La farsa del rapporto contro Cuba

Lo scorso 20 luglio il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha pubblicato un documento di 107 pagine intitolato “Cuba, la capitale del comunismo del XXI secolo”, che alcuni hanno voluto presentare come un rapporto, ma che in realtà non è altro che la divulgazione delle prossime linee della guerra politica, culturale ed economica che l’imperialismo statunitense metterà in atto nel mondo, a partire dal proprio interno, perseguendo e reprimendo le organizzazioni sociali e politiche di sinistra, proseguendo con le aggressioni contro la Rivoluzione cubana e il suo popolo ed estendendo l’ostilità e le aggressioni a ogni governo, partito, organizzazione e individuo che manifesti solidarietà alla Rivoluzione cubana.

Si tratta di tentare di «giustificare» i 67 anni di strategie fallimentari messe in atto dall’imperialismo per sconfiggere la Rivoluzione, e di inserire nell’agenda politica globale nuove aggressioni che vanno contro i diritti umani, le correnti di sinistra e, in particolare, il comunismo. Il documento è una road map come le tante che gli Stati Uniti hanno pubblicato già da decenni e che ora diffondono per esercitare pressioni sulle forze della destra internazionale e alimentare un cinico nazionalismo di fronte a ciò che osano definire «antiamericanismo».

Il documento si apre con una superba fallacia: nel primo paragrafo afferma quella che si potrebbe definire «l’idea centrale»: «Per quasi sette decenni, il regime cubano ha condotto una campagna sostenuta di sovversione contro gli Stati Uniti. Si tratta di una campagna che si è infiltrata ai livelli più alti del governo degli Stati Uniti, ha reclutato e formato generazioni di attivisti statunitensi, ha sostenuto un’ondata senza precedenti di terrorismo di sinistra sul suolo americano e ha portato avanti una delle infiltrazioni di intelligence straniera più durature e dannose della storia degli Stati Uniti». Non ci vuole molto per notare la falsità di tale affermazione, soprattutto per come il riferimento all’attivismo statunitense sia collegato a ciò che definiscono «terrorismo», e di come Cuba venga incolpata della nascita di movimenti sociali e politici all’interno degli Stati Uniti, negando di fatto le contraddizioni proprie del capitalismo statunitense e gli enormi divari di disuguaglianza e ingiustizia che sono sempre esistiti nella società statunitense, essendo proprio queste contraddizioni la ragione della nascita dell’attivismo, dei partiti politici di sinistra e delle correnti comuniste che al suo interno hanno cercato di porre fine alla disuguaglianza sociale ed economica.

Allo stesso modo, il documento mette in piena luce un tema di estrema rilevanza negli Stati Uniti legato alle lotte della sinistra: il capitolo sei, infatti, è intitolato «La rivoluzione razziale», e ci si può già fare un’idea di cosa tratti: la lotta per i diritti civili, in primo luogo, e poi per il socialismo delle fasce della popolazione nera, la ricerca della costruzione del Potere Nero, il cui esempio ha dato vita a lotte simili in altre parti del mondo, è nuovamente attaccata dall’imperialismo; tuttavia, nel documento non vi è alcun accenno alle cause strutturali del razzismo e della segregazione che opprimono le fasce della popolazione nera nel capitalismo statunitense, e ciò è logico, poiché si è già detto che questo documento è tutt’altro che un rapporto, per cui manca di qualsiasi fonte verificabile, di dati coerenti e della minima argomentazione logica. Ciò che viene presentato è una guida al vero spionaggio: quello dell’imperialismo nei confronti degli attivisti di origine africana, accompagnato dalla costruzione di una narrativa che perpetua lo status quo e ignora qualsiasi autocritica da parte del governo degli Stati Uniti.

