E continuerà ad essere così, fino a quando non saremo in grado di raggiungere l’eliminazione totale di un’ideologia perversa che viola i Diritti Umani come il sionismo e la sua politica colonialista e criminale. La versione mediorientale dell’apartheid sudafricano. Una realtà brutale per chi la subisce a costo di morte e distruzione; concetti che di solito vanno di pari passo quando si tratta dell’attuazione della Soluzione Finale Sionista contro la Palestina.

Non è finzione se si parla del nazionalsionismo, un adattamento del nazionalsocialismo tedesco da cui il sionismo ha ottenuto tanto: creazione di ghetti, consolidamento dei bantustan in Cisgiordania, distruzione di città e villaggi palestinesi solcati da muri, strade esclusive per i coloni. Una politica di disumanizzazione e invisibilizzazione della società palestinese.

La demolizione di migliaia di case a Ramallah, Al Jalil, Beit Jala, Al Quds, Ariha, Nablus, Beit Sahour, Tulkarem e altre città della Cisgiordania. Il bombardamento e la distruzione di almeno il 75% degli edifici, di ogni tipo, nella Striscia di Gaza e il blocco di questa enclave, che è stata definita come il più grande campo di concentramento del mondo con un bilancio delle vittime che rappresenta l’8% della popolazione totale stimata in 2,3 milioni.

Stiamo assistendo, in diretta e in prima persona, a una politica di soluzione finale del popolo palestinese sullo stile del Terzo Reich nazista, con migliaia di rapiti nelle carceri israeliane, di cui il 10% ha meno di 16 anni. Espulsione delle famiglie dalle loro terre d’origine, distruzione dei loro raccolti. Impedimento al ritorno di milioni di rifugiati. Costruzione di insediamenti con coloni portati da varie parti del mondo, che usurpano il territorio palestinese e che hanno consolidato, come espresso dalle stesse Nazioni Unite, una politica di crimini di guerra.

Il resto del mondo, in atteggiamento passivo e complice, osserva solo il modo in cui questo regime criminale ebraico sionista continua a fare le sue cose. Violando tutte le risoluzioni delle organizzazioni internazionali, che l’hanno condannata per la sua politica di occupazione e per i suoi crimini più che evidenti, eppure è negata da Tel Aviv con l’argomento che il mondo, l’ONU, le organizzazioni dipendenti come l’UNESCO, il Centro Internazionale di Giustizia di Ginevra, la Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Le ONG che si dedicano alla difesa dei diritti umani, e altre che vi si oppongono, sono “burattini degli interessi anti-israeliani” che dedicano i loro sforzi a impedire il loro diritto di esistere. È il mondo capovolto, il carnefice che si atteggia a vittima, il lupo travestito da agnello, il consolidamento della cosiddetta sindrome dello sparare e del pianto, che Israele ha messo a punto alla perfezione.

Per 77 anni, il nazionalismo israeliano è diventato l’indiscussa similitudine del regime nazista tedesco – in complicità con Washington e con il sostegno di Francia, Gran Bretagna e Germania, che consegna il 30% delle armi che il suo partner sionista usa contro il popolo palestinese – con le lobby sioniste ebraiche in questi paesi dietro di esso. tra questi la Comunità ebraica del Cile, composta da agenti israeliani nel paese sudamericano, strenui difensori della politica genocida.

Cisgiordania EFE
Israele ha demolito migliaia di case a Ramallah, Al Jalil, Beit Jala, Al Quds, Ariha, Nablus, Beit Sahour, Tulkarem. Foto: EFE.

Un’entità criminale come quella sionista, che si è dedicata a sfidare il diritto internazionale, a violare i diritti umani della popolazione palestinese, ad attaccare i paesi vicini e a commettere crimini contro l’umanità con totale impunità, è una realtà che deve essere cambiata. Un mondo alla rovescia, dove il trasgressore impone le sue condizioni senza una politica di sanzioni, blocchi, embarghi e l’uso dei meccanismi stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite – in particolare il suo Capitolo VII – affinché il regime israeliano cessi la sua politica criminale.

Nel 2017 è venuto alla luce un documento molto interessante riguardante l’occupazione della Palestina. Un dossier preparato dal Centro Internazionale di Giustizia di Ginevra (GICJ) intitolato Al di sopra della legge: la mancata attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite da parte di Israele(2) Un rapporto che rivela l’impunità con cui opera il regime sionista lascia presente l’impronta del “vietato dimenticare”, affermando che questa impunità ha evidenti fattori causali: il ruolo degli Stati Uniti nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. L’influenza di Israele a livello internazionale. La mancanza di meccanismi efficaci per l’attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. L’ambiguità e la vaghezza di alcune risoluzioni:

Alle 330 pagine di studio, che vi invito a leggere e divulgare, dobbiamo aggiungere quello che è stato il genocidio aumentato dalla società israeliana contro il popolo palestinese dal 7 ottobre 2023. Un documento che si basa sulla valutazione di esperti delle Nazioni Unite, governi e personalità della società civile, e si basa su osservazioni sul campo in Palestina. Si concentra su tre aree tematiche selezionate, che vengono regolarmente affrontate nelle risoluzioni delle Nazioni Unite:

1- Il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione.

