La barbarie trumpiana nei Caraibi

Foto: EFE

di Lidia Falcón

Gli Stati Uniti hanno dirottato un’altra petroliera venezuelana in mezzo all’oceano. Impunemente.

Proprio come sa di poterlo fare perché la cosiddetta “comunità internazionale”, composta dai paesi democratici più ricchi e influenti, tra cui ovviamente quelli dell’Unione Europea, glielo permette. Coloro che detengono il potere politico-economico nell’impero statunitense sono assolutamente liberi di compiere i più grandi atrocci senza conseguenze per loro.

Non solo il Venezuela è sempre stato il “cortile dietro” degli Stati Uniti, con il consenso del Regno Unito, Francia, Germania, Spagna ecc. ecc., ma da quando si è dichiarato indipendente, libero e bolivariano, quando la rivoluzione di Chávez, del suo governo e del suo popolo, viene assediato e perseguitato, come quella di Cuba, dall’impero USA che intende recuperare il dominio che aveva sul Venezuela nel secolo scorso. In questo bellissimo paese, con un clima desiderabile e paesaggi magnifici, vanta ricchezze infinite: oro, diamanti, metalli e, soprattutto, accumula le più grandi riserve petrolifere al mondo. E di vari minerali, ora chiamati terre rare, che rendono il suo territorio enormemente desiderabile per le forze colonialiste che governano gli Stati Uniti.

Il piano di Donald Trump è quello di riprendere il controllo dell’estrazione della ricchezza venezuelana. Un obiettivo ovvio che non viene nemmeno menzionato dalla casta fascista, non solo negli Stati Uniti ma anche nell’ultradestra venezuelana, comandata dall’incompetente María Corina Machado, che ha scelto di rappresentare l’oligarchia venezuelana che intende riprendere il controllo della ricchezza del paese, enormemente disgustata dalla nazionalizzazione portata a termine da Chávez, e che fa appello alla democrazia – una parola già fetish – per giustificare le molestie a cui ha sottoposto il paese sudamericano più di vent’anni, con la compiacenza dell’Unione Europea e delle forze reazionarie della Spagna, pronte a condividere i benefici lasciati loro dagli Stati Uniti.

Di conseguenza, non ci sono critiche agli atti di pirateria commetti da Trump se non quelle pubblicate dalla sinistra spagnola e internazionale. I governi “democratici” dei paesi europei sono inibiti o continuano a formare il coro che applaude l’imperatore del mondo, con l’UE che diventa il loro scagnozzo.

È la prima volta nella storia dello sviluppo economico mondiale che i governi dei paesi più avanzati non condannano gli atti di pirateria di un’altra potenza. Il divieto internazionale della pirateria marittima fu formalmente consolidato nel ventesimo secolo, sebbene la sua persecuzione come crimine contro la legge delle nazioni (hostis humani generis o nemico dell’umanità) esista da secoli.

Ecco le tappe chiave:

  • Primi regolamenti (XVII-XVIII secolo): Sebbene non fosse un divieto “internazionale” unificato, potenze come l’Inghilterra approvarono leggi (ad esempio, il Piracy Act del 1698) per portarla avanti attivamente.
  • Dichiarazione di Parigi (1856): Abolì il “corsaggio“, un passo fondamentale per differenziare la guerra navale legittima dalla pirateria illegale.
  • Convenzione di Ginevra sugli Aperti Mari (1958): Stabilì la definizione moderna e l’obbligo di tutti gli stati di cooperare nella repressione della pirateria in alto mare.
  • Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS/UNCLOS 1982): È il quadro giuridico attuale e definitivo. Essa definisce la pirateria nell’articolo 101 e stabilisce la giurisdizione universale (qualsiasi Stato può arrestare e perseguire i pirati) nell’articolo 105.

Sommario: Il divieto internazionale moderno è stato legalmente stabilito dalla Convenzione di Ginevra del 1958 e ratificato dalla UNCLOS del 1982.

LA PIRATERIA COME CRIMINE INTERNAZIONALE – 15 gennaio 2012 — ■ La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare Eppure osserviamo come né il governo spagnolo né la Commissione Europea abbiano reagito ai dirottamenti di due petroliere venezuelane in alto mare da parte della squadriglia nordamericana.

In questa prima parte del ventunesimo secolo, troviamo che nessuna delle leggi approvate nei secoli precedenti contro le violazioni delle leggi marittime internazionali viene rispettata, né motiva la reazione dei governi delle cosiddette nazioni democratiche.

Dopo aver sopportato decine d’anni la propaganda degli Stati Uniti, confermata da quella di Spagna e UE, etichetta il governo venezuelano come una dittatura, mentre sono gli Stati Uniti a compiere atti di aggressione, saccheggio, pirateria, fertilizzati da una famigerata propaganda infestata da menzogne e minacce, come non abbiamo mai sopportato dal nazismo. Non si sa da diversi secoli che un paese che si presume di essere il primo ad aver implementato la democrazia creda di avere il diritto di assaltare le navi di un altro senza dichiarare guerra, di fronte alla tolleranza criminale degli altri paesi. Non si sa se le Nazioni Unite si stiano preparando a riunirsi per analizzare e condannare queste aggressioni, dopo mezzo secolo dalla creazione delle Nazioni Unite, di un paese che attacca militarmente un altro, secondo le aspettative di tutti gli altri, senza nemmeno una modesta dichiarazione di condanna.

Solo ai tempi dell’Impero Romano poteva verificarsi una situazione simile. Il governo spagnolo si renderà finalmente conto di questi fatti? E cosa pensano le organizzazioni politiche che si vantano di essere di sinistra e che fanno anch’esse parte del governo? In quale momento di paralisi e paura ci troviamo, simile solo agli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale, quando a Hitler fu permesso di occupare i territori vicini e schiavizzarne gli abitanti?

Che tipo di epoca viviamo in cui né governi, né partiti, né sindacati, né società civile reagiscono agli atti barbari in cui l’imperatore del mondo Donald Trump sta guidando?

27/12/2025 https://www.telesurtv.net/opinion/

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