La Ausl di Parma insiste a voler riscuotere la “tassa sul buon samaritano”

MA E’ SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG

LA QUESTIONE è : COME RENDERE POSSIBILE LA RELAZIONE TRA LA PERSONA PRIVATA DELLA LIBERTA’ E IL MEDICO DI SUA FIDUCIA

LA CHIUSURA A RICCIO DELLA ISTITUZIONE CARCERARIA E’ DA SUPERARE : IL “CARCERE DA SOLO NON CE LA FA’” a prevenire l’epidemia di malattie, morti e “suicidi”

MOLTI LO HANNO GIA’ DENUNCIATO : LE CARCERI ITALIANE NON SONO CARCERI SONO ORMAI CAMERE MORTUARIE

Abbiamo già segnalato , a chiunque interessato, la incongruenza della tassa sul medico di fiducia della persona privata
della libertà che entra in carcere a visitare il paziente; ovvio che rispetto ai disastri in corso sul pianeta terra ma anche
a fronte della gravi problematiche delle carceri italiane la questione potrebbe apparire marginale, ma non è così
essendo la questione della tassa sul buon samaritano soltanto la punta di un iceberg; tra l’altro è un precedente molto
grave in quanto potrebbe dare spunto alla burocrazia per inventare altre tasse : sul ministro di culto, sull’avvocato, sui
volontari in genere; qualcuno (per risollevare le carceri dal disastro attuale) potrebbe prendere lo spunto dalla tassa sul
buon samaritano non solo per applicarla ad altre figure ma per costringere tutti (come fa la Ausl di Parma) a siglare
contratti di comodato (con relativa marca da bollo) e imporre appunto questa “regola” a tutti i “civili” che entrano in
carcere; “civile” è il temine che “sfugge” di bocca al militare quando cita un altro soggetto (che entra in carcere)e che
non indossa una divisa; non abbiamo percepito in questo lapsus linguistico nessun senso di superiorità ma la
convinzione (fondata) forse anche segnata da un senso di rammarico per la constatazione di un mondo “civile” meno
gravato da vincoli burocratici fonte di grave distress per chi opera nel mondo militare; approfondiremo:
anche per cercare di risalire la china della attuale e disastrosa situazione carceraria (riproponiamo) alcune azioni di
miglioramento ; alcuni di queste azioni sono proposte che avanziamo da più di venti anni, altre questioni le abbiamo
focalizzate meglio più di recente:

  • La iniqua tassa sul buon samaritano va abolita; va abolita la tassa anche per chi entra con le modalità della
    libera professione in quanto, è ovvio, che anche in questo caso la tassa si riverbera sulla parcella quindi ,
    supponiamo, alla fine paga la persona privata della libertà
  • rimane il fatto che la tassa sul “medico anargiro” è una offesa al buon senso e un evento sentinella che Ausl
    e Regione ER non possono continuare a rimuovere anche per coerenza con i proclami (parolai?) a favore
    del “volontariato”
  • L’entrata in carcere del medico di fiducia deve essere velocizzata previa autorizzazione del direttore che deve
    essere notificata immediatamente sia al medico che alla unità operativa medicina penitenziaria (Ausl)
  • I dati sanitari della persona privata della libertà devono essere riversati nel fascicolo sanitario ovviamente con
    possibilità di accesso da parte del medico di fiducia ; succede spesso che alla richiesta da parte del medico
    della cartella la “medicina penitenziaria” risponda che occorre l’autorizzazione del detenuto !!! ma
    intendiamoci : se il detenuto ha già espresso la sua fiducia non è implicito che abbia autorizzato all’accesso ai
    dati ? Incredibile…
  • Devono essere garantiti contatti da remoto tra medico e paziente ; al momento , per noi, questo è stato
    possibile per l’istituto penitenziario di Piacenza, impossibile per Modena, programmato a breve per il carcere
    di Pavia; prima ancora della più complessa gestione delle risorse della “telemedicina” occorre dunque
    garantire sia contatti telefonici, sia contatti da remoto con scadenza e accessi adeguati alle necessità ( per un
    supporto di tipo psicoterapico anche a periodicità bisettimanale); a nostro avviso questi contatti periodici da
    remoto devono essere gestiti dalla medicina penitenziaria (Ausl) e non dall’ufficio matricola del carcere
  • Diversi anni fa un eroico prete cappellano del carcere di Sollicciano propose di “imitare” le carceri francesi
    (telefono fissa in cella, pardon, “camera di pernottamento”…) ; dunque il medico può telefonare al paziente e

viceversa nella “vita civile”; se questo non è possibile nel carcere dobbiamo rassegnarsi a considerare dunque
il carcere come “vita incivile” ?