2 – Status giuridico, geografico e demografico della Palestina occupata.

3 – Rifugiati e sfollati palestinesi.

4 – Governance, risorse naturali ed economia.

5 – Militarizzazione e operazioni militari.

6 – Diritti umani dei palestinesi.

La conclusione logica di quel tempo è che per settant’anni l’entità nazional-sionista si è dedicata a violare le relazioni internazionali, sottoponendo la Palestina all’occupazione più crudele e criminale. Il rapporto conclude dicendo: “L’unico modo per porre fine agli abusi nella regione è smembrare il brutale sistema di occupazione. La liberazione della Palestina dalle catene dell’occupazione e dell’apartheid e la fine della discriminazione etnica e della discriminazione contro le minoranze politiche in Israele aprirebbero la strada a una vera democrazia e a una pace giusta nella regione”. Una conclusione che non è cambiata di una virgola.

A dire il vero, gran parte dell’umanità condivide la linea d’azione da intraprendere con il sionismo: la sua totale eliminazione. Tuttavia, la società criminale israeliana, invece di cambiare la piega criminale della sua politica, insiste sul fatto di essere vittima di abusi da parte delle organizzazioni internazionali, che le condanne contro il suo paese “avranno delle conseguenze”.

Il sionismo minaccia la destra e la sinistra, compresi i suoi alleati, come è accaduto con la Francia, il Canada, la Gran Bretagna che stanno analizzando la possibilità di sanzioni se Netanyahu e la sua società criminale continuano i loro attacchi a Gaza. Una patologia che solitamente affligge i pazienti con disturbi mentali e che è stata analizzata a fondo dallo studio sociale. La vittimizzazione cronica del sionismo è diventata, sin dalla sua nascita nel 1948, l’asse centrale della sua politica e intensifica il suo comportamento criminale.

La politica criminale contro il popolo palestinese, alimentata dai suoi sogni espansionistici di formare il “grande Israele”, inquadrata in quello che potremmo definire un modello evasivo in cui questo “paziente” violento e aggressore concentra la sua vita di società sul ruolo offerto dal suo delirio, solitamente dotato di un contenuto di megalomania o di misticismo. Per gli individui che seguono questa ideologia, la visione di se stessi, della loro società e della realtà è l’unica possibile.

È sintomatico che Israele sia il paese con il più alto numero di condanne internazionali. Risoluzioni che la invitano imperativamente a restituire i territori palestinesi usurpati. Fermate la costruzione di insediamenti e l’insediamento di centinaia di migliaia di coloni estremisti in Cisgiordania. Per consentire il ritorno dei rifugiati e, soprattutto, per fermare i crimini per i quali sono condannati e che devono essere puniti alla luce del genocidio che si sta compiendo, impunemente, contro la Palestina e in particolare la Striscia di Gaza.

Ma, in questo mondo alla rovescia, è molto probabile che sarà Israele, con l’appoggio di Washington e di alcuni paesi senza dignità, a presentare una risoluzione di condanna della Palestina o contro le istituzioni che chiedono la fine dei crimini contro l’umanità.

Note

1 – Prendo in considerazione lo studio pubblicato sul British Medical Journal The Lancet nel luglio 2024, dal titolo Counting the dead in Gaza: difficult but essential. Osserva che “non è implausibile stimare che ben 186.000 o più morti potrebbero essere attribuibili al conflitto in corso a Gaza”. Questo, basato su “una stima della popolazione della Striscia di Gaza nel 2022, che si attestava a 2.375.259 abitanti, rappresenterebbe tra il 7 e il 9% della popolazione totale della Striscia di Gaza”, proseguono gli autori di The Lancet, pubblicato nella sezione Corrispondenza del sito web. Il bilancio delle vittime palestinesi nella Striscia di Gaza dovrebbe essere quadruplicato, al fine di aggiungere non solo le uccisioni dirette con proiettili, bombe, l’uso di droni, artiglieria, il fuoco delle navi da guerra israeliane dalle coste di Gaza, ma anche la morte di neonati a causa della mancanza di cure ospedaliere, donne incinte, Persone con patologie non trattate: diabete, cancro, patologie cardiologiche, infezioni nosocomiali, tra le altre. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(24)01169-3/testo completo

2 – https://www.gicj.org/search?q=%E2%80%9CPor+Encima+de+la+ley%3A+la+no+aplicaci%C3%B3n+de+Israel+de+las+resoluciones+de+la+ONU%E2%80%9D

3 – https://forbes.com.mx/netanyahu-acusa-a-francia-gran-bretana-y-canada-de-envalentonar-a-hamas/

29/5/2025 https://www.telesurtv.net/

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *