LA DIFFERENZA TRA UNA CONVENZIONE RSA E ANNI DI PAGAMENTO PRIVATO?

UNA STUFA.UNITÀ DI VALUTAZIONE GERIATRICHE PIEMONTESI SENZA CREDIBILITÀ:ASSURDI I CRITERI CHE NEGANO LA QUOTA SANITARIA LEA AGLI UTENTI.

FONDAZIONE PROMOZIONE SOCIALE: «LA REGIONE SMETTA DI FINANZIARE SPESE SUPERFLUE E
METTA LE RISORSE PER LE CONVENZIONI LEA. NECESSARIA LA RIFORMA DELL’INTERO SISTEMA
DI VALUTAZIONE: L’OBIETTIVO SIA COSTRUIRE PIANI DI CURA ADEGUATI,
NON TOGLIERE I DIRITTI AI PIEMONTESI».

Che cosa c’entra una stufa con la gravità della malattia di una persona non autosufficiente?
Apparentemente nulla. Eppure, nella scheda utilizzata dall’Unità di Valutazione Geriatrica del
Piemonte, avere una stufa può far ottenere un punteggio complessivo migliore rispetto ad avere il
riscaldamento centralizzato. Non è una battuta. È scritto nella «Cartella Geriatrica» regionale
(determina dirigenziale 381/2016 della Regione Piemonte).
Nella valutazione delle condizioni abitative, infatti, il riscaldamento autonomo o centralizzato vale
zero punti. Una stufa a gas ne vale uno. Una stufa a kerosene o a legna ne vale due. Bastano questi
scarti a capire che, con il sistema delle valutazioni che fa da filtro per l’accesso o meno alla quota
sanitaria Lea in Rsa (50% della retta a carico dell’Asl), pochi punti possono fare la differenza tra
una situazione di urgenza – con riconoscimento della convenzione in pochi mesi – e una differibile,
per la quale il pagamento del SSN è rinviato sine die.
Quale sia l’attinenza della stufa con il riconoscimento della quota sanitaria, sfugge. Un malato di
demenza è meno grave se vive con il riscaldamento centralizzato? Il riscaldamento è terapeutico
per l’Alzheimer? Il diritto alla tutela della salute viene intaccato dal tipo di impianto termico?
L’unica spiegazione è che i criteri dell’Uvg e il loro utilizzo da parte delle Commissioni valutative
siano in realtà pretesti strumentali per riconoscere la convenzione solo nella misura delle risorse
messe a disposizione dall’Asl nei suoi bilanci. L’esatto contrario della normativa Lea – che
comprende le quote sanitarie Rsa – che invece precisa di destinare i soldi prioritariamente alle
convenzioni, poi al resto delle spese.
Nella scheda Uvg, nella stessa sezione della «stufa» troviamo le condizioni familiari e assistenziali,
nelle quali la presenza di caregiver che si prendono cura del malato allontana dal riconoscimento
della quota sanitaria, perché assegna meno punti al caso. Ottimo esempio di valorizzazione dei
legami famigliari.
«I criteri dell’Uvg sono del tutto strumentali e studiati per negare le cure – spiega Maria Grazia
Breda, presidente della Fondazione promozione sociale –. Commissioni nate per raccogliere
professioni diverse e competenze integrate con l’obiettivo di scrivere il progetto di cura dei malati
non autosufficienti, sono utilizzate come giudici sul diritto o meno alla convenzione Lea: persino
criteri come la raggiungibilità dei servizi nel Comune di residenza, la qualità dell’abitazione, la
presenza di barriere architettoniche, la disponibilità di servizi igienici non hanno senso nel caso di
richieste di ricovero in Rsa: nessuna di queste condizioni mitiga le malattie gravissime dalle quali
sono colpiti i malati non autosufficienti, che sono l’unico parametro con cui valutare il
riconoscimento della quota sanitaria».
Un’altra prova dell’assoluta discrezionalità delle Commissioni? La valutazione della condizione
economica – vietata dalla normativa nazionale per il riconoscimento della quota sanitaria – cambia
da Comune a Comune (o da un Consorzio socio assistenziale all’altro), nonostante la Regione abbia
indicato l’Isee come strumento comune. A Torino, per esempio, il Comune non si limita all’Isee, ma
vuole la Dichiarazione sulle condizioni economiche complessive: proprietà, redditi, pensioni, altri
beni.
«Anche davanti all’evidenza, l’amministrazione regionale del Piemonte continua a legittimare le
valutazioni delle UVG e la conseguente negazione delle quote Lea ai malati non autosufficienti, con
grande danno agli individui e alla collettività – osserva la presidente Breda –. È necessario, invece,
che la Regione e le Asl mettano al primo posto i Livelli essenziali delle prestazioni e smettano di
finanziare spese ulteriori, destinando ai piemontesi in lista di attesa le risorse per nuove
convenzioni Lea. L’assoluta degenerazione del sistema delle Uvg rende necessaria la riforma
dell’intero processo di valutazione: l’obiettivo deve essere costruire piani di cura adeguati, non
togliere i diritti ai piemontesi».

Per ulteriori informazioni: info@fondazionepromozionesociale.it – 345.6749838

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15/9/2026

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