  • Occorre “consentire” al medico di fiducia di visitare i luoghi in cui la persona privata della libertà trascorre la
    sua giornata; Bernardino Ramazzini invitava già nel seicento i medici a visitare i luoghi di lavoro dei lavoratori
    loro pazienti; dappertutto , anche nel territorio storico di Ramazzini, le carceri oppongono assoluto rifiuto a
    questa possibilità; ci tocca di insistere : nelle carceri c’è spesso esposizione a rischi fisici e biologici che
    devono poter essere monitorati anche dal medico di fiducia benché spesso già la anamnesi che emerge dal
    colloquio col paziente possa essere alquanto esaustiva (tipo il paziente che ti descrive lo stato dei “servizi
    igienici” o della pareti…) non siamo certo noi a coltivare il rischio della sottovalutazione della soggettività ma
    poter constatare de visu e magari anche fotografare può essere molti utile per contestuali comunicazioni agli
    organi di vigilanza
  • A proposito dei rischi ambientali sarebbe buona consegnare al medico di fiducia, su sua richiesta, il rapporto
    semestrale ultimo della Ausl sull’istituto in cui il paziente è recluso; qui dobbiamo per la ennesima volta
    denunciare gravi ritardi e gravissimi silenzi : ci sono Ausl che non rispondono da anni (Bari, Ausl Romagna
    per 3 carceri Ravenna, Rimini, Forlì, Cagliari per esempio), Ausl che rispondono dopo lunghi mesi
    (Bologna), Ausl che “la mettono sul difficile” e che pretendono di “fare l’esame” al richiedente circa le
    motivazioni della richiesta (Reggio Emilia) ; semplifichiamo la questione: 1) le Ausl IL RAPPORTO
    SEMESTRALE LO DEVONO FARE 2) AMMESSO CHE LO ABBIANO FATTO, UNA VOLTA REDATTO, POTREBBERO
    METTERLO ON LINE E NON COSTRINGERE CHI E’ INTERESSATO A LEGGERLO A SOSTENERE ESAMI di
    IDONEITA’ O A RICHIEDERLO 7-8 VOLTE INTASANDO LA POSTA ELETTRONICA
  • Una Ausl che risponda allo spirito originario dell’ideatore della USL (Maccacaro) dovrebbe vedere con favore
    che un cittadino o una associazione mostrano interesse sulla situazione di un carcere; purtroppo, lo vediamo
    tutti i giorni, la USL per come ideata e fondata ha subito nel corso del tempo diverse e devastanti mutazioni
    genetiche che portano appunto alla invenzione d barriere burocratiche “socialmente pericolose”
  • Infine occorre definire con maggiore precisione, oltre i tentativi di dialogo già in atto, la vincolatività delle
    proposte terapeutiche e diagnostiche (intendiamo le proposte di esami) avanzate dal medico di fiducia
    qualora vi sia divergenza di vedute con lo staff della “medicina penitenziaria”; questo può riguardare in primis
    i farmaci da utilizzare ( e più in particolare gli psicofarmaci) e anche i percorsi necessari per diagnosi il più
    possibile precoci.
  • Questioni, contraddizioni e proposte qui riassunte sono state inviate anche alla attenzione del DAP :
    dialogare, anche se in ritardo, rimane possibile e utile…
    Il sistema carcerario in Italia e nel mondo è in condizioni disastrose dal punto di vista umano e sociale; più il carcere
    funziona da “istituzione totale” più lutti e tragedie si ripeteranno
    Più il carcere si “chiude” verso l’esterno più sarà violato il dettato costituzionale, più tenderà ad assomigliare a camere
    mortuarie piuttosto che a luoghi in cui si riesce lavorare per percorsi di risocializzazione e non di cronicizzazione che
    deborda nella tortura .
    Consentire il pieno diritto della persona privata della libertà a nominare e a poter contare su un
    medico/psicologo/psichiatra di sua fiducia renderà più nuotare nella direzione giusta che è quella indicata dalla
    COSTITUZIONE REPUBBLICANA.

Vito Totire, portavoce Centro Francesco Lorusso e componente del Gruppo di auto aiuto psicosociale di persone
private della libertà e dei loro familiare “Per non morire di carcere” via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 18.10.2026

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