Il documento è suddiviso in otto capitoli e il penultimo è particolarmente illuminante: sotto il titolo “Antiamericanismo internazionale”, il Dipartimento di Stato imperialista presenta una narrazione cinica in cui dipinge Cuba come la “colpevole” del rifiuto globale degli Stati Uniti, ma attenzione, tale accusa è legata al titolo del capitolo che parla di un “antiamericanismo”, e questa è un’altra grande menzogna. Non esiste un rifiuto del popolo statunitense che sopravviva nel cuore stesso dell’imperialismo; ciò che invece esiste – e che ovviamente viene negato in questo documento – è la resistenza globale all’imperialismo, e qui non bisogna dimenticare che l’imperialismo è una fase dello sviluppo economico che fa parte del capitalismo; cioè, la resistenza globale non è contro il popolo statunitense, è contro l’imperialismo che invade le nazioni, compie colpi di Stato, assassina militanti di sinistra e comunisti, reprime le lotte nazionali tramite governi fantoccio, finanzia genocidi come in Palestina con le risorse del proprio popolo, impoverisce e colonizza le nazioni, e attua il blocco genocida contro Cuba che dallo scorso gennaio si è inasprito al punto da soffocare il popolo cubano senza curarsi di quante vite si perdano, al solo scopo di conquistare il potere e sottomettere l’isola, ed è contro questo che noi resistiamo nel mondo.

Inoltre, va notato in quello stesso capitolo il riferimento che il Dipartimento di Stato imperialista fa alle relazioni che Cuba ha instaurato con paesi come la Cina, la Russia e l’Iran, e si badi bene che in politica non esistono coincidenze, poiché, proprio da anni, gli Stati Uniti sono impegnati in un processo di confronto con questi paesi, in particolare ora con l’Iran, dove le aggressioni belliche dell’alleanza yankee-sionista hanno portato il mondo sull’orlo di una grande conflagrazione globale. L’interesse per il controllo dei mercati e delle risorse naturali dell’America Latina ha dato il via a un nuovo episodio di conflitto commerciale tra gli Stati Uniti da un lato e Cina e Russia dall’altro, attraverso accuse assurde come quelle esposte nel documento in questione, ma la realtà è più semplice: la perdita di influenza commerciale e di potere politico nella regione ha spinto l’imperialismo statunitense a mettere in atto campagne diffamatorie contro i governi progressisti che hanno stretto alleanze commerciali con la Cina e la Russia, compiendo atti di ingerenza politica durante i processi elettorali, nonché colpi di Stato militari e morbidi, con l’obiettivo di ostacolare i processi di sinistra che si sono sviluppati nella regione, proprio come continuano a fare le destre nazionali con il sostegno imperialista in paesi come Messico, Colombia e Brasile.

Nell’ultima sezione, il documento afferma testualmente: «L’attacco di Cuba contro gli Stati Uniti non è mai stato, in fondo, una disputa sulla politica economica, sulla sovranità o persino sulla proprietà di un territorio specifico. È stata una rivoluzione contro la stessa civiltà occidentale: condotta, in parte, attraverso il metodo innovativo e insidioso di persuadere i figli dell’Occidente a rivoltarsi contro la propria eredità», e questa argomentazione è rivolta alle nazioni occidentali affinché si uniscano all’aggressione militare che attualmente il governo di Donald Trump sta cercando di mettere in atto contro Cuba, così come il documento in generale ha l’obiettivo di risvegliare il nazionalismo più rancido nella società statunitense facendogli credere che Cuba sia un nemico, una strategia che l’imperialismo statunitense ha utilizzato per decenni, creando «un nemico» e cercando di ottenere la coesione della propria popolazione di fronte a un presunto pericolo, poiché, come ha giustamente sottolineato il Ministero degli Affari Esteri di Cuba, il documento non è altro che «un mediocre opuscolo di propaganda», con cui gli Stati Uniti vogliono «giustificare» il proseguimento dell’embargo genocida e una campagna militare contro la Rivoluzione cubana.

Ma su una cosa quel volantino ha ragione: riconosce intrinsecamente che Cuba è un esempio, e sì, lo è per la sua dignità, la sua resistenza e il suo coraggio nell’affrontare l’imperialismo. CUBA NON È UNA MINACCIA, Cuba è stata e continua ad essere una speranza e un esempio del fatto che un altro mondo è possibile per tutta l’umanità.

Fonte: Rebelión

Traduzione: italiacuba.it

3/8/2026 https://italiacuba.it/

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